Ha esercitato una funzione di controllo, che il suo ruolo richiede, e Marco Schiesaro si sente con la coscienza a posto. Bersaglio di critiche per non aver concesso la cittadinanza a una marocchina che non parla la nostra lingua, il sindaco leghista di Cadoneghe (Comune del Padovano), semmai è sconcertato che si possa far giurare di essere fedele alla Repubblica, di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato «a chi nemmeno capisce l’italiano».
La vicenda è nota, lunedì 21 settembre quattro stranieri partecipavano alla cerimonia, fissata in Comune alle 17, ma solo tre hanno ricevuto la cittadinanza. «Erano tutte donne, una brasiliana, una iraniana, una moldava e una marocchina», racconta Schiesaro alla Verità. «La sala, aperta al pubblico, era gremita di amici e parenti delle signore e, come sempre faccio prima che si presti il giuramento, a chi sta per diventare cittadino italiano chiedo di presentarsi e di raccontare qualche cosa di sé».
È una maniera per rendere più viva e partecipe la cerimonia, spiega il sindaco, inoltre aiuta a vincere l’inevitabile emozione. L’atto prende il via con la moldava e l’iraniana, che si raccontano e poi prestano giuramento, con tanto di foto finale mentre ricevono una copia della Costituzione italiana. La terza donna «è una marocchina, che dai documenti inviati dalla prefettura di Padova risulta con un permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato nel 2008. Le dico: “Buongiorno signora, come sta?”. Non ottengo risposta, sarà l’emozione penso. Cerco di metterla a suo agio, scena muta. Passo allora alla celebrazione dell’atto, ma la signora prende in mano un foglio e dice “giuro di essere fedele alla Repubblica”. Allora intervengo: no qui c’è scritto oggi 21 settembre. Non riesce a leggere il verbale del giuramento. Le chiedo come sta e lei mi risponde “Riad”. Si fa avanti l’uomo che l’accompagnava, che scopro essere il figlio, allontana con il braccio la donna e mi dice “Parli con me, rispondo io per lei ” perché la sua mamma non parla italiano. Non è possibile, dico, il giuramento è un atto individuale, importante».
Ne parla ancora con indignazione il sindaco di Cadoneghe, che ha sospeso la consegna formale della cittadinanza alla signora, sposata con un marocchino naturalizzato nel 2019, e ha concluso la cerimonia con la donna brasiliana. Celebra una quindicina di giuramenti al mese, sono tutti momenti vissuti con grande consapevolezza: «Non è possibile che chi vuole essere italiano non abbia imparato la nostra lingua, la signora aveva bisogno dell’interprete per capire che cosa dicevo», esclama. Il Pd è subito insorto, i dem Lucia Vettore, Enrico Nania e Cinzia Valentini hanno inviato una pec al prefetto, Giuseppe Forlenza, nella quale chiedono «se il sindaco Schiesaro abbia comunicato a codesta prefettura in forma scritta le motivazioni del suo operato, se rientra fra le competenze l’accertamento delle competenze linguistiche e se una sospensione priva di idonea base giuridica possa pregiudicare la posizione della persona interessata».
Il diretto interessato replica che grave sarebbe stato se non avesse esercitato attività di controllo. «Ho il dovere di verificare tutte le procedure», puntualizza. «I cittadini vogliono che il sindaco faccia il sindaco, che ci sia giustizia e rispetto della legge. Come fanno ad accettare che uno si dichiari italiano se nemmeno parla la nostra lingua, come la signora che dice di vivere da più di vent’anni nel nostro Paese e si esprime solo in arabo?».
Schiesaro ha chiesto alla prefettura di verificare se la pratica di cittadinanza della signora è corretta. Vuole almeno capire come mai, visto che tra i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, che ha sostituito la carta di soggiorno per cittadini stranieri, c’è l’aver superato un test di conoscenza della lingua italiana, la signora invece dimostra di non spiccicare una parola. L’avvocato Giovanni Barbariol, referente di Asgi Veneto, l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (quella che ha definito «luoghi patogeni» i Cpr, incoraggiando il rilascio da parte dei medici di certificati di non idoneità a migranti che vanno rimpatriati), ha dichiarato: «Chi è in possesso di un permesso di soggiorno cosiddetto “indeterminato” è esentato dalla prova della lingua, perché a sua volta era condizione per l’ottenimento di tale permesso».
Se era condizione, allora perché la marocchina non parla l’italiano? «Anche se la prefettura dovesse rispondere che è una lunga soggiornante esentata dalla conoscenza della lingua e che bisogna fissare un’altra data per darle la cittadinanza, non sarò io a farle fare il giuramento», assicura il combattivo sindaco, che nel settembre del 2020 aveva filmato 165 banchi a rotelle mentre venivano scaricati davanti a una scuola media del suo Comune. «Questa è una vergogna nazionale», protestò, assicurando che sarebbero stati rispediti al mittente.
Oggi dice: «Delegherò un tecnico perché, a mio avviso, le norme vanno riviste. Mi sono preso la responsabilità di denunciare una procedura. Se un documento attesta che sai leggere e parlare, questo dovrebbe bastare anche contro l’evidenza. Ma non si diventa cittadini italiani in questo modo».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >