Già nel 2023 i dottori disobbedienti teorizzavano la «resistenza civile»

È partita ufficialmente nel 2023 a Torino la campagna dei medici contro l’ingresso degli irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio, giocata a suon di certificati prestampati. E non è stata una partenza camuffata. La location era di tutto rispetto, di quelle in cui ti aspetteresti un dibattito istituzionale a più voci su un tema tanto serio, invece che il kick off di una propaganda finita poi al centro di un’inchiesta per falso ideologico, interruzione di pubblico servizio e con l’ipotesi della associazione a delinquere.

Siamo nell’aula Magna dell’università di Torino, è il 19 ottobre del 2023 e in programma c’è un convegno dal titolo inequivocabile: «Cpr: sorvegliare e punire. Proposte di resistenza civile per l’ambito medico e non solo». Al tavolo dei relatori siedono Nicola Cocco – l’infettivologo indagato dalla Procura di Ravenna nell’inchiesta sui falsi certificati – in rappresentanza della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), Maurizio Veglio in rappresentanza dell’Associazione italiana studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), Teresa Florio della rete Mai più lager – No ai Cpr, con accanto – e qui comincia l’aspetto più interessante – una serie di professori dell’università degli studi di Torino, chiamati a dare il suggello accademico alla giornata.

Tra questi figurano Roberto Beneduce, docente di antropologia medica presso il dipartimento di cultura, politica e società di Unito (nonché rappresentante dell’associazione torinese impegnata nell’ambito della salute dei migranti Frantz Fanon), Claudio Sarzotti, professore ordinario di filosofia del diritto del dipartimento di Giurisprudenza Unito, e Michele Miravalle, professore associato. E non manca nemmeno la benedizione dell’amministrazione comunale, considerato che, tra gli interventi di spicco, è previsto quello di Monica Gallo, all’epoca Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Torino.

Certo il tema dei Cpr è particolarmente caldo: appena un mese prima è stato approvato il decreto legge 124 del 19 settembre 2023 dedicato alle politiche per l’immigrazione, che tra le altre cose ipotizza un aumento dei centri di rimpatrio su territorio nazionale e, certamente, l’università è, per sua natura, un luogo di dibattito. Dunque niente di cui meravigliarsi. Se non fosse che, in una delle slide presentate durante la giornata – e immortalate con orgoglio dai promotori dell’iniziativa – campeggia (con ben tre anni di anticipo) il titolo «Certificazione di non idoneità alla vita delle persone alla vita nei Cpr: una proposta di campagna civile per i medici». Facile immaginare come, a seguire, proprio in quel convegno siano state presentate le linee guida dell’ostruzionismo organizzato, oggetto oggi dell’inchiesta di Ravenna e che poi ha trovato la sua forma concreta nell’ormai noto certificato prestampato per la non idoneità, messo a disposizione dei medici certificatori da Simm e Asgi.

«Un enorme grazie a chi ha contribuito, organizzando e partecipandovi, alla riuscita dell’evento tenutosi ieri nell’Aula Magna dell’università di Torino. Grazie alla Società italiana di medicina delle migrazioni, ai Dipartimenti di giurisprudenza e di cultura, politica e società dell’università degli studi di Torino e all’Associazione Frantz Fanon, che hanno organizzato insieme a noi l’incontro, che ha permesso il confronto di riflessioni e pratiche di resistenza in materia di Cpr e detenzione amministrativa, tra accademic*, dottor*, psicolog*, legal* e attivist*. Il risultato è stata un’unanime denuncia, dalle varie angolazioni, di quanto accade nei Cpr, con la ferma convinzione che l’unica risposta possa essere quella della loro definitiva abolizione», scrivevano il giorno dopo sui social gli organizzatori con messaggi Facebook ancora oggi in chiaro.

E poi il solito refrain del granello di sabbia: «La strada indicata verso questo obiettivo è quella della resistenza diffusa e del “granello di sabbia”, che ciascun individuo è chiamato a inserire nell’ingranaggio attraverso la diffusione della consapevolezza sul tema e soprattutto attraverso piccoli e grandi atti di disobbedienza civile», aggiungevano fieri.

«In particolare, a ciò sono stat* chiamat* operatori e operatrici che si trovino in qualche modo a essere coinvolt* nel funzionamento dei Cpr e dei luoghi di detenzione amministrativa, a cominciare da dottori e dottoresse cui sia richiesto di certificare l’idoneità delle persone alla vita nei Cpr, affinché considerino in coscienza, e secondo le loro regole deontologiche, l’atrocità e la violenza del luogo e quindi l’inidoneità di chiunque a esservi rinchiuso», proseguivano ancora.

Per concludere con un appello alla partecipazione: «Saremo presto a informarvi meglio circa questa nuova campagna, che condurremo con l’aiuto di Simm e Asgi. Intanto chiediamo a professionist* e student* dell’ambito medico e della psicologia, oltre che a operatori del settore, di unirsi in questa nuova avventura scrivendoci a [email protected] per maggiori informazioni sulla campagna».

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