Chissà se, fuori dalla ristretta cerchia di medici e militanti, qualcuno si è letto le raccomandazioni finali del diciottesimo congresso nazionale della Simm. Io fino a ieri non le avevo lette, anche perché ho appreso dell’esistenza della Società italiana di medicina delle migrazioni solo poche settimane fa.

Prima che la Procura di Ravenna indagasse sulla presunta associazione a delinquere di un gruppo di infettivologi, accusati di certificare il falso per impedire che gli extracomunitari destinati all’espulsione fossero trattenuti nei Cpr, per me la Sim, con una sola m, era quella tesserina di plastica grande un centimetro quadrato che si inserisce nel cellulare e che permette di chiamare ovunque, in Africa o nel Bangladesh.
L’inchiesta dei pm invece mi ha aperto un mondo: esiste una Simm, con doppia m, che aiuta i migranti più di quanto riesca a fare quella minuscola piastrina di silicio e circuiti elettronici che infiliamo nel telefono portatile. E gli animatori di questo «miracolo» della scienza sono medici.
La Simm esiste da oltre 35 anni e da quanto ho capito è molto attiva, perché attorno a sé ha creato una rete di movimenti e di sostenitori. Ma che cosa fa in concreto questa società? Basta leggere le «Raccomandazioni finali» di un congresso tenuto a Brescia sul finire di maggio e pubblicate negli ultimi giorni dello scorso luglio.
Cito il periodo per assicurarvi che si tratta di materiale recente, licenziato poche settimane prima che l’inchiesta della Procura di Ravenna entrasse nel vivo.
Il punto uno del documento da solo la dice lunga su come la pensino i vertici della Simm. Infatti, in poche righe si spiega che «gli orientamenti nazionali e internazionali per la gestione di rifugiati e migranti, in specie il patto europeo di recente varato, confliggono con tutto.
Con la Costituzione italiana, con la Carta dei diritti umani, con la convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, con i codici deontologici». E forse, ma questo lo aggiungo io visto il tono delle raccomandazioni, anche con la volontà del Padre nostro.
Nel dettaglio la Simm consiglia ai propri soci di adottare, in ogni azione del personale sanitario e delle professioni d’aiuto, un comportamento che, in nome del principio ippocratico di non nuocere, renda «non etica la collaborazione ad attività che facilitino la detenzione amministrativa giudicata nociva per la salute delle persone che ne sono vittime».
Tradotto in un linguaggio comprensibile ai comuni mortali, la Simm raccomanda di opporsi al trattenimento dei migranti nei Cpr perché, secondo la società, fa male ai migranti. E se lo straniero, grazie alla mancata collaborazione dei medici, fa male alla salute e all’incolumità di altri?
A questa domanda la Simm non risponde, dicendo che l’azione del personale sanitario deve essere guidata da considerazioni che non dipendono dallo status legale delle persone coinvolte. Il ragionamento fa parecchie grinze, perché equivale a dire che, se qualcuno si è macchiato di un crimine, il medico non è tenuto ad assecondare il suo arresto, perché la detenzione nuoce gravemente alla sua salute, a cominciare da quella mentale.
Tuttavia, le raccomandazioni della Simm vanno anche oltre, suggerendo agli iscritti di «opporsi con tutte le modalità possibili alle norme che mettono a rischio la salute delle persone coinvolte».
In pratica, la Società italiana di medicina delle migrazioni legittima qualsiasi azione, fosse anche quella di negare il trattenimento di un migrante nel Cpr nel caso in cui il medico ritenga che essere ristretti in quella struttura con faccia il suo bene.
Voglio dire che le raccomandazioni del diciottesimo congresso della società sono il manifesto ideologico di ciò che la Procura di Ravenna contesta a decine di infettivologi, asserendo che hanno firmato documenti falsi pur di impedire che gli extracomunitari venissero espulsi.
Concludo dicendo che spesso mi sono chiesto come mai sia così difficile rimandare a casa i migranti che non hanno diritto di restare in Italia. La spiegazione è sotto i nostri occhi. Esiste un’organizzazione politica (di cui fanno parte medici, avvocati e, purtroppo, anche magistrati) che, per ragioni ideologiche, si oppone alle espulsioni, e il documento che pubblichiamo oggi in esclusiva lo dimostra.
Addirittura, esiste un manuale per andare contro i provvedimenti di allontanamento dei migranti. E nell’atto si specifica che il falso ideologico, di cui si macchierebbero i medici che attestassero falsamente l’inidoneità al trattenimento dello straniero, non prevede la radiazione dalla professione: basta infatti usare un escamotage, ovvero fare riferimento alla sofferenza o alla fragilità psicologica del clandestino. E oplà, il gioco è fatto: la legge è aggirata.
Ps. Nelle raccomandazioni della Simm, all’ultimo punto si riconosce che la crescita nel nostro Paese delle infezioni è dovuta prevalentemente da importazione e da trasmissione autoctona.
Cioè è una conseguenza dell’immigrazione. Ma a questo capitolo, che riguarda la salute, la Società dei medici delle migrazioni dedica solo poche righe, giusto il tempo di chiedere più soldi a carico del Servizio sanitario nazionale. Lo stipendio così è assicurato.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >