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2026-02-18
Maranza e spray: panico in discoteca
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Ieri notte in una nota discoteca vicino a Campobasso, il Blue Note, mentre era in corso una festa di carnevale con centinaia di ragazzini intenti a ballare sulle note del rapper Rrari dal Tacco, due giovani tunisini hanno utilizzato in pista una bomboletta di spray al peperoncino per creare il caos tra la folla e agire indisturbati strappando collanine e prelevando portafogli dalle tasche di chi stava fuggendo. La sostanza è stata spruzzata in pista e ha colpito direttamente alcune adolescenti che hanno cominciato a tossire e a sfregarsi gli occhi per il bruciore improvviso, in un attimo la paura ha preso il sopravvento e i ragazzi sono fuggiti in tutte le direzioni con il rischio di calpestarsi e rimanere schiacciati, se non avessero trovato le uscite di sicurezza aperte e ben indicate.
I sanitari del 118 e i vigili del fuoco intervenuti sul posto, oltre a quelli direttamente colpiti dalla sostanza, hanno trovato molti giovani in stato di forte ansia e anche per loro sono state necessarie azioni di soccorso. Poco distanti dalla discoteca i due responsabili sono stati fermati mentre si dirigevano a piedi verso Campobasso, riconosciuti dai carabinieri grazie alla descrizione fornita da chi era presente nel locale. Si tratta di due maggiorenni di nazionalità tunisina, uno dei quali residente a Campobasso, già destinatario di un Daspo urbano nel capoluogo molisano.
Entrambi sono stati denunciati, nei loro confronti è stato emesso un secondo Daspo ma, ovviamente, sono rimasti a piede libero e difficilmente si allontaneranno dal territorio spontaneamente o smetteranno per questo di commettere atti violenti. Che non si sia trattato di un gesto fine a se stesso, ma di un modo per poter rapinare i presenti approfittando del caos è stato subito chiaro: appena finita l’emergenza, infatti, alcuni giovani che erano in pista si sono accorti di essere stati derubati.
«Non è possibile che soggetti già destinatari di provvedimenti come il Daspo rimangano liberi di mettere in pericolo i nostri figli, che vogliono solo divertirsi», hanno protestato i genitori dei ragazzi soccorsi parlando ai quotidiani locali. «I nostri figli rischiano di essere aggrediti o derubati in qualsiasi luogo. Non siamo razzisti, ma chi delinque deve essere allontanato».
Il metodo dello spray urticante, purtroppo, sta davvero prendendo piede e non solo a Capobasso. Appena qualche giorno fa a Vigevano, in provincia di Pavia, grazie alle bombolette acquistabili in qualsiasi tabaccheria, un ventunenne di origine tunisina, irregolare, ha messo a segno due rapine in due giorni prima di essere fermato. In entrambi i casi le vittime erano donne, assalite in pieno giorno mentre stavano salendo sulla propria auto: il tunisino si è avvicinato ha spruzzato lo spray per stordirle, le ha spintonate facendole cadere a terra per poi rubare i loro effetti personali tra cui bancomat e prepagate. Qualche ora dopo la seconda rapina il giovane è stato individuato dalle forze dell’ordine mentre cercava di far funzionare presso uno sportello automatico una delle carte e in tasca teneva ancora la bomboletta appena utilizzata.
Sempre la scorsa settimana a Verona è stato arrestato un cittadino marocchino di diciotto anni che aveva rubato alcuni capi di abbigliamento da un negozio nascondendoli nello zaino. Vistosi scoperto ha prima tentato di fuggire e poi di aggredire, con lo spray urticante, il personale che lo aveva raggiunto e che cercava di farsi riconsegnare la merce.
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Daspo e denuncia per due tunisini che hanno creato il caos al Bluenote di Ripalimosani (Campobasso). Soccorsi i giovani travolti dal fuggi fuggi causato da una bomboletta.Lo spray urticante usato come un’arma, per creare il panico e mettere in atto furti e rapine. E se ti beccano? Te la cavi con un Daspo urbano, che nessuno fa rispettare, e sei libero come prima. Sembra questo uno dei nuovo trend utilizzati dai maranza, per nuocere al prossimo senza rischiare più di tanto con la giustizia.Ieri notte in una nota discoteca vicino a Campobasso, il Blue Note, mentre era in corso una festa di carnevale con centinaia di ragazzini intenti a ballare sulle note del rapper Rrari dal Tacco, due giovani tunisini hanno utilizzato in pista una bomboletta di spray al peperoncino per creare il caos tra la folla e agire indisturbati strappando collanine e prelevando portafogli dalle tasche di chi stava fuggendo. La sostanza è stata spruzzata in pista e ha colpito direttamente alcune adolescenti che hanno cominciato a tossire e a sfregarsi gli occhi per il bruciore improvviso, in un attimo la paura ha preso il sopravvento e i ragazzi sono fuggiti in tutte le direzioni con il rischio di calpestarsi e rimanere schiacciati, se non avessero trovato le uscite di sicurezza aperte e ben indicate.I sanitari del 118 e i vigili del fuoco intervenuti sul posto, oltre a quelli direttamente colpiti dalla sostanza, hanno trovato molti giovani in stato di forte ansia e anche per loro sono state necessarie azioni di soccorso. Poco distanti dalla discoteca i due responsabili sono stati fermati mentre si dirigevano a piedi verso Campobasso, riconosciuti dai carabinieri grazie alla descrizione fornita da chi era presente nel locale. Si tratta di due maggiorenni di nazionalità tunisina, uno dei quali residente a Campobasso, già destinatario di un Daspo urbano nel capoluogo molisano.Entrambi sono stati denunciati, nei loro confronti è stato emesso un secondo Daspo ma, ovviamente, sono rimasti a piede libero e difficilmente si allontaneranno dal territorio spontaneamente o smetteranno per questo di commettere atti violenti. Che non si sia trattato di un gesto fine a se stesso, ma di un modo per poter rapinare i presenti approfittando del caos è stato subito chiaro: appena finita l’emergenza, infatti, alcuni giovani che erano in pista si sono accorti di essere stati derubati.«Non è possibile che soggetti già destinatari di provvedimenti come il Daspo rimangano liberi di mettere in pericolo i nostri figli, che vogliono solo divertirsi», hanno protestato i genitori dei ragazzi soccorsi parlando ai quotidiani locali. «I nostri figli rischiano di essere aggrediti o derubati in qualsiasi luogo. Non siamo razzisti, ma chi delinque deve essere allontanato».Il metodo dello spray urticante, purtroppo, sta davvero prendendo piede e non solo a Capobasso. Appena qualche giorno fa a Vigevano, in provincia di Pavia, grazie alle bombolette acquistabili in qualsiasi tabaccheria, un ventunenne di origine tunisina, irregolare, ha messo a segno due rapine in due giorni prima di essere fermato. In entrambi i casi le vittime erano donne, assalite in pieno giorno mentre stavano salendo sulla propria auto: il tunisino si è avvicinato ha spruzzato lo spray per stordirle, le ha spintonate facendole cadere a terra per poi rubare i loro effetti personali tra cui bancomat e prepagate. Qualche ora dopo la seconda rapina il giovane è stato individuato dalle forze dell’ordine mentre cercava di far funzionare presso uno sportello automatico una delle carte e in tasca teneva ancora la bomboletta appena utilizzata.Sempre la scorsa settimana a Verona è stato arrestato un cittadino marocchino di diciotto anni che aveva rubato alcuni capi di abbigliamento da un negozio nascondendoli nello zaino. Vistosi scoperto ha prima tentato di fuggire e poi di aggredire, con lo spray urticante, il personale che lo aveva raggiunto e che cercava di farsi riconsegnare la merce.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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