«Sono stato io». Al termine di un lungo interrogatorio un ventenne di origini egiziane ha confessato di essere stato lui ad abusare sessualmente di un ragazzino di appena 12 anni nel parco dell’Arrivore, nella periferia Nord di Torino.
Il giovane, senza fissa dimora e con precedenti penali per reati contro il patrimonio, è ora accusato di violenza sessuale aggravata. Davanti agli investigatori, nella notte, ha confermato quanto raccontato dal minore, provando a cercare una giustificazione rispetto a quello che aveva fatto: «In quel momento ero sotto l’effetto di droga».
Il ventenne è stato fermato dagli investigatori della squadra mobile della questura di Torino, guidata da Davide Corazzini e dagli agenti del commissariato Barriera Nizza. Secondo quanto emerso e riportato anche dalle agenzie di stampa, il giovane egiziano era sottoposto alla misura dell’obbligo di firma, ma da venerdì scorso, giorno della violenza, non si era più presentato a firmare. Gli agenti si sono messi subito sulle tracce del presunto stupratore dopo il racconto della vittima e la denuncia dei genitori del ragazzino.
La polizia è riuscita a bloccarlo, sempre nella periferia Nord del capoluogo, mentre era a bordo di un monopattino. Da una prima ricostruzione, quel venerdì pomeriggio il ventenne avrebbe provato ad avvicinare il dodicenne proprio con la scusa di fargli fare un giro sul monopattino. Il bambino si trovava nel cortile delle case popolari dove stava giocando con alcuni amici. Con la scusa del monopattino lo avrebbe portato nel parco dell’Arrivore, dove è avvenuta la violenza. Per le indagini si sono rivelate fondamentali anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza del minimarket, dove il ventenne si è recato con il dodicenne dopo la violenza. Secondo il suo racconto, l’aguzzino si sarebbe recato con il ragazzino al supermercato per comprargli una bibita e delle patatine perché, a suo dire, lo vedeva agitato. Una volta usciti dal supermarket il cittadino egiziano si sarebbe allontanato alla vista di alcuni amici del dodicenne. Il bambino è tornato a casa visibilmente scosso e ha raccontato tutto ai genitori che si sono rivolti alla polizia. Il ventenne si trova ora rinchiuso nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino in attesa dell’udienza di convalida del fermo. Le indagini sono coordinate dal pm Eleonora Guerra della Procura torinese. Quanto accaduto nel parco dell’Arrivore ha allarmato cittadini e Istituzioni. Infatti, due giorni fa è stato organizzato anche un presidio in città per condannare la violenza subita dal dodicenne.
Dopo l’arresto e la confessione dell’uomo, sulla vicenda è intervenuto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari: «Il gravissimo episodio di Torino, con un dodicenne vittima di una presunta violenza sessuale, ripropone con forza la necessità di mettere in campo ogni strumento utile per prevenire questi reati e contrastare il rischio di recidiva. La Lega ha chiesto con due ordini del giorno, accolti dal governo, di istituire un tavolo tecnico sulle misure sanitarie e farmacologiche, compreso il blocco androgenico, nei confronti di chi commette reati sessuali, in linea con quanto già si fa in altri Paesi europei. Ora siamo pronti a dare il via al tavolo interministeriale e a passare dagli impegni ai fatti. L’obiettivo è arrivare a un testo di Legge e individuare strumenti concreti, sostenibili sotto il profilo giuridico, medico e scientifico, per impedire che chi ha già commesso questi gravissimi reati torni a colpire. La tutela delle vittime e la prevenzione di nuove violenze devono essere la priorità».
Il vice capogruppo di Fdi alla Camera, Augusta Montaruli e il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, hanno espresso il loro plauso alle forze dell’ordine: «Ringraziamo la questura per il lavoro e continuiamo a chiedere attenzione per le aree della città non controllate, come il parco di strada dell’Arrivore. Come nel caso del minimarket, la polizia di Stato ha assicurato alla giustizia il colpevole, ma insistiamo affinché la città di Torino invii la polizia locale a presidiare i luoghi a rischio per prevenire reati così odiosi».
Montaruli ha preso parte lunedì al presidio che si è svolto a Torino: «Siamo qui come Fratelli d’Italia, ma senza bandiere e senza striscioni, perché riteniamo che quello che è accaduto debba unire tutti nel condannare un atto estremamente odioso, ma soprattutto nel tutelare un minore. Il motivo per cui siamo qua ad attirare l’attenzione con la nostra presenza è dare modo di dare un messaggio preciso alle Istituzioni: questo caso deve essere considerato prioritario perché si tratta di un minore, una persona la cui tutela dei diritti è delegata ad altri».
Proseguono le indagini per accertare la dinamica dei fatti e i motivi per i quali il ventenne avesse trasgredito la misura dell’obbligo di firma. Intanto, i residenti della periferia Nord di Torino chiedono che ci siano più controlli e che venga messa al primo piano la sicurezza di tutti i cittadini, in particolare dei minori e delle fasce più deboli.
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