Due giorni a Ceuta, per verificare di persona la situazione nella città automa spagnola. Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fratelli d’Italia, era nella delegazione del gruppo Conservatori e Riformisti europei (Ecr) che non si è fidata delle rassicurazioni del premier Pedro Sánchez e, assieme allo spagnolo Diego Solier, al finlandese Sebastian Tynkkynen e ai francesi Marión Maréchal e Nicolas Bay, ha voluto vedere come vivono la crisi migratoria gli abitanti e le forze dell’ordine, a quasi due mesi dall’invasione sulla costa africana.
«Quanto sta accadendo a Ceuta fa pensare una sola cosa, questo non può essere il destino dell’Europa, non può essere il futuro delle nostre giovani generazioni», è stato uno dei sui post su Fb. Che cosa l’ha colpita di più?
«I tanti migranti che ancora circolano per strada. Le persone ammassate nelle baracche costruite sulle spiagge. Madrid dichiara che sono rimasti circa 3.000 clandestini, noi ne abbiamo visti di più solo in due ore, quindi quello del governo spagnolo non è un dato reale. Gli abitanti, i poliziotti parlano di un numero ben più alto, 15.000 forse 20.000 persone. Sono migranti giovani, quasi tutti maschi».
Avete visitato anche le strutture predisposte per l’accoglienza?
«No, siamo andati solo sulle spiagge ancora invase e dove la situazione è più critica. Il cibo che viene distribuito viene anche rubato e c’è chi improvvisa bancarelle per venderlo. Nelle strade, soprattutto vicino alla costa, è difficile incontrare residenti. Si avverte la paura».
Gli abitanti, oltre a segnalare problemi di sicurezza, lamentano sui giornali locali raduni con musica, canti e balli, schiamazzi che impediscono alle famiglie di dormire. Ha raccolto testimonianze dirette?
«Sono esasperati e preoccupati. La situazione è molto più tragica di come la presenta Madrid. E c’è rabbia per tempi di ritorno alla normalità che sembrano lunghissimi, mentre i problemi non si risolvono. Pensiamo solo alla questione rifiuti, quindi igiene e salute pubblica. La vicepresidente di Ceuta, Kissy Chandiramani, ha spiegato di aver fatto una stima del lavoro di pulizia che sono costretti a fare da due mesi, è come se ci fossero 23.000 utenze in più che ogni giorno lasciano immondizia».
La città autonoma le è sembrata Spagna, così ridotta?
«Per gli spagnoli che ci vivono, è un’invasione. Chiedono all’Europa di non abbandonarli».
Il coordinatore unico della crisi migratoria, Ángel Víctor Torres, afferma che Ceuta non diventerà un Ceti, un Centro di detenzione temporanea per immigrati su larga scala, e che i campi che verranno allestiti saranno temporanei, ma gli immigrati, sostiene, «non possono essere rimpatriati dall’oggi al domani». Intanto, si moltiplicano le tende.
«Chandiramani ci ha detto che il Marocco da qualche giorno ha riaperto la frontiera per chi vuole rientrare volontariamente, però il governo spagnolo non sta facendo nulla per rimpatriare i migranti entrati illegalmente a Ceuta. La vice presidente della città autonoma chiede norme straordinarie, per questa situazione eccezionale, altrimenti seguendo ogni singola pratica burocratica i tempi saranno infiniti».
Il 17 settembre, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla crisi migratoria di Ceuta. Il testo, che ne attribuisce la responsabilità alla politica di regolarizzazione dei migranti del governo spagnolo, è passato grazie ai voti di Ecr, di Patrioti per l’Europa e di Europa delle Nazioni sovrane. La vostra missione rientra nella richiesta di maggiore protezione delle frontiere esterne dell’Ue?
«Sì, perché oltre alla verifica sul campo, con relazione che presenteremo a Bruxelles, poi controlleremo quanto sarà fatto a livello europeo, dopo il nostro voto di condanna di quanto sta accadendo nell’exclave e soprattutto della politica immigrazionista di Sánchez. Speriamo che quanto prima Vox e il Partito popolare vincano le elezioni e così, anche in virtù dell’importante rapporto tra Santiago Abascal e Giorgia Meloni, cambi la politica sulla migrazione clandestina. Ceuta è Spagna, Spagna è Europa e i confini europei dobbiamo difenderli».
Lei ha detto che quella di Ceuta è un’aggressione ai nostri confini causata da chi non vuole gestire l’immigrazione clandestina.
«Ci auguriamo che diventi realtà anche in Spagna il modello del centrodestra italiano, quella che in Europa abbiamo chiamato “la maggioranza Giorgia”, contro la deriva immigrazionista dei socialisti. Il problema vero non è tanto o soltanto chi arriva sulle nostre coste, e chi compie l’aggressione, ma la politica di sinistra, in Spagna di Sánchez, in Italia di Elly Schlein che del premier si definisce la migliore alleata in Europa, che finisce per supportare queste azioni. O non le contrasta».
Ceuta, assieme a Melilla, sono le uniche due frontiere terrestri dell’Ue in Africa.
«E chi entra in Europa può muoversi liberamente. Per questo in Parlamento chiederemo un’attenzione straordinaria sulla difesa dei confini. La leale cooperazione tra i singoli Stati in questo momento è minata dalle politiche di regolarizzazione che ha fatto Sánchez. Il risultato è stato l’invasione di Ceuta».
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