Sul diritto d’asilo l’Ue segue Roma
migranti (Ansa)

Il Patto Ue su migrazione e asilo è entrato pienamente in applicazione da appena tre mesi e già una parte consistente dei governi vuole rimetterci mano.

La riunione a Monaco per la revisione del Patto UE

Oggi a Monaco, infatti, circa 18 Paesi europei, compresi alcuni non membri dell’Ue come il Regno Unito, discuteranno una possibile revisione delle nuove regole. A convocarli è stato il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt. E, secondo un documento riservato visionato da Euractiv, l’obiettivo è chiedere alla Commissione di Ursula von der Leyen un pacchetto legislativo di «semplificazione» entro la metà del 2027.

Intelligenza artificiale e semplificazione delle procedure

Tra le ipotesi sul tavolo ce n’è anche una destinata a far discutere: usare l’Intelligenza artificiale nelle procedure d’asilo. Non per decidere automaticamente chi abbia diritto alla protezione, beninteso, ma per svolgere il servizio di interpretariato durante l’esame delle richieste. Per farlo, i governi europei intendono creare una base giuridica specifica all’interno del Patto.

Il resto del pacchetto va nella stessa direzione: rendere più rapide e meno macchinose le procedure. I Paesi convocati da Dobrindt discuteranno la possibilità di semplificare l’esame delle domande d’asilo e di revocare più facilmente lo status di protezione in alcuni casi, compresi quelli che riguardano autori di reati gravi, procedendo poi al rimpatrio. Tra le proposte da discutere ci sono anche uno screening più snello alle frontiere e un ampliamento di Eurodac, la banca dati europea sull’immigrazione, per includere più informazioni raccolte durante i controlli.

L’influenza delle linee guida del governo italiano

Il dato politico più immediato ed evidente è che molte capitali europee si stanno orientando proprio verso le linee guida sulle quali insiste da tempo il governo italiano. Giorgia Meloni ha puntato sia sul rafforzamento del principio del «Paese terzo sicuro», per accelerare procedure e rimpatri, sia sulla possibilità di trasferire fuori dall’Unione una parte della gestione degli irregolari (i cosiddetti «hub extraterritoriali»). A giugno, insieme con il premier danese, Mette Frederiksen, aveva promosso una lettera firmata da altri 17 leader europei per accelerare l’attuazione delle nuove regole sui rimpatri e incoraggiare la creazione di hub nei Paesi terzi.

Verso gli hub extraterritoriali e i prossimi vertici

Su questo fronte, intanto, alcuni governi si sono già mossi. Germania, Austria, Danimarca, Grecia e Paesi Bassi hanno concordato all’inizio di settembre una tabella di marcia e un modello comune per i cosiddetti «return hub», strutture fuori dall’Ue dove trasferire gli immigrati irregolari in attesa dell’espulsione. L’obiettivo dichiarato è arrivare ai primi trasferimenti entro il 2027.

La riunione di Monaco, peraltro, potrebbe essere soltanto il primo passo di una revisione più profonda. La prossima settimana, infatti, i ministri dell’Interno dell’Ue si ritroveranno in Lussemburgo e prepareranno il vertice europeo di ottobre, nel quale le politiche migratorie saranno centrali. Segno che, per fermare l’invasione di massa dell’Europa, ogni palliativo non rappresenta altro che una grande perdita di tempo.

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