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2026-02-13
Dal miliardario alla «segretaria». Gli altri sodali impuniti di Epstein
Jeffrey Epstein (Ansa)
In primo luogo, dunque, il ministro della Giustizia di Trump non ha detto la verità. È comprensibile cercare un equilibrio tra trasparenza e buon senso - il rischio di una caccia alle streghe è altissimo, basta vedere le squallide operazioni in corso per far passare lo scandalo come un affaire nero - ma quanto fatto finora non basta. Una fetta importante del mondo Maga ora chiede le dimissioni di Bondi, nonostante Trump la difenda a spada tratta (ieri l’ha elogiata sul suo social Truth). In secondo luogo, le frasi della Bondi confermano, ancora una volta, l’esistenza di materiale inimmaginabile. Lo aveva già anticipato il suo vice Todd Blanche in conferenza stampa: «Abbiamo escluso le immagini riguardanti morte, violenze fisiche e ferite». Nessun complotto: lo hanno detto le autorità stesse. E se si vuole limitare la caccia alle streghe, forse è il caso che vengano chiariti i tanti punti oscuri rimasti.
Per esempio, oltre al già menzionato su queste pagine Les Wexner, miliardario ed ex numero uno di Victoria Secret, nei fogli delle indagini dell’Fbi compare tra i «co-conspirator» anche Sarah Kellen (per intenderci, nella stessa lista c’è anche la compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell, condannata a 20 anni di carcere). Assistente personale del faccendiere, gestiva la logistica quotidiana dello sfruttamento sessuale: teneva elenchi di giovani donne da reclutare come «massaggiatrici», prenotava i loro viaggi, era una habitué del Lolita Express. Diverse vittime hanno testimoniato di essere state accompagnate da lei nella stanza dei massaggi a Palm Beach, con l’ammonizione di non fiatare su ciò che accadeva. Particolare non da poco, è stata nominata come co-conspiratrice non incriminata (insieme a Nadia Marcinkova, Lesley Groff e Adriana Ross) anche nell’accordo di non-prosecuzione del 2008, cioè durante la prima indagine in cui è stato condannato Epstein. Nella sentenza del 2022 su Maxwell, il giudice federale Alison Nathan ha descritto Sarah Kellen come «partecipante consapevole e criminalmente responsabile» nella cospirazione. Eppure, non risulta abbia avuto processi a carico.
Un’altra figura più che controversa è quella di Leon Black, miliardario co-fondatore di Apollo Global Management, una delle più grandi società di private equity al mondo, con un patrimonio stimato in oltre 10 miliardi di dollari. Black ha versato a Epstein almeno 158 milioni tra il 2012 e il 2017 (alcuni documenti indicano 170 milioni) per presunti servizi di consulenza fiscale e patrimoniale, ma molti pensano - con delle buone ragioni - che il denaro servisse ad altro. Nel luglio 2023 (accordo siglato a gennaio dello stesso anno), Black ha pagato 62,5 milioni di dollari in contanti alle Isole Vergini per risolvere potenziali rivendicazioni civili legate a Epstein, ottenendo in cambio immunità da future azioni civili nel territorio. Su Black, però, grava l’ombra di testimonianze e accuse che vanno ben al di là della sfera civile. Un’email risalente al 2023 dell’importante avvocato Jeanne M. Christensen menziona dieci ragazze che avrebbero denunciato aggressioni sessuali da parte di Black. Il legale, inoltre, esprime indignazione per il fatto che non siano state rivolte accuse penali contro il miliardario. Un’altra email, verosimilmente interna a qualche ufficio investigativo statale o federale, ha come oggetto quella che sembra la testimonianza di una vittima di Black sempre difesa da Christensen. Si tratta di una donna abusata per 7-8 anni, con cui Black si sarebbe macchiato di violenze sessuali terribili: le mordeva parti della vagina, eccitandosi per la violenza, causandole dolore estremo. Atti analoghi sono provati anche da un altro file contente quella che sembra la trascrizione di un diario: «Ho rovinato il loro viaggio e io sarei quella drammatica perché quel grasso schifoso mi ha morso! Mi ha buttato a terra e sangue ovunque sul tappeto di Jeffrey e io sarei il problema? Chi c.. morde qualcuno? Malato! Nessuno è così importante e Leon può andare a farsi fottere».
Un’altra vittima (sentita da Christensen) descrive uno stupro intorno al 2001-2002 nella residenza di Epstein a Manhattan. Poi c’è un’altra ragazza di 16 anni affetta da autismo che, nel 2002, sarebbe stata violentata con sex toys sempre in quella abitazione (probabilmente è la stessa di una causa intentata nel 2023 e non ancora conclusa, con l’imputato che nega categoricamente ogni accusa). Un ulteriore file identifica una vittima trafficata dal 2001 alla fine del 2004 da una persona legata al network Epstein/Maxwell, costretta a rapporti sessuali con almeno 25 uomini diversi. La giovane, secondo il documento, fu portata alla villa di Epstein a Manhattan per incontrare Leon Black (descritto come «amico speciale» dell’uomo), che con Epstein parlava di lei come di una bambina «di 10 anni». Referti medici indicano traumi da abusi sessuali, inclusa lacerazione rettale e riferimenti a stupro violento. Insomma, di quest’uomo sono attestati passaggi di denaro verso un condannato per traffico sessuale e abusi su minori, e al contempo contro di lui sono state lanciate diverse accuse per violenze sessuali. Ad oggi, ancora nessuna incriminazione.
Secondo quanto ricostruito da Chi l’ha visto?, nei documenti desecretati ci sarebbe anche un riferimento a Maddie McCann, la bimba inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori. Un testimone del 2009, dopo aver visto in tv la foto di Ghislaine Maxwell, ha notato una somiglianza con la donna che aveva visto insieme a una bambina simile a Maddie. L’identikit fornito all’epoca presenta diversi punti in comune con la socia di Epstein.
E se nello staff di Keir Starmer ieri è caduta un’altra testa, quella del capo del Civil Service, il numero uno dei funzionari pubblici del Regno Unito, e segretario del Consiglio di gabinetto, sir Chris Wormald, in Norvegia, intanto, la polizia ha perquisito l’abitazione a Oslo dell’ex primo ministro laburista Thorbjorn Jagland, indagato per corruzione aggravata nell’ambito di quanto emerso dagli Epstein files. A Jagland è stata revocata l’immunità dal Consiglio d’Europa, di cui è stato segretario generale dal 2009 al 2019. L’uomo, inoltre, è stato presidente del comitato Nobel norvegese (quello, per intenderci, che assegna il Nobel per la pace) dal 2009 (anno in cui lo vinse Obama) al 2015. Un altro bel ritratto della galassia liberal, quella che per decenni si è autoproclamata argine morale del mondo.
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Sarah Kellen, assistente del faccendiere, teneva l’elenco delle «massaggiatrici»: non è mai stata processata. Leon Black, fondatore di Apollo Global Management, è stato accusato di violenze. Eppure non è incriminato.L’ala liberal delle élites mondiali sta uscendo con le ossa rotte dal rilascio degli Epstein files. La sinistra statunitense (e quella europea che la rincorre a fatica) cerca pretestuosamente di rigirare lo scandalo contro Donald Trump - in Italia ci provano con Matteo Salvini -, ma la rete del faccendiere era notoriamente intrecciata coi democratici, di cui è stato un generoso finanziatore per anni. Oltre alla solita battaglia destra-sinistra, però, c’è una partita più ampia e bipartisan: quella per la trasparenza. La sta conducendo, fosse anche per mere ambizioni personali, il repubblicano Thomas Massie, e il suo pressing sta dando frutti, anche a costo di far vacillare la figura della procuratrice generale Pam Bondi. Massie, in un’intervista rilasciata mercoledì, ha raccontato di un’inusuale cena dell’anno scorso a cui Bondi aveva invitato tutti i rappresentanti repubblicani. A un certo punto le ha chiesto: «Quando esce la prossima tranche di file?». Risposta di Bondi: «Tutto ciò che resta è materiale pornografico con bambini, ed è disgustoso. Nessuno vuole vedere quella roba».In primo luogo, dunque, il ministro della Giustizia di Trump non ha detto la verità. È comprensibile cercare un equilibrio tra trasparenza e buon senso - il rischio di una caccia alle streghe è altissimo, basta vedere le squallide operazioni in corso per far passare lo scandalo come un affaire nero - ma quanto fatto finora non basta. Una fetta importante del mondo Maga ora chiede le dimissioni di Bondi, nonostante Trump la difenda a spada tratta (ieri l’ha elogiata sul suo social Truth). In secondo luogo, le frasi della Bondi confermano, ancora una volta, l’esistenza di materiale inimmaginabile. Lo aveva già anticipato il suo vice Todd Blanche in conferenza stampa: «Abbiamo escluso le immagini riguardanti morte, violenze fisiche e ferite». Nessun complotto: lo hanno detto le autorità stesse. E se si vuole limitare la caccia alle streghe, forse è il caso che vengano chiariti i tanti punti oscuri rimasti. Per esempio, oltre al già menzionato su queste pagine Les Wexner, miliardario ed ex numero uno di Victoria Secret, nei fogli delle indagini dell’Fbi compare tra i «co-conspirator» anche Sarah Kellen (per intenderci, nella stessa lista c’è anche la compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell, condannata a 20 anni di carcere). Assistente personale del faccendiere, gestiva la logistica quotidiana dello sfruttamento sessuale: teneva elenchi di giovani donne da reclutare come «massaggiatrici», prenotava i loro viaggi, era una habitué del Lolita Express. Diverse vittime hanno testimoniato di essere state accompagnate da lei nella stanza dei massaggi a Palm Beach, con l’ammonizione di non fiatare su ciò che accadeva. Particolare non da poco, è stata nominata come co-conspiratrice non incriminata (insieme a Nadia Marcinkova, Lesley Groff e Adriana Ross) anche nell’accordo di non-prosecuzione del 2008, cioè durante la prima indagine in cui è stato condannato Epstein. Nella sentenza del 2022 su Maxwell, il giudice federale Alison Nathan ha descritto Sarah Kellen come «partecipante consapevole e criminalmente responsabile» nella cospirazione. Eppure, non risulta abbia avuto processi a carico. Un’altra figura più che controversa è quella di Leon Black, miliardario co-fondatore di Apollo Global Management, una delle più grandi società di private equity al mondo, con un patrimonio stimato in oltre 10 miliardi di dollari. Black ha versato a Epstein almeno 158 milioni tra il 2012 e il 2017 (alcuni documenti indicano 170 milioni) per presunti servizi di consulenza fiscale e patrimoniale, ma molti pensano - con delle buone ragioni - che il denaro servisse ad altro. Nel luglio 2023 (accordo siglato a gennaio dello stesso anno), Black ha pagato 62,5 milioni di dollari in contanti alle Isole Vergini per risolvere potenziali rivendicazioni civili legate a Epstein, ottenendo in cambio immunità da future azioni civili nel territorio. Su Black, però, grava l’ombra di testimonianze e accuse che vanno ben al di là della sfera civile. Un’email risalente al 2023 dell’importante avvocato Jeanne M. Christensen menziona dieci ragazze che avrebbero denunciato aggressioni sessuali da parte di Black. Il legale, inoltre, esprime indignazione per il fatto che non siano state rivolte accuse penali contro il miliardario. Un’altra email, verosimilmente interna a qualche ufficio investigativo statale o federale, ha come oggetto quella che sembra la testimonianza di una vittima di Black sempre difesa da Christensen. Si tratta di una donna abusata per 7-8 anni, con cui Black si sarebbe macchiato di violenze sessuali terribili: le mordeva parti della vagina, eccitandosi per la violenza, causandole dolore estremo. Atti analoghi sono provati anche da un altro file contente quella che sembra la trascrizione di un diario: «Ho rovinato il loro viaggio e io sarei quella drammatica perché quel grasso schifoso mi ha morso! Mi ha buttato a terra e sangue ovunque sul tappeto di Jeffrey e io sarei il problema? Chi c.. morde qualcuno? Malato! Nessuno è così importante e Leon può andare a farsi fottere».Un’altra vittima (sentita da Christensen) descrive uno stupro intorno al 2001-2002 nella residenza di Epstein a Manhattan. Poi c’è un’altra ragazza di 16 anni affetta da autismo che, nel 2002, sarebbe stata violentata con sex toys sempre in quella abitazione (probabilmente è la stessa di una causa intentata nel 2023 e non ancora conclusa, con l’imputato che nega categoricamente ogni accusa). Un ulteriore file identifica una vittima trafficata dal 2001 alla fine del 2004 da una persona legata al network Epstein/Maxwell, costretta a rapporti sessuali con almeno 25 uomini diversi. La giovane, secondo il documento, fu portata alla villa di Epstein a Manhattan per incontrare Leon Black (descritto come «amico speciale» dell’uomo), che con Epstein parlava di lei come di una bambina «di 10 anni». Referti medici indicano traumi da abusi sessuali, inclusa lacerazione rettale e riferimenti a stupro violento. Insomma, di quest’uomo sono attestati passaggi di denaro verso un condannato per traffico sessuale e abusi su minori, e al contempo contro di lui sono state lanciate diverse accuse per violenze sessuali. Ad oggi, ancora nessuna incriminazione. Secondo quanto ricostruito da Chi l’ha visto?, nei documenti desecretati ci sarebbe anche un riferimento a Maddie McCann, la bimba inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori. Un testimone del 2009, dopo aver visto in tv la foto di Ghislaine Maxwell, ha notato una somiglianza con la donna che aveva visto insieme a una bambina simile a Maddie. L’identikit fornito all’epoca presenta diversi punti in comune con la socia di Epstein.E se nello staff di Keir Starmer ieri è caduta un’altra testa, quella del capo del Civil Service, il numero uno dei funzionari pubblici del Regno Unito, e segretario del Consiglio di gabinetto, sir Chris Wormald, in Norvegia, intanto, la polizia ha perquisito l’abitazione a Oslo dell’ex primo ministro laburista Thorbjorn Jagland, indagato per corruzione aggravata nell’ambito di quanto emerso dagli Epstein files. A Jagland è stata revocata l’immunità dal Consiglio d’Europa, di cui è stato segretario generale dal 2009 al 2019. L’uomo, inoltre, è stato presidente del comitato Nobel norvegese (quello, per intenderci, che assegna il Nobel per la pace) dal 2009 (anno in cui lo vinse Obama) al 2015. Un altro bel ritratto della galassia liberal, quella che per decenni si è autoproclamata argine morale del mondo.
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La leggenda di San Valentino nasce agli albori quasi del cristianesimo. La alimenta Papa Gelasio che alla fine del quinto secolo volle porre fine all’ultimo rito pagano di massa rimasto a Roma: i Lupercalia. Erano i tre giorni – tra il 13 e il 15 febbraio - dedicati al dio Fauno in richiesta di protezione dai lupi e di fertilità delle greggi e delle donne che imponevano sacrifici animali, corse rituali e promesse d’amore per facilitare le gravidanze. Il Papa pensò che il martirio di Valentino da Terni, che si era prodigato per l’unione di una giovane a cui aveva fatto la dote e aveva guarito con l’amore il figlio epilettico del filosofo Cratone, si prestasse a interpretare questo afflato d’amore e di fertilità che i Lupercalia interpretavano. E pure il giorno era giusto, così il Santo le cui spoglie riposano dal 14 febbraio 273 a Terni è divenuto il protettore degli innamorati quanto degli epilettici (le chiavi di San Valentino in ricordo di quando il religioso si chiuse nella stanza per guarire il figlio di Cratone venivano donati come protezione ai neonati).
Ma la cosa singolare è che questo culto si è sviluppato più nei paesi nordici e nelle chiese riformate che non nel cattolicesimo. Saranno operazioni di marketing – come quella inventata da Federico Seneca che infila nei cioccolatini messaggi d’amore in ricordo di quelli che Luisa Spagnoli si scambiava con Giovanni Buitoni – che partono con i bigliettini profumati di Valentina Heter a sancire a cavallo tra Ottocento e Novecento la festa di San Valentino come ode all’amore. E l’idea dei bigliettini è ripresa alla grande visto che oggi alla cattedrale di Terni arrivano migliaia di lettere con le promesse d’amore: particolare curioso è che quasi un terzo di questa «corrispondenza del cuore» arriva dal Giappone dove la ricorrenza di San Valentino è sentitissima.
I regali? Non siate invadenti. Meglio i cioccolatini accompagnati però da un biglietto scritto con sentimento o i fiori. Non siate banali con le solite rose rosse. Ci sono altre essenze che indicano la passione: i tulipani di colore rosso, la ginestra indica intimità, ma se la passione è già scoppiata. Volete fare una proposta osè? Allora affidatevi alle orchidee. Desiderate invece comunicare che siete un po’ gelosi? Andate sul giallo, se invece il rapporto è solo all’inizio e volete dimostrare ammirazione: rose blu o rose bianche o anche dei lisiantus che comunicano determinazione, ma con dolcezza. Se invece l’intimità è forte un dono per San Valentino che funziona è scegliere il profumo preferito dall’amata o dal partner. Allora proviamo a fare un viaggio sentimentale in cucina e in cantina alla ricerca del regalino giusto. Partiamo.
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I piati dell’amore – Da sempre si è cercata la pozione magica, il filtro d’amore, ma anche il corroborante alimentare dei sentimenti. Allora proviamo a metter insieme un po’ d’ingredienti che fanno bene all’amore, avvertendo che tutte le cosiddette pietanze afrodisiache non hanno alcun effetto fisiologico, ma possono influenzare la psiche che è fondamentale per esprimere i sentimenti. Partiamo dalla Valnerina che «sfocia» a Terni e qui non si può non parlare di tartufi. In antico si pensava che avessero virtù eccitanti al punto che la Chiesa li proibiva a conversi e suore. Un pizzico di verità c’è perché il tartufo emana feromoni che anno a che fare con i richiami sessuali: dunque farrotto (il farro era il cereale della fertilità e del matrimonio in antico) al tartufo, tagliatele col nero pregiato e un succulento filetto ricoperto di scaglie di tartufo fanno al caso nostro. Nelle acque del Nera guizzano le trote e i trovano i gamberi di fiume, dunque sotto col pesce e segnatamente i crostacei che sono considerati egualmente molto coadiuvanti n’l'amore. Per esempio dei gamberoni flambè fanno tanta scena e molta atmosfera.
Tra i cibi afrodisiaci per eccellenza vanno messi i frutti di mare e le ostriche in particolare. Si usa accompagnarle con lo Champagne o anche con un ottimo Metodo classico italiano, ma è gastronomicamente un errore. Le ostriche vogliono vini «salati» dunque uno dei nostri grandi bianchi fermi va assai meglio. Tra i cibi afrodisiaci ci sono le fragole: stupite il/la vostra commensale con un risotto alle fragole (sono una primizia adesso e anche questo fa sorpresa) questo sì tirato con un vino che spuma. Un piatto afrodisiaco per eccellenza sono gli asparagi, fatti in involtino con pancetta al forno sono perfetti. Anche i carciofi hanno un forte potere afrodisiaco: si possono fare fritti, ma anche in insalata con scaglie di Parmigiano Reggiano o Grana sono perfetti (in questi caso occhio all’abbinamento col vino perché problematico).
Le carni non sono indicatissime come cibi dell’amore, potete fare un eccezione per dei medaglioni di filetti bardati abbondando col rosmarino, oppure per degli spiedini con pane croccante, salvia e funghi. Per i dolci non possono mancare il cioccolato (il bonnet o un morbido sono perfetti, ma anche la vecchia zuppa inglese fa la sua figura) e soprattutto le mandorle che sono il simbolo, anche sacro, della fertilità. Anche un po’ di cioccolatini al liquore, come pure il babà aiutano. Però il piatto afrodisiaco per eccellenza sarebbero gli spaghetti aglio, olio e peperoncino. Laglio magari disturba l’alito, ma insieme al peperoncino fluidifica ed è quello che ci vuole!
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Innamorarsi in cantina – È fuor di dubbio che gli spumanti siano i vini degli innamorati. Si può scegliere per avere i grandi metodo classico dalle quattro zone a più alta concentrazione di cantine specializzate anche se ormai tutta Italia spuma. Partendo dall’Alta Langa per fare il botto si può scegliere da Enrico Serafino rifermentazioni che passano gli 8 anni. In Oltrepò il Rosato di Monsupello di Angelo Boatti è stupendo. In Franciacorta c’è un presidio straordinario. Le bottiglie come la Vittorio Moretti Riserva di Terre Moretti o la Cuvée Anna Maria Clementi di Cà del Bosco sfidano i grandi francesi, ma siccome il rosa funziona ecco che si può affidarsi all’Assemblage due sempre di Terra Moretti in Rosa, al Rosato di Monterossa, oppure per bere più leggero un Saten come quello di Contadi Castaldi, un rosato come quello del Mosnel o il Saten di Ferghetina, sono perfetti. In Trentino si può fare un pas des deux con Madame Martis grandissimo Chardonnay e il suo «compagno» Monsieur Martis Pinot Meunier di grande suggestione entrambi di Maso Martis. Il Campione rimane il Giulio Ferrari riserva del Fondatore delle Cantine Ferrari da cui attingere anche il Perlè Rosè, mentre per uno Chardonnay d’impronta nobile il Conte Federigo di Bossi Fedrigotti è impeccabile. Andando al Sud gli spumanti di Daraprì sono di grande classe.
Tra i metodo Martinotti un rosato inimitabile sono il Rosa del Fae e il Casa Canevel Cuvée Rosa entrambi da Marzemini di Canevel. Ottimo in rosato Il Matia Vezzola di Costaripa e venendo verso il Centro Italia il Rosato di Fontezoppa va benissimo, ma qui nelle Marche una bottiglia suadente, affascinate, sbarazzina è La Passerina di Velenosi, come tra i Prosecco l’Asolo di Aneri. Da applausi il rosato di Donnafugata con l’etichetta di Dolce e Gabbana che scelta di classe. Se ha da essere festa di gran classe e allora sfidiamo il prezzo. In sequenza dal Toscana: Badia Passignano di Antinori, Il Castello di Nipozzano di Frescobaldi, il Paleo di Campolmi, un vino tutto al femminile come il Brunello di Montalcino Casato Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini, il Guidalberto della Tenuta San Guido (quella del Sassicaia) firmato da Grazia Grassini, l’Insoglio del Cinghiale di Tenuta di Biserno, i grandi rossi di Monteverro. E poi Villa Gresti il grandissimo Merlot di Guerrieri Gonzaga in Trentino, con in Alto Adige il Pinot Nero Meczan di Hofstatter in Piemonte il Barolo di Gagliardo. In Veneto lascitevi conquistare dal Costasera di Masi o il Vajo Amaron di Serego Alighieri: il primo parla di Romeo e Giulietta, il secondo di Palo e Francesca nei versi del loro avo Dante Alighieri. C’è una grande bottiglia come il Promis di Camarcanda – il tenimento bolgherese di Angelo Gaja oggi affidato ai tre figli Gaia, Rossana e Giovanni – che vale davvero la pena.
Un vino che affascina per potenza, equilibrio e stile è il Sagrantino di Montefalco Collepiano dell’Arnaldo Caprai. Bere un Falesco Montiano di Famiglia Cotarella è arrivare a vette eccelse. Andando al Sud come non lasciarsi incantare dal Radici di Mastroberardino o dal Terre Brune di Santadi e siamo in Sardegna. Tra i bianchi un posto assoluto tutte le bottiglie di Roberto di Di Meo (il Fiano è spettacolare), poi il Verdicchio Utopia di Montecappone nelle Marche dove s’incontrano grandissimi bianchi come il 25 ani della Monacesca, il Cambugiano di Bellisario, il Villa Bucci, il Casal di Serra di Umani Ronchi. Un posto speciale va riservato a tre bianchi assoluti: il Ronco delle Mele di Venica, il Terre Alte di Livio Felluga e il Pinot Bianco di Elena Walch. Questo è solo un modesto campionario di ciò che a San Valentino può scaldarvi il cuore.
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Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio a margine dell’incontro informale dei leader dell’Unione europea al Castello di Alden Biesen in Belgio.