L’episodio era accaduto la sera del 2 gennaio. Il titolare, un cinquantatreenne del paese, aveva rimproverato un ragazzo di 14 anni che si stava comportando male. Poche ore dopo si era presentata la spedizione punitiva, composta da tre adulti extracomunitari parenti del ragazzino, che avevano picchiato selvaggiamente il barista, per poi dileguarsi prima dell’arrivo dei militari. L’uomo era finito in ospedale con prognosi di 30 giorni per le lesioni riportate ed è ancora sofferente. Decisive per le indagini sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza.
Il mese che sta per chiudersi è stato segnato da numerose aggressioni a titolari o dipendenti di bar, riportate da una cronaca che non può lasciare indifferenti. Il primo giorno dell’anno, poco dopo le 10.30 del mattino, ad Ancona un giovane di 28 anni aggredisce e manda all’ospedale un barista, i due titolari e anche i quattro agenti di polizia che erano intervenuti per fermarlo.
«Non aveva il denaro sufficiente per un caffè e noi ci siamo rifiutati di farglielo» spiegava al Corriere Adriatico Flavio Zoppi, proprietario insieme al fratello Stefano dello storico locale del centro città. Come reazione, l’uomo si è scagliato prima contro gli espositori di dolci e cioccolata sul banco e poi contro i fratelli Zoppi e il barista che cercavano inutilmente di fermarlo. Anche quattro agenti di polizia intervenuti erano rimasti lievemente feriti.
Il 2 gennaio c’era stato il raid punitivo contro il barista di Bienno. Il 3 gennaio altri momenti di paura ad Ancona, quando un trentenne di origini ucraine aggredisce verbalmente la barista di un locale che gli aveva negato un’ulteriore birra a causa dell’evidente stato di alterazione. Agli agenti che gli chiedono i documenti risponde con insulti e tenta anche di schiaffeggiare un poliziotto.
Nella serata del 4 gennaio, un trentenne di nazionalità albanese aveva accoltellato il padre del gestore di un bar a Occhiobello (Rovigo). Ubriaco, stava disturbando i clienti chiedendo insistentemente da bere e il gestore del locale l’aveva invitato ad allontanarsi, ma l’uomo non voleva saperne. Era intervenuto il padre del gestore, 55 anni, che l’aveva accompagnato fuori impedendogli di rientrare.
A quel punto l’albanese aveva estratto un coltello colpendolo con un solo fendente sotto un polmone e si era dato alla fuga. La furia era stata tale che la lama si era spezzata, rimanendo incastrata nella ferita. L’uomo, in pericolo di vita, venne operato, l’albanese arrestato con l’accusa di tentato omicidio.
Il 5 gennaio a Levanto (La Spezia) un anziano di 85 anni a metà pomeriggio era entrato in un bar del centro e poco dopo, impugnando un grosso coltello da cucina, sferrava una coltellata a un ottantenne seduto a uno dei tavoli. Il titolare era subito accorso ma prima di riuscire a prendergli il coltello era stato ferito al collo. «Non sono riuscito a togliermi la vita, voglio ammazzare qualcuno qui dentro», aveva detto l’anziano prima di colpire un suo coetaneo, per fortuna protetto dal giubbotto che indossava.
Sempre il 5 gennaio, un trentaquattrenne di Paliano (provincia di Frosinone), nel tardo pomeriggio prende di mira la barista e il gestore di un locale, rovescia tavoli e sedie, danneggia gli arredi e quando arrivano i carabinieri si scaglia pure contro di loro.
L’8 gennaio nel centro di Cagliari, un venticinquenne disoccupato e già noto alle forze dell’ordine aggrediva un dipendente di 16 anni di un bar che era intervenuto per allontanarlo. Stesso copione, l’uomo molestava i clienti ma quando gli è stato detto di andarsene ha reagito sferrando un pugno in faccia al ragazzo, ferendolo all’occhio. Sui social si leggono commenti indignati di cittadini che protestano perché l’aggressore sarebbe sempre in circolazione.
Nella notte del 14 gennaio, la barista di un locale lungo la provinciale 58 che collega Rosà a Cartigliano, nel Vicentino, è stata vittima di una violenta aggressione mentre stava chiudendo il locale. Minacciata con un martello mentre stava chiudendo, si è vista sottrarre l’incasso della serata però per fortuna, a parte l’enorme spavento, è rimasta incolume.
Alle 7 di mattina del 22 gennaio, a Modena un trentunenne di origine tunisina entra in bar con un machete di 40 centimetri tra le mani. È in stato confusionale, dice cose incomprensibili e minaccia la barista che mantiene i nervi saldi, prende in mano il cellulare e compone alla svelta il 112. Il 24 gennaio, il giovane titolare di un bar di Schiavonea, località balneare in provincia di Cosenza, viene inseguito e aggredito.






