- Dal socio francese alle tre vittime più famose, fino all’assistente di Clinton e al dirigente di Deutsche Bank: una scia che fa paura.
- Il re non si opporrà ai piani per levare il fratello dalla linea di successione (l’ex principe è all’ottavo posto). La scelta spetta però al Parlamento, vero sovrano del Regno Unito.
Lo speciale contiene due articoli
I sospetti omicidi intorno a Epstein sono, appunto, niente più che sospetti. Una serie di testimonianze o coincidenze che, sulla carta, dovrebbero già essere state vagliate dagli inquirenti. Ciò che non consente di sciogliere ogni dubbio, purtroppo, è il trattamento riservato al finanziere ebreo durante il primo processo del 2006, conclusosi con una sentenza ridicola a livello statale, nonostante le pesantissime accuse, e un accordo di non persecuzione a livello federale per lui e i suoi complici. Non si può dubitare, invece, perché si tratta di fatti, della scia di suicidi che ha accompagnato questa vicenda. A partire da quello, per quanto controverso, dello stesso faccendiere, fino ad arrivare al suo complice francese Jean Luc Brunel, alla vittima più nota Virginia Giuffre e a Mark Middleton, assistente di Billi Clinton. Ma non sono i soli.
Sulla morte di Epstein si è già detto molto su queste pagine: sono tante le coincidenze che inducono a dubitare del suicidio - telecamere non funzionanti, corpi finti mostrati ai media, video sospetti, testimonianze inquietanti - se non addirittura della morte. Che dire, invece, di quella di Jean-Luc Brunel, influente agente di modelle francese, ma anche stretto collaboratore di Epstein nel reclutamento di ragazze per lo sfruttamento sessuale? Secondo una recente ricostruzione del Wall Street Journal, Brunel era pronto a tradire Epstein e a riferire alle autorità ciò che sapeva sul traffico del finanziere. I nuovi file rivelano che nel 2016 il francese, tramite il suo avvocato, stava negoziando con i legali delle vittime. In quel frangente ammise di possedere fotografie compromettenti e di aver reclutato ragazze per Epstein in passato. Si arrivò perfino a fissare una data in cui Brunel si sarebbe presentato volontariamente all’ufficio del procuratore federale di New York in cambio dell’immunità. «Uno degli amici di Epstein, Jean Luc Brunel, ha aiutato a procurare ragazze. Vuole collaborare», si legge in un appunto di un procuratore federale datato febbraio 2016: «teme di essere incriminato».
Ma Epstein scoprì prima i negoziati. Il 3 maggio 2016 inviò un’email a Kathy Ruemmler per chiederle aiuto. Proprio lei, l’ex consigliera di Barack Obama, da pochi giorni dimessasi dal ruolo di responsabile legale di Goldman Sachs per la sua insistente (e compromettente) corrispondenza con il pedofilo. Epstein le spiegò che Brunel intendeva presentarsi la settimana successiva all’ufficio del procuratore federale e che un amico del francese aveva «chiesto 3 milioni di dollari affinché Jean Luc non si presentasse». Ruemmler rispose poche ore dopo invitandolo a chiamarla. Il giorno successivo scrisse: «Sveglia ora. Parlo con Poe (Gregory Poe, l’avvocato di Epstein a Washington, ndr) tra 20 minuti». Alla fine Brunel non collaborò, non è chiaro il perché ma evidentemente l’ex consigliera di Obama c’entra qualcosa. Ed Epstein rimase libero (di violentare e far violentare ragazze) per altri tre anni.
Quando fu arrestato nel 2019, Brunel e Ghislaine Maxwell figuravano come co-cospiratori nel fascicolo investigativo dell’Fbi. Brunel, poi, fu a sua volta arrestato in Francia nel 2020: i procuratori d’Oltralpe lo indagarono per stupro e per aver fornito ragazze a Epstein. Nel 2022 lo trovarono impiccato proprio come il finanziere, morto in cella coi suoi segreti. Ma i file rivelano che le autorità statunitensi sapevano già nel 2016,
Il destino di Virginia Giuffre è noto: reclutata a 15 anni da Maxwell, complice di Epstein, mentre lavorava come addetta agli spogliatoi nel resort di Mar-a-Lago di Donald Trump, è la vittima più nota del giro di traffico sessuale. La prima denuncia arrivò nel 2011 sulle pagine del Daily Mail, poi nel 2021 ha intentato una causa civile a New York contro Andrea Windsor per abusi subiti quando era minorenne. La vicenda si è conclusa nel 2022 con un accordo extragiudiziale milionario. Dopo anni di lotta per far emergere la verità, ad aprile dell’anno scorso fu trovata senza vita in un ranch a Nord di Perth, in Australia, dove si era trasferita. Ufficialmente un suicidio. Un mese prima, però, era finita coinvolta in un incidente stradale dai contorni opachi. Altre due vittime di Epstein, Carolyn Andriano e Leigh Skye Patrick, sono state trovate morte entrambe di overdose, rispettivamente nel 2023 e nel 2017. La prima fu un testimone chiave nel processo contro Maxwell, che sta scontando 20 anni di carcere.
Un destino oscuro è toccato anche a Mark Middleton, ex assistente speciale di Bill Clinton alla Casa Bianca, che aveva facilitato l’accesso di Epstein (almeno 17 visite tra 1993-1995) e volato sul suo jet. Trovato morto a maggio del 2022 in una fattoria in Arkansas, impiccato con un cavo elettrico e con una ferita da fucile al petto. L’ex dirigente di Deutsche Bank Thomas Bowers, che aveva gestito i conti di Epstein dal 2013 al 2018 (con multe successive per transazioni sospette), fu invece trovato impiccato nella sua casa a Malibu, anch’egli suicida. L’istituto tedesco, non insolito agli scandali, è tornato al centro delle polemiche anche dopo gli ultimi atti desecretati.
Steve Bing, produttore cinematografico che conosceva Epstein, si è buttato dal ventisettesimo piano del suo appartamento a Los Angeles a giugno del 2020. La sua ex fidanzata (morta di overdose poco prima) lo aveva spinto a parlare con l’Fbi delle attività di Epstein, secondo quanto riportato dalla zia di lei al Mirror. Non si può non ricordare, infine, il padre della Maxwell, morto nel 1991 in circostanze sospette cadendo dal suo yacht. Lo stesso Epstein, in una delle sue mail, scrive che fu ucciso dal Mossad, i servizi segreti israeliani, dopo aver minacciati di rivelare quanto fatto per loro in passato.
Ok di Carlo alla rimozione di Andrea
Il caso Epstein ha finito per scuotere anche le fondamenta della monarchia britannica. Non si tratta più soltanto di imbarazzi personali o di titoli onorifici revocati: ora in gioco c’è la linea di successione al trono. Ieri il Guardian ha riferito che Buckingham Palace non si opporrebbe a un’eventuale iniziativa del Parlamento per rimuovere Andrea Mountbatten-Windsor dall’ordine dinastico. Secondo fonti reali citate dal quotidiano, re Carlo III non ostacolerebbe una legge che escludesse il fratello dalla successione.
Andrea è ancora formalmente ottavo nella linea che conduce al trono, nonostante negli ultimi anni sia stato privato dei titoli onorifici militari e sollevato da ogni incarico ufficiale. Affinché l’esclusione diventi realtà, però, non basterebbe una semplice decisione di palazzo: servirebbe una nuova legge approvata dal Parlamento, l’assenso reale e il consenso dei quattordici Paesi del Commonwealth che riconoscono il sovrano britannico come capo di Stato. Nel frattempo, la polizia ha confermato che le perquisizioni nell’ex residenza di Andrea a Windsor proseguiranno per tutto il fine settimana: l’inchiesta che ha scosso la casa reale, insomma, è ancora in pieno sviluppo.
Lo scandalo, però, non nasce certo oggi. I rapporti tra Andrea e Jeffrey Epstein sono diventati materia di dibattito pubblico già nel 2019, quando la disastrosa intervista dell’ex principe alla Bbc - nella quale negò di avere rimpianti per l’amicizia con il finanziere pedofilo - segnò un punto di non ritorno. Pochi giorni dopo, infatti, Andrea fu costretto ad annunciare il ritiro dai doveri reali. La crisi ha poi continuato a trascinarsi, inasprendo anche le relazioni tra Andrea e il resto della famiglia. Le nuove rivelazioni emerse dagli Epstein files e il recente arresto per presunta cattiva condotta nell’esercizio della funzione pubblica hanno fatto il resto. Andrea, com’è noto, respinge ogni accusa, ma politicamente la sua posizione appare sempre più fragile. Anche i rapporti con Carlo si sarebbero progressivamente deteriorati: il nuovo sovrano, che da anni sostiene l’idea di una monarchia con un numero più ristretto di membri attivi, non ha mai nascosto la volontà di proteggere l’istituzione prima dei singoli familiari.
Ed è proprio qui che va sciolto il nodo costituzionale. Nel Regno Unito, infatti, la successione non è un fatto meramente dinastico, bensì è una procedura disciplinata da leggi del Parlamento, dall’Act of settlement del 1701 fino alle riforme più recenti che hanno aggiornato le regole ereditarie. Se Andrea dovesse essere escluso, non sarebbe per decisione sovrana della Corona, ma per un atto legislativo votato a Westminster. E il fatto che Carlo non si opporrebbe a un simile intervento equivale ad ammettere apertamente che l’ultima parola spetta al Parlamento.
In altri termini, è la logica della sovranità parlamentare che regge l’intero sistema britannico: il re regna, ma non governa, e la sua legittimità è inscritta in un quadro legale che il Parlamento, se lo ritiene opportuno, può modificare. Accettare l’ipotesi di una rimozione, pertanto, significa ribadire che la linea di sangue non è un principio intoccabile, ma una regola giuridica come le altre, per quanto più delicata. Nel tentativo di salvaguardare la monarchia dallo scandalo Epstein, Carlo finisce così per confermare che la Corona esiste nella misura in cui Westminster lo consente. Per una monarchia che vive di simboli e continuità, è chiaro che l’eventuale assenso del re rappresenterebbe un precedente di portata tutt’altro che trascurabile.
- La Procura del New Mexico esplorerà la pista dei cadaveri sepolti. Nel 2011 una morte inspiegabile nelle proprietà reali.
- Nei messaggi dell’imprenditore, riferimenti alle trombe degli angeli, pianta da lui coltivata che, se ingerita, ha potenti effetti sul sistema nervoso centrale, tanto da «eliminare il libero arbitrio». La notizia, accostata agli abusi sulle ragazzine, è inquietante.
- L’inchiesta non è più circoscritta all’abuso di ufficio. Mandelson va in bancarotta.
Lo speciale contiene tre articoli
C’è una parola che ricorre insistentemente e rende il caso Epstein, se possibile, ancora più scabroso: morte. È stato lo stesso Dipartimento della Giustizia statunitense a dichiarare che le scene di «morte e abusi fisici» sono state censurate nella pubblicazione dei file. Il ministero, per la verità, ha soltanto seguito il dettato dell’Epstein files transparency act, che oltre a ordinare la desecretazione dei documenti ha fissato anche i criteri in base a cui farlo. Se si è giunti a specificarne uno simile, ci deve essere stato un motivo. Tanto più che le foto del corpo di Jeffrey Epstein apparentemente senza vita, la mattina del 10 agosto 2019, sono state diffuse. Di morte si parla in un’altra email desecretata, in cui un ex dipendente dello Zorro Ranch, la tenuta di Epstein nel New Mexico, riferiva di due ragazze uccise dopo violenti abusi sessuali e seppellite fuori dalla proprietà. E la morte è stata protagonista, purtroppo, anche di un terribile episodio avvenuto nella proprietà della famiglia reale dove ieri è stato arrestato l’ex principe Andrea Windsor. Lì, nella tenuta di Sandringham, il giorno di capodanno del 2012 è stato ritrovato il cadavere di una ragazzina lettone di 17 anni.
Dell’inquietante racconto relativo allo Zorro Ranch si è già dato conto su queste pagine lo scorso 6 febbraio, quando quasi tutti i quotidiani ignoravano lo scandalo o cercavano di minimizzarlo riducendolo a poche notizie riguardanti soggetti il cui legame con Epstein era già arcinoto. Ora, però, nessuno può ignorarlo: non solo l’arresto di un reale britannico ha acceso ancora più i riflettori sul caso, ma perfino il procuratore generale del New Mexico «ha ordinato la riapertura dell’indagine penale sulle accuse di attività illegali presso lo Zorro Ranch di Jeffrey Epstein». «Sebbene l’indagine precedente dello Stato del New Mexico», si legge nel comunicato, «fosse stata chiusa nel 2019 su richiesta dell’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York, le rivelazioni contenute nei file Fbi precedentemente sigillati giustificano un ulteriore esame». Qualche giorno prima, il Parlamento del New Mexico aveva istituito all’unanimità una commissione d’inchiesta sulla stessa questione.
La storia è terribile e, se si rivelasse vera, renderebbe questo scandalo qualcosa di vicino a un inferno sulla terra. Un mittente anonimo il 21 novembre 2019 inviò a Eddy Aragon, noto conduttore radiofonico conservatore nel New Mexico, un’email presentandosi come ex dipendente dello Zorro. «Il materiale qui sotto è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di future cause legali contro di lui», si legge nel messaggio, che in basso elenca sette link a sette diversi video (tre «video di sesso con ragazza minorenne», due «threesome», una «confessione a Magam G», verosimilmente Ghislaine Maxwell, e «Ragazze della Bay Area tentativo di suicidio»). Poi, però, l’anonimo racconta la «cosa più sconvolgente»: due ragazze straniere morte per strangolamento durante sedute di sesso estremo e sepolte fuori dal ranch su ordine di «Jeffrey e di Madam G». Aragon non pagò, ma inoltrò l’email alle autorità: ora il Dipartimento di Giustizia del New Mexico ne ha chiesto la versione originale, cioè senza nomi oscurati.
Ma c’è un’altra storia terribile di morte, rimasta irrisolta, che se questa fosse vera potrebbe destare ulteriori inquietudini. Tanto più che, come racconta l’articolo della pagina a fianco, pare che Epstein coltivasse un particolare tipo di pianta, le trombe degli angeli, la cui ingestione porta alla perdita della capacità di intendere e di volere (e potenzialmente alla morte). Come accennato sopra, il 1° gennaio 2012, all’interno della stessa tenuta di Sandringham di proprietà della famiglia reale dove ieri è stato prelevato l’ex principe Andrea, un uomo a spasso con il suo cane trovò il cadavere di una ragazzina. Era una zona boscosa, non lontana dalla residenza reale (circa tre miglia) ma accessibile a tutti. L’autopsia rivelò che la morte non fosse dovuta a cause naturali o a incidenti, e la polizia britannica aprì subito un’indagine per omicidio. Pochi giorni dopo identificarono la vittima: si trattava di Alisa Dmitrijeva, una ragazza lettone di 17 anni scomparsa da agosto del 2011. Sulla giovane mancavano evidenti segni di violenza, forse a causa della decomposizione avanzata (si ritiene fosse stata uccisa nel periodo della scomparsa). Il caso è rimasto irrisolto: due uomini lituani, Robertas Lukosius e Lauras Boiko, visti con lei l’ultima notte, furono arrestati e poi rilasciati per mancanza di prove.
Ad oggi, non sono mai state mosse accuse di omicidio contro Jeffrey Epstein, tanto meno contro Andrea Windsor. La suggestione tuttavia non può non venire: molte delle ragazze di cui si parla nei file provengono dall’Est Europa, Lettonia inclusa, considerato terreno di caccia per il reclutamento. Lo stesso ex primo ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che i file mostrano come Epstein utilizzasse l’aeroporto di Stansted per trasportare ragazze provenienti da Lettonia, Lituania e Russia. Considerato il valore che può dare alla vita umana un uomo come Jeffrey Epstein, condannato per la prima volta nel 2008 e poi arrestato nuovamente nel 2019 per traffico e abusi sessuali su minori, usati per altro per ricattare i potenti, c’è molto materiale su cui interrogarsi. D’altronde, egli stesso in una email del 2013 a Boris Nikolic (all’epoca direttore scientifico di Bill Gates alla Gates Foundation), sosteneva che l’affermazione secondo cui «ogni vita è uguale alle altre» fosse «ridicola» e «il peggio del cattolicesimo».
Su Andrea Windsor attendiamo le indagini, che per ora però non contemplano i reati sessuali, ma su quello di cui fosse capace Epstein, suo amico e assiduo frequentatore, è probabile si debba spostare la finestra delle possibilità.
Stordiva le vittime con il «soffio del diavolo»
Non solo ragazze. Non solo jet privati. Non solo ville ai Caraibi. Nei nuovi fascicoli sul caso Epstein compaiono anche delle piante. In una mail del 3 marzo 2014, Jeffrey Epstein scrive a una sua collaboratrice di chiedere informazioni sulle «mie piante a tromba nel vivaio». Un’espressione apparentemente innocua: forse il finanziere pedofilo aveva il pollice verde? Eppure quelle piante, note come «trombe degli angeli» per la loro caratteristica forma, hanno un soprannome assai meno poetico: soffio del diavolo.
Si tratta, infatti, di arbusti ornamentali appartenenti ai generi Brugmansia e Datura, caratterizzati da grandi fiori pendenti e da un profumo dolciastro. Dietro l’estetica esotica, però, si nasconde una chimica potente. Foglie e corolle contengono alcaloidi tropanici (tra cui scopolamina, atropina e iosciamina), cioè sostanze capaci di interferire con il sistema nervoso centrale. La scopolamina, in particolare, agisce bloccando specifici recettori cerebrali: in ambito medico, è utilizzata in dosi controllate contro la nausea o il mal d’auto. Ma, in quantità elevate, può provocare amnesia, disorientamento, perdita di controllo e stati di forte suggestionabilità. In diversi reportage internazionali, del resto, la scopolamina è stata più volte descritta come una sostanza in grado di rendere chi la assume estremamente vulnerabile, incapace di reagire alle minacce o addirittura di ricordare con precisione quanto accaduto (può anche provocare la morte). E c’è un altro elemento che alimenta i sospetti: risulta difficile da individuare attraverso i normali esami tossicologici, soprattutto a distanza di tempo.
Nei documenti di Epstein recentemente desecretati, compare anche un’altra email, datata gennaio 2015, inoltrata alla casella del finanziere pedofilo, che rimanda a un articolo dedicato proprio alla scopolamina, definita come «una droga capace di eliminare il libero arbitrio». Formula un po’ sensazionalistica, certo. Ma che oggi, riletta alla luce del curriculum criminale di Epstein, condannato per reati sessuali e accusato di aver orchestrato una rete di sfruttamento di minori, fa venire la pelle d’oca.
Allo stato attuale, non vi sono prove che Epstein abbia effettivamente utilizzato questa sostanza per stordire le sue vittime. Tuttavia, il fatto che nelle sue comunicazioni compaiano riferimenti diretti alle «trombe degli angeli» e agli effetti della scopolamina aggiunge un tassello agghiacciante a una storia già segnata da accuse di manipolazione, coercizione e ricatto. Nel contesto di una vicenda in cui giovani ragazze sono state adescate, isolate e rese vulnerabili, ogni riferimento a sostanze capaci di alterare memoria e volontà non può che sollevare parecchi interrogativi.
Ma non è tutto. I documenti desecretati rivelano anche altro: denaro, molto denaro. Pochi giorni prima dell’arresto del finanziere pedofilo del luglio 2019, come riportato da Reuters, furono trasferiti - su indicazione di Epstein - quasi 28 milioni di dollari per l’acquisto di un palazzo a Marrakesh, in Marocco. I bonifici passarono attraverso conti aperti presso il colosso finanziario Charles Schwab, che solo nell’aprile di quell’anno aveva attivato tre nuovi conti per società riconducibili al finanziere. Dopo l’arresto di Epstein, fu presentata alle autorità una segnalazione di operazione sospetta. L’acquisto del palazzo non andò poi in porto, ma la tempistica dei trasferimenti e la mole delle somme movimentate hanno riacceso i riflettori sul ruolo degli intermediari finanziari che continuarono a operare con Epstein fino agli ultimi giorni prima del carcere.
Ieri gli eredi di Epstein hanno raggiunto un accordo preliminare fino a 35 milioni di dollari per chiudere una class action intentata da alcuni sopravvissuti alla sua rete di sfruttamento. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una lunga battaglia legale: negli anni scorsi, il fondo di risarcimento istituito dagli eredi aveva già erogato circa 121 milioni di dollari alle vittime, ai quali si erano aggiunti ulteriori 49 milioni di dollari in altri accordi transattivi. Cifre che danno la misura di una struttura economica imponente, gestita attraverso trust e fiduciari, e di responsabilità che vanno oltre la sola figura del finanziere.
Nel frattempo, è tornato a far parlare di sé Les Wexner, l’ex ad di Victoria’s Secret che, per anni, affidò a Epstein la gestione del proprio patrimonio. Citato più volte nei file desecretati, l’Fbi lo ha indicato come possibile «co-cospiratore» di Epstein, senza che ciò si sia mai tradotto in un’incriminazione formale. Ebbene, il miliardario è stato ascoltato in Ohio in un’audizione che ha fatto molto scalpore. Durante la deposizione, il suo avvocato lo ha interrotto, tra le risate, per sussurrargli all’orecchio: «Ti ammazzo se rispondi a un’altra domanda con più di cinque parole». Peccato solo che il microfono fosse aperto: il video del siparietto è diventato subito virale.
La polizia sente la scorta di Andrea. Al vaglio pure il traffico di minori
Le indagini Andrea Mountbatten-Windsor continuano, dopo che giovedì il fratello di re Carlo III è stato arrestato per 12 ore e poi rilasciato. A quanto pare, accanto alle accuse per abuso di ufficio, le autorità avrebbero iniziato a indagare l’ex principe anche per traffico di minori.
Nelle ultime ore la cornice non riguarda solo gli scandali sessuali ma anche bancarotte finanziarie e un’ondata di indignazione. In particolare, emerge un filo rosso che lega Jeffrey Epstein all’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor e all’ex vicepremier laburista Peter Mandelson. Dopo l’arresto di giovedì, ieri la Thames Valley Police ha continuato le perquisizioni nella residenza del reale; è emerso un sondaggio di YouGov secondo cui l’82% dei britannici chiede la sua esclusione dalla linea della successione al trono; la società di consulenza di Mandelson ha annunciato la bancarotta e licenziamenti di massa.
Peter Mandelson è stato un ex ministro laburista, vicepremier tra il 2009 e il 2010 e poi ambasciatore britannico negli Usa. Lo scorso anno, però, è stato rimosso dal suo incarico per i legami con Epstein: su di lui ora pende l’accusa di aver passato al finanziere statunitense informazioni di rilevanza istituzionale. Tradotto: indagini per abuso d’ufficio, dimissioni dal Partito laburista e rinuncia al suo seggio a vita alla Camera dei Lord. Ieri è emerso il colpo di coda dello scandalo con la dichiarazione di bancarotta della sua società di consulenza, Global Counsel. Molti clienti, tra cui Barclays, Tesco e Klarna, hanno annullato i loro contratti e la maggior parte degli 80 dipendenti è stata licenziata.
Lo scandalo lega Mandelson e Andrea in modo tutt’altro che casuale e non solo perché le accuse riguardano entrambe l’abuso d’ufficio. Secondo il Telegraph, infatti, l’ex vicepremier avrebbe aiutato la nomina dell’ex principe a Rappresentante speciale del Regno Unito per il Commercio contro la volontà dell’attuale Re. Era il 2001 e l’allora principe Carlo considerava suo fratello inadatto al ruolo dato che, secondo quanto riporta il tabloid britannico, «aveva la reputazione di sfruttare il suo status per viaggiare per il mondo, giocare a golf oltre ad essere considerato un playboy impenitente». La regina Elisabetta II, però, respinse l’obiezione e consentì al figlio prediletto di ricoprire l’incarico.
Non sorprende allora la posizione della famiglia reale, con re Carlo in testa, subito dopo l’arresto del fratello mercoledì scorso: «La questione deve essere indagata nel modo appropriato dalle autorità competente. In questo hanno il nostro pieno e sincero sostegno».
Le indagini della polizia, intanto, proseguono. Le perquisizioni della Royal Lodge (l’ex residenza di Andrea a Windsor, Berkshire) sono previste fino a lunedì (quelle nella residenza della tenuta di Sandringham, dove vive ora, sono state dichiarate concluse). L’ipotesi da cui sono partiti gli investigatori è che Andrea abbia condiviso materiale riservato con Epstein nel periodo in cui era inviato speciale per il commercio. In più, nelle ultime ore la polizia sta indagando anche su presunti abusi di minori sempre in relazione a Epstein. In questo senso, Scotland Yard ha interrogato anche agenti della scorta di sicurezza dell’ex principe per verificare se ci siano elementi rilevanti per le indagini. È in corso anche la collaborazione con le controparti negli Stati Uniti per stabilire se gli aeroporti di Londra siano stati utilizzati per «favorire la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale».
Le ripercussioni cadono anche in ambito familiare. Secondo i tabloid, l’ex moglie, Sarah Ferguson, e le due figlie «sono sotto shock» e si prevede la chiusura di sei aziende nei prossimi dieci giorni. Secondo alcune indiscrezioni solo gli Emirati Arabi Uniti potrebbero evitare la bancarotta, soprattutto considerando le allusioni di una e-mail che vedeva l’ex moglie percepire un sostegno finanziario da parte di Epstein. Chiude il cerchio l’opinione pubblica. Secondo YouGov, l’82% dei britannici ritiene che l’ex principe debba essere rimosso dalla linea di successione. E per una volta la politica non si discosta: secondo la Bbc, il governo sta valutando una legge in tal senso.
L’ala liberal delle élites mondiali sta uscendo con le ossa rotte dal rilascio degli Epstein files. La sinistra statunitense (e quella europea che la rincorre a fatica) cerca pretestuosamente di rigirare lo scandalo contro Donald Trump - in Italia ci provano con Matteo Salvini -, ma la rete del faccendiere era notoriamente intrecciata coi democratici, di cui è stato un generoso finanziatore per anni. Oltre alla solita battaglia destra-sinistra, però, c’è una partita più ampia e bipartisan: quella per la trasparenza. La sta conducendo, fosse anche per mere ambizioni personali, il repubblicano Thomas Massie, e il suo pressing sta dando frutti, anche a costo di far vacillare la figura della procuratrice generale Pam Bondi. Massie, in un’intervista rilasciata mercoledì, ha raccontato di un’inusuale cena dell’anno scorso a cui Bondi aveva invitato tutti i rappresentanti repubblicani. A un certo punto le ha chiesto: «Quando esce la prossima tranche di file?». Risposta di Bondi: «Tutto ciò che resta è materiale pornografico con bambini, ed è disgustoso. Nessuno vuole vedere quella roba».
In primo luogo, dunque, il ministro della Giustizia di Trump non ha detto la verità. È comprensibile cercare un equilibrio tra trasparenza e buon senso - il rischio di una caccia alle streghe è altissimo, basta vedere le squallide operazioni in corso per far passare lo scandalo come un affaire nero - ma quanto fatto finora non basta. Una fetta importante del mondo Maga ora chiede le dimissioni di Bondi, nonostante Trump la difenda a spada tratta (ieri l’ha elogiata sul suo social Truth). In secondo luogo, le frasi della Bondi confermano, ancora una volta, l’esistenza di materiale inimmaginabile. Lo aveva già anticipato il suo vice Todd Blanche in conferenza stampa: «Abbiamo escluso le immagini riguardanti morte, violenze fisiche e ferite». Nessun complotto: lo hanno detto le autorità stesse. E se si vuole limitare la caccia alle streghe, forse è il caso che vengano chiariti i tanti punti oscuri rimasti.
Per esempio, oltre al già menzionato su queste pagine Les Wexner, miliardario ed ex numero uno di Victoria Secret, nei fogli delle indagini dell’Fbi compare tra i «co-conspirator» anche Sarah Kellen (per intenderci, nella stessa lista c’è anche la compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell, condannata a 20 anni di carcere). Assistente personale del faccendiere, gestiva la logistica quotidiana dello sfruttamento sessuale: teneva elenchi di giovani donne da reclutare come «massaggiatrici», prenotava i loro viaggi, era una habitué del Lolita Express. Diverse vittime hanno testimoniato di essere state accompagnate da lei nella stanza dei massaggi a Palm Beach, con l’ammonizione di non fiatare su ciò che accadeva. Particolare non da poco, è stata nominata come co-conspiratrice non incriminata (insieme a Nadia Marcinkova, Lesley Groff e Adriana Ross) anche nell’accordo di non-prosecuzione del 2008, cioè durante la prima indagine in cui è stato condannato Epstein. Nella sentenza del 2022 su Maxwell, il giudice federale Alison Nathan ha descritto Sarah Kellen come «partecipante consapevole e criminalmente responsabile» nella cospirazione. Eppure, non risulta abbia avuto processi a carico.
Un’altra figura più che controversa è quella di Leon Black, miliardario co-fondatore di Apollo Global Management, una delle più grandi società di private equity al mondo, con un patrimonio stimato in oltre 10 miliardi di dollari. Black ha versato a Epstein almeno 158 milioni tra il 2012 e il 2017 (alcuni documenti indicano 170 milioni) per presunti servizi di consulenza fiscale e patrimoniale, ma molti pensano - con delle buone ragioni - che il denaro servisse ad altro. Nel luglio 2023 (accordo siglato a gennaio dello stesso anno), Black ha pagato 62,5 milioni di dollari in contanti alle Isole Vergini per risolvere potenziali rivendicazioni civili legate a Epstein, ottenendo in cambio immunità da future azioni civili nel territorio. Su Black, però, grava l’ombra di testimonianze e accuse che vanno ben al di là della sfera civile. Un’email risalente al 2023 dell’importante avvocato Jeanne M. Christensen menziona dieci ragazze che avrebbero denunciato aggressioni sessuali da parte di Black. Il legale, inoltre, esprime indignazione per il fatto che non siano state rivolte accuse penali contro il miliardario. Un’altra email, verosimilmente interna a qualche ufficio investigativo statale o federale, ha come oggetto quella che sembra la testimonianza di una vittima di Black sempre difesa da Christensen. Si tratta di una donna abusata per 7-8 anni, con cui Black si sarebbe macchiato di violenze sessuali terribili: le mordeva parti della vagina, eccitandosi per la violenza, causandole dolore estremo. Atti analoghi sono provati anche da un altro file contente quella che sembra la trascrizione di un diario: «Ho rovinato il loro viaggio e io sarei quella drammatica perché quel grasso schifoso mi ha morso! Mi ha buttato a terra e sangue ovunque sul tappeto di Jeffrey e io sarei il problema? Chi c.. morde qualcuno? Malato! Nessuno è così importante e Leon può andare a farsi fottere».
Un’altra vittima (sentita da Christensen) descrive uno stupro intorno al 2001-2002 nella residenza di Epstein a Manhattan. Poi c’è un’altra ragazza di 16 anni affetta da autismo che, nel 2002, sarebbe stata violentata con sex toys sempre in quella abitazione (probabilmente è la stessa di una causa intentata nel 2023 e non ancora conclusa, con l’imputato che nega categoricamente ogni accusa). Un ulteriore file identifica una vittima trafficata dal 2001 alla fine del 2004 da una persona legata al network Epstein/Maxwell, costretta a rapporti sessuali con almeno 25 uomini diversi. La giovane, secondo il documento, fu portata alla villa di Epstein a Manhattan per incontrare Leon Black (descritto come «amico speciale» dell’uomo), che con Epstein parlava di lei come di una bambina «di 10 anni». Referti medici indicano traumi da abusi sessuali, inclusa lacerazione rettale e riferimenti a stupro violento. Insomma, di quest’uomo sono attestati passaggi di denaro verso un condannato per traffico sessuale e abusi su minori, e al contempo contro di lui sono state lanciate diverse accuse per violenze sessuali. Ad oggi, ancora nessuna incriminazione.
Secondo quanto ricostruito da Chi l’ha visto?, nei documenti desecretati ci sarebbe anche un riferimento a Maddie McCann, la bimba inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori. Un testimone del 2009, dopo aver visto in tv la foto di Ghislaine Maxwell, ha notato una somiglianza con la donna che aveva visto insieme a una bambina simile a Maddie. L’identikit fornito all’epoca presenta diversi punti in comune con la socia di Epstein.
E se nello staff di Keir Starmer ieri è caduta un’altra testa, quella del capo del Civil Service, il numero uno dei funzionari pubblici del Regno Unito, e segretario del Consiglio di gabinetto, sir Chris Wormald, in Norvegia, intanto, la polizia ha perquisito l’abitazione a Oslo dell’ex primo ministro laburista Thorbjorn Jagland, indagato per corruzione aggravata nell’ambito di quanto emerso dagli Epstein files. A Jagland è stata revocata l’immunità dal Consiglio d’Europa, di cui è stato segretario generale dal 2009 al 2019. L’uomo, inoltre, è stato presidente del comitato Nobel norvegese (quello, per intenderci, che assegna il Nobel per la pace) dal 2009 (anno in cui lo vinse Obama) al 2015. Un altro bel ritratto della galassia liberal, quella che per decenni si è autoproclamata argine morale del mondo.





