Anche se l’Associazione nazionale magistrati non pubblica i suoi bilanci, c’è chi, nel sindacato delle toghe, non fa mancare i rilievi e denuncia l’opacità di alcune operazioni. È il gruppo di giudici e pm riuniti sotto le insegne di Articolo Centouno i cui rappresentanti dentro l’Anm non le mandano certo a dire.Mentre il governo invoca trasparenza sui finanziamenti versati da migliaia di cittadini al comitato «Giusto dire No», praticamente una costola dell’Anm, e l’opposizione denuncia schedature e liste di proscrizione, noi siamo andati a recuperare su Radio Radicale il dibattito del 12 luglio 2025 legato all’approvazione del bilancio del 2024 dell’Anm.
In quell’afosa giornata il giudice Nadia Ceccarelli prende la parola a nome di Articolo Centouno e, suscitando il fastidio di molti, esprime un giudizio che vale la pena di riportare.
Nel primo intervento, la toga elenca i dati che abbiamo pubblicato ieri, vale a dire un buco di bilancio di 589.000 euro, l’erosione di quasi 600.000 euro dal saldo contabile, causata dall’organizzazione del congresso nazionale («che è diventato un evento mondiale, a quanto pare, considerato quanto è costato», è il commento ironico della Ceccarelli) e cita testualmente le critiche mosse dai revisori alla gestione dei fondi dell’associazione, destinati più agli «investimenti speculativi» (per cui il gruppo propone di stabilire un limite massimo) che alle «attività assistenziali e di sostegno agli aderenti all’Anm», particolarmente urgenti «in caso di gravi eventi e patologie». Le parole della Ceccarelli vengono pronunciate tra brusii e proteste, ma il giudice conclude la lettura del documento senza preoccuparsene.
La conclusione è scontata: «Articolo Centouno vota contro l’approvazione del bilancio e non ho intenzione di dimettermi», annuncia con tono fermo la Ceccarelli. «Il nostro è un voto di carattere politico perché il bilancio contiene spese del tutto irragionevoli, benché veritiere in quanto riscontrate dalla documentazione allegata». Il suo j’accuse non si arresta: «Sono anni che si fa passerella vuota, la campagna referendaria è solo l’ennesimo pretesto. Sono anni che non si fa vera tutela sindacale a favore dei soci in malattia o dei soci sottoposti a procedimenti disciplinari, sono anni che si calpestano le prerogative della minoranza», denuncia la donna. E fa un esempio: «Abbiamo chiesto 200 euro di rimborso per un volo aereo acquistato da Andrea Reale (altro esponente di Articolo Centouno, ndr) per andare a parlare con il ministro della Giustizia ed è stato negato dicendo che era andato a titolo personale». Il giudizio finale è definitivo: «Questo bilancio riflette un’Anm antidemocratica».
Accuse forti che scatenano la reazione delle toghe progressiste, anche se il bilancio viene approvato pure dalle altre correnti (l’Anm è guidata da una sorta di governissimo o Grande coalizione).
L’ex presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, secondo quelli di Articolo Centouno, avrebbe chiesto alla nuova giunta informazioni su chi lo avesse accusato di mala gestio. E allora il compagno di banco della Ceccarelli nel Consiglio direttivo centrale del sindacato, il già citato Reale, si mette al pc e scrive alle toghe progressiste presenti nella vecchia Giunta esecutiva centrale, le più arrabbiate per le accuse del gruppo di colleghi anticorrenti e domanda loro se abbiano letto il verbale dei revisori dei conti dell’Anm, dove si faceva riferimento al buco di bilancio e lo si valutava ripianabile non prima di quattro anni.
«Come interpretate queste affermazioni “infamanti"?», chiede provocatoriamente Reale ai colleghi, che sostengono di avere sempre condiviso «le più significative decisioni in materia di spesa» nel parlamentino dell’Anm.
Reale non ci sta: «Ma davvero? Quindi noi di Articolo Centouno abbiamo dormito durante tutte le riunioni?», scrive. E chiede la prova di questa condivisione di informazioni. Le domande non sono terminate: «Vi sembra sufficiente come giustificazione della “perdita” (collegio dei revisori dixit!) dire che gli accantonamenti ammontano a 1.700.000,00 euro? In che termini pensate che le affermazioni dei revisori dei conti o di qualche rappresentante dell’Anm, sul bilancio 2024, possano dirsi infamanti e come pensate di agire nei loro confronti: civilmente, penalmente, disciplinarmente, deontologicamente, amministrativamente?».
Di fronte a questa raffica di quesiti non risponde nessuno e, allora, Reale, dopo quattro giorni, manda un’altra mail («Essendo rimaste inevase le domande…») intitolata «Bilancio: in rosso? Chi dice falsità» e vi inserisce ulteriori informazioni e dati imbarazzanti. Per esempio ricorda la voce del bilancio «Contributi e liberalità» che ha registrato un «aumento del 30,97% (da 67.800 euro a 88.800 euro)»; l’importo del compenso dell’addetto stampa (cresciuto del 101% da 52.000 euro a 103.500); gli 85.400 euro destinati a una società di consulenza che è stata chiamata, senza gara (i revisori hanno espressamente consigliato di farle), a dare i giusti suggerimenti su come ritoccare il contratto con il broker assicurativo dell’Anm (cambiato di lì a poco su consiglio di un altro consulente).
Per Articolo Centouno si tratterebbe di una spesa folle, mentre l’Anm ha sostenuto che il vecchio broker, grazie all’intervento del consulente, avrebbe formulato un’offerta migliorativa che si sarebbe tradotta in un risparmio di spesa per i soci assicurati di 567.000 euro.
A proposito di questo affidamento, Reale precisa con La Verità: «Abbiamo appreso della consulenza soltanto in sede di approvazione del bilancio. Abbiamo chiesto le ragioni e abbiamo ritenuto sproporzionato l’importo rispetto all’attività svolta (studio sullo stato ed andamento delle polizze assicurative collettive). Secondo noi è stata una cifra davvero esorbitante».
Ma la diatriba tra il suo gruppo e l’Anm non è finita l’estate scorsa. I rappresentanti di Articolo Centouno si sono opposti anche alla discesa in campo del sindacato nella campagna referendaria: «A proposito di spese esagerate, l’Anm ha devoluto 800.000 euro in favore del comitato referendario e per noi si tratta di una cifra eccessiva, anche perché sono soldi pure di quella parte, magari minoritaria, di magistrati che o non vuole votare o vuole votare sì o che comunque non condivide affatto la costituzione del comitato. Noi abbiamo sempre avuto il dubbio che tale iniziativa esponesse l’Anm all’esterno come un soggetto politico. E i fatti ci stanno dando ragione», conclude Reale.



