sparatoria rogoredo

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Indagano altri poliziotti
La polizia scientifica sul luogo della sparatoria avvenuta lo scorso 26 gennaio a Milano Rogoredo (Ansa)
Svolta sulla morte del marocchino pusher a Milano. Oltre all’agente che ha sparato al clandestino durante un controllo antidroga, anche quattro colleghi sono inquisiti per favoreggiamento e omissione di soccorso. I violenti di Askatasuna invece sono sereni.

L’inchiesta sulla morte del pusher marocchino Abderrahim Mansouri al boschetto di Rogoredo si allarga. Al centro non c’è più soltanto lo sparo, ma ciò che è stato riferito nelle ore immediatamente successive all’intervento. La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati quattro poliziotti, contestando la ricostruzione dei fatti fornita a caldo. Le accuse ipotizzate sono favoreggiamento personale e omissione di soccorso. Tre degli agenti erano intervenuti poco prima per un altro controllo nella stessa area, il quarto si trovava alle spalle del collega che ha esploso il colpo. Per tutti sono stati notificati inviti a comparire in vista degli interrogatori dei prossimi giorni.

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Rogoredo, confermata la versione del poliziotto che sparò il 26 gennaio
Ansa
Per i fatti del 1° febbraio, invece, indagati tutti i presenti, non solo chi ha aperto il fuoco.

Novità sulla sparatoria avvenuta a Rogoredo il 26 gennaio in cui è stato ucciso Abderrahim Mansouri: l’autopsia confermerebbe la versione dell’agente: «Si conferma che la distanza di sparo è ben superiore ai 25 metri (il poliziotto aveva dichiarato 20 metri) e che il proiettile entra a livello temporoparietale destro con andamento verso la parte posteriore del cranio, ma senza uscire. Tali considerazioni risultano compatibili con uno sparo quando il poliziotto si trovava di fronte al marocchino». Lo ha comunicato l’avvocato Pietro Porciani, legale dell’agente Carmelo Cinturrino, indagato per omicidio volontario di Mansouri.

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