Chi parla di autogol del governo, forse ha le idee un po’ confuse. Da una parte l’esecutivo di centrodestra ha sospeso Schengen, come previsto dai trattati, di fronte a una temporanea emergenza che ha interessato la Spagna e, in particolare, l’exclave di Ceuta; dall’altra, in maniera del tutto scollegata sul piano giuridico, altri Stati europei hanno avanzato la richiesta di rispedire in Italia i cosiddetti «dublinanti», ossia gli immigrati irregolari sbarcati in Italia che hanno raggiunto altri Paesi Ue.

Questo perché gli accordi presi in sede europea prevedevano di ristabilire le norme di Dublino non appena approvato il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, entrato in vigore il 12 giugno.

Il senso dell’accordo, al netto delle complessità giuridiche, è piuttosto lineare: la riattivazione degli impegni di Dublino sul Paese di primo approdo è stata subordinata a nuove regole in grado di garantire (magistratura permettendo) un numero significativamente maggiore di rimpatri. Una mediazione valida, dopo che il governo italiano è finalmente riuscito a elevare l’immigrazione irregolare a questione europea e non solo degli Stati di frontiera. Su questa base, poi, Berlino sta cercando di rispedire in Italia anche i «dublinanti» pregressi, cioè quelli arrivati in Germania da dicembre 2022 al 12 giugno 2026, periodo in cui il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sospeso i ritrasferimenti. Roma, invece, contesta questa interpretazione e sostiene che il nuovo Patto Ue abbia azzerato le pendenze precedenti.

E il comportamento degli altri Paesi pare confermare questa lettura: ieri anche l’Austria ha affermato di aver trasferito in Italia, dal 12 giugno, quattro irregolari nell’ambito delle nuove possibilità previste dal Patto europeo. Il riferimento alla data e alla norma comunitaria parla da sé. La Svizzera, che pur essendo fuori dall’Unione europea è vincolata alle stesse regole di competenza sull’asilo (da Dublino al nuovo Patto), ha riferito di contatti con le autorità italiane per riprendere i trasferimenti – che, specifica, riguarderanno casi singoli legati a ingressi avvenuti dopo il 12 giugno – da fine agosto. «Nessun accordo è stato raggiunto sui migranti arrivati prima di quella data», si legge appunto nell’agenzia.

Insomma, l’unico legame possibile tra Ceuta e i cosiddetti dublinanti, e nulla c’entra con la sospensione della libera circolazione dalla Spagna, è che l’invasione dell’exclave iberica abbia prodotto nelle opinioni pubbliche un rigetto anti-migratorio cui le cancellerie europee hanno dovuto, pena affondare ulteriormente nei sondaggi, dare ascolto. Il capo dell’esecutivo tedesco, Friedrich Merz, è tampinato dal partito di destra Afd che sfiora il 30% nelle rilevazioni: le spinte in avanti, dunque, hanno ragioni ben precise.

Secondo i dati emersi ieri, dal 5 dicembre 2022 (data della circolare di Piantedosi) al 31 dicembre 2025, sono state in tutto 80.000 le richieste all’Italia di presa in carico di «dublinanti». Un numero piuttosto imponente, a cui il governo ha opposto il suo rifiuto, verosimilmente giocandoselo come arma negoziale in sede europea. Nel quinquennio precedente, dal 2018 al 2022, gli immigrati rispediti da noi sono stati 17.605. L’esecutivo, insomma, ha parato un colpo enorme (80.000 migranti sono quasi la metà degli sbarchi avvenuti in Italia nel peggiore anno del governo Meloni, il 2023, quando ci fu una vera e propria crisi migratoria). Poi ha fatto una scommessa, confidando che il sostegno dell’Europa sui rimpatri valga complessivamente la riattivazione delle regole di Dublino.

Prima di parlare di autogol o di boomerang, come fanno, per esempio, gli esponenti di Italia Viva Enrico Borghi e Davide Faraone e il leader di Azione, Carlo Calenda, bisognerebbe attendere di capirne l’esito. A meno che qualcuno sia già a conoscenza di «manine» pronte, come già sospettato (e non solo sospettato) dalla Verità, a boicottare le espulsioni nonostante il Patto Ue sui migranti. Ma come ha spiegato Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo, la riattivazione dei controlli Schengen nulla ha a che vedere con le polemiche sui «dublinanti»: «Questa situazione», che deriva dal fatto che «da poco più di due mesi sono in vigore le nuove norme europee sul tema dell’immigrazione», ha affermato, «la gestiremo con Germania e Svizzera senza nessun tipo di problema e di intoppo, in una logica di collaborazione che è quella che ha portato ad approvare insieme il nuovo Patto Ue».

Per ora di certo c’è solo questo: che quegli 80.000 immigrati, con un governo di sinistra, ora sarebbero in Italia.

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