True
2026-02-13
Dai Giochi a Sanremo: Mattarella è ubiquo
Sergio Mattarella con Federica Brignone dopo la vittoria in SuperG (Ansa)
«Io non tanto», ha sorriso lei nel tripudio degli spettatori, mentre il presidente tornava sugli spalti. Olimpia e foibe, Supergigante e referendum sulla giustizia, Alcide De Gasperi e Achille Lauro. Nessuno come lui sa unire personalità così lontane e padroneggiare materie tanto divergenti. Mattarella è il «presidente pop e top» (Mario Ajello, Il Messaggero). Ogni tocco un prodigio. Ogni parola una stilla. Eclettico, poliedrico, multitasking. Un capo dello Stato tanto in vetrina come lui non ce lo ricordiamo dai tempi di... Ecco, non ce lo ricordiamo. Sempre in prima fila. Protagonista. Risolutore. Catalizzatore. Sta bene su tutto, come il grigio.
Basta ascoltare i tg o leggere i giornali e i siti online. Una passerella dietro l’altra. Una tribuna. Un palco. Un pulpito. Un’esortazione, una prolusione, una premiazione. Non gli sfugge nulla. Oggi riceverà i big del Festival di Sanremo e chissà se all’ultimo, al Quirinale o all’Ariston, spunterà anche Roberto Benigni. Del resto, ormai gli uomini del presidente decidono chi fa o non fa le telecronache delle Olimpiadi, rinominate Mattarelliadi. Dare un’occhiata ai telegiornali Rai per credere. A proposito, proprio all’Ariston di tre anni fa, alla serata d’apertura del Festival officiato da Amadeus, l’uomo del Colle apparve per applaudire il monologo del comico toscano sulla Costituzione più bella del mondo.
Benigni si scoperchiò di elogi, inchini e riverenze e da allora re Sergio non si perde un riflettore o un selfie che sia uno. Un acrobata, un globetrotter delle passerelle. Le sue sono apparizioni. Come quelle dei santi. Infatti, «porta bene» (o no, Sofia?), scrive il giornalone unificato. Stende la sua grazia sulle gare degli italiani. Incoraggia, sprona, conforta. E come certi santi ha il dono dell’ubiquità. È dappertutto, contemporaneamente. A pranzo con gli atleti al Villaggio olimpico di Milano. Alla cena di gala con re, regine e capi di Stato. Alla Cerimonia inaugurale delle venticinquesime Olimpiadi invernali, ma anche a quella delle «quindicesime». «Un presidente rockstar», per l’ex capo del Cio Thomas Bach, stupito dai cori che l’hanno accolto a San Siro. Dal bagno di folla allo stadio al Quirinale per firmare il decreto di indizione del referendum sulla separazione delle carriere. In Parlamento alla commemorazione delle foibe. Al Circolo ufficiali della Marina militare di Cortina d’Ampezzo. A Casa Italia per festeggiare le medaglie di giornata evitando, però, appropriazioni indebite: «Sono degli atleti. Sono stato fortunato io a essere qui in questi giorni», precisa rispondendo al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che gli attribuisce capacità taumaturgiche.
È dovunque come Padre Pio. Anzi no, troppo brusco il frate di Pietrelcina. Come San Francesco, più soave e inclusivo. Più mainstream (purtroppo). Sorella neve e fratello Festival. Il presidente francescano. E anche un po’ bergogliano. Telefona agli atleti medagliati: «Pronto, c’è Arianna? Sei Olimpiadi e sei successi, una gara formidabile».
Il culto della personalità dilaga come un virus. Tutti pazzi per Matta. L’infodemia ha contagiato tg ammiragli e siti che predicano trasgressività e razzolano con l’establishment. I servizi dei notiziari sono un format di rosolio. Se re Sergio saluta la Goggia nel salottino del Circolo ufficiali diventa la notizia d’apertura dei tg serali. La strage in una scuola del Canada (nove morti e 27 feriti), il blocco navale per i migranti deciso dal governo e l’alleanza Italia Germania in Europa possono attendere. Sarà mica che, vista la fine del povero Auro Bulbarelli, silurato dalla telecronaca della Cerimonia d’apertura per aver anticipato il Matta a San Siro, è meglio tenersi buoni gli uomini del presidente?
Mattarella superstar nobilita ogni cosa che tocca. «Consegnato alla storia delle Olimpiadi il tram milanese pilotato da Valentino Rossi, a Cortina il presidente della Repubblica è arrivato in elicottero» (Monica Guerzoni, sul Corriere della Sera). A Predazzo stanno lustrando il gatto delle nevi. «Nel pomeriggio, neanche il tempo di arrivare da Trento, dove ha inaugurato la biblioteca dell’università dedicata ad Alcide De Gasperi, che subito vuole incontrare Goggia… Mattarella ama lo sport nel profondo. Lo conosce nelle pieghe tecniche e regolamentari» (Concetto Vecchio, Repubblica). Il senso di Matta per la neve. «Emozioni e speranze, ma anche dettagli tecnici perché è un appassionato, non si perde una gara e si interessa persino dell’altezza e della compattezza della neve (Guerzoni)». «Quanto è preparato», sussurra Sofia a Buonfiglio, «ma come fa a sapere tutto?», riporta il Corrierone. Infatti. È onnisciente. Mica ha un nutrito staff che lavora per lui. Però, chissà che fatica festeggiare gli ori azzurri. «Quando sono già le 23, decide di ricevere le due ragazze, Andrea Vötter e Marion Oberhofer: “Siete state favolose!”. Inevitabile il selfie (Vecchio)».
Oggi però si inaugurano le Sanremiadi. E ci saranno Carlo con la sua abbronzatura, Laura che non canta Bella ciao e tutti i big del Festival. Insomma, il presidente pop è sempre al top. E guai a chi rompe l’incantesimo come ha fatto ieri l’ex assessore alla Cultura di Livorno, Simone Lenzi, chiedendogli su X se sia ammissibile che un Procuratore capo come Nicola Gratteri, diffami «milioni di cittadini perbene che non la pensano come lui», dicendo che «voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria».
Chissà se re Sergio risponderà. Più facile che risponda all’invito di Buonfiglio che vorrebbe averlo sempre a Cortina a «portare bene». Circola voce che Sofia Goggia preferisca l’invio di un cartonato.
Continua a leggereRiduci
Il capo dello Stato salta con disinvoltura dalle Olimpiadi, in cui si intrattiene amabilmente con gli atleti, al Festival, passando per le foibe e i ricevimenti con gli statisti stranieri. E i media spandono saliva: «Porta fortuna ed è pure super competente».Oggi tocca a Carlo Conti e Laura Pausini. L’agenda di re Sergio è fittissima. Un impegno gravoso dopo l’altro e chissà come farà «il Matta» per altri quattro anni, fino al termine del secondo mandato. Comunque. Dopo gli auspici per Sofia Goggia, ieri, in trasferta sulle nevi di Cortina, si è complimentato con Federica Brignone per la medaglia in SuperG. «Ci contavo!», le ha detto, precipitandosi dalla tribuna sull’atleta a fine gara. «Io non tanto», ha sorriso lei nel tripudio degli spettatori, mentre il presidente tornava sugli spalti. Olimpia e foibe, Supergigante e referendum sulla giustizia, Alcide De Gasperi e Achille Lauro. Nessuno come lui sa unire personalità così lontane e padroneggiare materie tanto divergenti. Mattarella è il «presidente pop e top» (Mario Ajello, Il Messaggero). Ogni tocco un prodigio. Ogni parola una stilla. Eclettico, poliedrico, multitasking. Un capo dello Stato tanto in vetrina come lui non ce lo ricordiamo dai tempi di... Ecco, non ce lo ricordiamo. Sempre in prima fila. Protagonista. Risolutore. Catalizzatore. Sta bene su tutto, come il grigio. Basta ascoltare i tg o leggere i giornali e i siti online. Una passerella dietro l’altra. Una tribuna. Un palco. Un pulpito. Un’esortazione, una prolusione, una premiazione. Non gli sfugge nulla. Oggi riceverà i big del Festival di Sanremo e chissà se all’ultimo, al Quirinale o all’Ariston, spunterà anche Roberto Benigni. Del resto, ormai gli uomini del presidente decidono chi fa o non fa le telecronache delle Olimpiadi, rinominate Mattarelliadi. Dare un’occhiata ai telegiornali Rai per credere. A proposito, proprio all’Ariston di tre anni fa, alla serata d’apertura del Festival officiato da Amadeus, l’uomo del Colle apparve per applaudire il monologo del comico toscano sulla Costituzione più bella del mondo. Benigni si scoperchiò di elogi, inchini e riverenze e da allora re Sergio non si perde un riflettore o un selfie che sia uno. Un acrobata, un globetrotter delle passerelle. Le sue sono apparizioni. Come quelle dei santi. Infatti, «porta bene» (o no, Sofia?), scrive il giornalone unificato. Stende la sua grazia sulle gare degli italiani. Incoraggia, sprona, conforta. E come certi santi ha il dono dell’ubiquità. È dappertutto, contemporaneamente. A pranzo con gli atleti al Villaggio olimpico di Milano. Alla cena di gala con re, regine e capi di Stato. Alla Cerimonia inaugurale delle venticinquesime Olimpiadi invernali, ma anche a quella delle «quindicesime». «Un presidente rockstar», per l’ex capo del Cio Thomas Bach, stupito dai cori che l’hanno accolto a San Siro. Dal bagno di folla allo stadio al Quirinale per firmare il decreto di indizione del referendum sulla separazione delle carriere. In Parlamento alla commemorazione delle foibe. Al Circolo ufficiali della Marina militare di Cortina d’Ampezzo. A Casa Italia per festeggiare le medaglie di giornata evitando, però, appropriazioni indebite: «Sono degli atleti. Sono stato fortunato io a essere qui in questi giorni», precisa rispondendo al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che gli attribuisce capacità taumaturgiche.È dovunque come Padre Pio. Anzi no, troppo brusco il frate di Pietrelcina. Come San Francesco, più soave e inclusivo. Più mainstream (purtroppo). Sorella neve e fratello Festival. Il presidente francescano. E anche un po’ bergogliano. Telefona agli atleti medagliati: «Pronto, c’è Arianna? Sei Olimpiadi e sei successi, una gara formidabile».Il culto della personalità dilaga come un virus. Tutti pazzi per Matta. L’infodemia ha contagiato tg ammiragli e siti che predicano trasgressività e razzolano con l’establishment. I servizi dei notiziari sono un format di rosolio. Se re Sergio saluta la Goggia nel salottino del Circolo ufficiali diventa la notizia d’apertura dei tg serali. La strage in una scuola del Canada (nove morti e 27 feriti), il blocco navale per i migranti deciso dal governo e l’alleanza Italia Germania in Europa possono attendere. Sarà mica che, vista la fine del povero Auro Bulbarelli, silurato dalla telecronaca della Cerimonia d’apertura per aver anticipato il Matta a San Siro, è meglio tenersi buoni gli uomini del presidente?Mattarella superstar nobilita ogni cosa che tocca. «Consegnato alla storia delle Olimpiadi il tram milanese pilotato da Valentino Rossi, a Cortina il presidente della Repubblica è arrivato in elicottero» (Monica Guerzoni, sul Corriere della Sera). A Predazzo stanno lustrando il gatto delle nevi. «Nel pomeriggio, neanche il tempo di arrivare da Trento, dove ha inaugurato la biblioteca dell’università dedicata ad Alcide De Gasperi, che subito vuole incontrare Goggia… Mattarella ama lo sport nel profondo. Lo conosce nelle pieghe tecniche e regolamentari» (Concetto Vecchio, Repubblica). Il senso di Matta per la neve. «Emozioni e speranze, ma anche dettagli tecnici perché è un appassionato, non si perde una gara e si interessa persino dell’altezza e della compattezza della neve (Guerzoni)». «Quanto è preparato», sussurra Sofia a Buonfiglio, «ma come fa a sapere tutto?», riporta il Corrierone. Infatti. È onnisciente. Mica ha un nutrito staff che lavora per lui. Però, chissà che fatica festeggiare gli ori azzurri. «Quando sono già le 23, decide di ricevere le due ragazze, Andrea Vötter e Marion Oberhofer: “Siete state favolose!”. Inevitabile il selfie (Vecchio)».Oggi però si inaugurano le Sanremiadi. E ci saranno Carlo con la sua abbronzatura, Laura che non canta Bella ciao e tutti i big del Festival. Insomma, il presidente pop è sempre al top. E guai a chi rompe l’incantesimo come ha fatto ieri l’ex assessore alla Cultura di Livorno, Simone Lenzi, chiedendogli su X se sia ammissibile che un Procuratore capo come Nicola Gratteri, diffami «milioni di cittadini perbene che non la pensano come lui», dicendo che «voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria». Chissà se re Sergio risponderà. Più facile che risponda all’invito di Buonfiglio che vorrebbe averlo sempre a Cortina a «portare bene». Circola voce che Sofia Goggia preferisca l’invio di un cartonato.
La portaerei statunitense USS Gerald R. Ford (Ansa)
La decisione, confermata da funzionari americani, segna un passaggio significativo nella postura strategica di Washington, che dopo mesi di attenzione rivolta all’emisfero occidentale torna a concentrare uomini e mezzi nel teatro mediorientale. Il gruppo d’attacco della Ford, dopo aver operato nei Caraibi e nel Mediterraneo, si sta dirigendo verso il Golfo dove si unirà alla USS Abraham Lincoln e ad altre unità già presenti nell’area. Si tratta di una concentrazione navale che non può essere letta come una semplice rotazione operativa. La Ford non è una portaerei qualsiasi: rappresenta il vertice tecnologico della potenza aeronavale americana, capace di sostenere un ritmo di operazioni aeree più intenso rispetto alle generazioni precedenti. Con i suoi caccia e velivoli da sorveglianza, offre ai comandanti sul campo una capacità immediata di attacco e di controllo dello spazio aereo. Il dispiegamento avviene mentre il presidente Donald Trump aumenta la pressione diplomatica sull’Iran affinché accetti concessioni sul proprio programma nucleare. Un primo round di colloqui si è svolto la scorsa settimana, ma il clima resta teso. Trump ha ribadito di essere disponibile a un accordo, ma ha anche avvertito che le conseguenze di un mancato compromesso sarebbero «molto gravi». È la classica strategia del bastone e della carota: dialogo aperto, ma con una dimostrazione di forza tangibile alle spalle. La scelta di inviare la Ford ha anche un significato politico interno al sistema militare americano. In autunno, quando la nave era stata spostata nei Caraibi per supportare operazioni legate ai sequestri di petroliere e alla pressione sul Venezuela, per la prima volta in decenni non vi era alcuna portaerei assegnata stabilmente né al Comando Centrale né al Comando Europeo. Ora la priorità torna chiaramente il Medio Oriente. È un segnale rivolto tanto a Teheran quanto agli alleati regionali, in particolare Israele e le monarchie del Golfo.
Ma un’eventuale operazione militare contro l’Iran aprirebbe scenari estremamente complessi e rischiosi. Teheran non è un attore isolato né privo di strumenti di risposta. Oltre alle proprie capacità missilistiche e navali, dispone di una rete di alleati e milizie in Iraq, Siria, Libano e Yemen. Un attacco diretto contro il territorio iraniano potrebbe innescare una reazione su più fronti, trasformando un’operazione circoscritta in una crisi regionale estesa. Le basi americane nel Golfo diventerebbero obiettivi potenziali, così come le infrastrutture energetiche dei Paesi alleati di Washington. Uno dei punti più sensibili resta lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale. Anche senza una chiusura formale, basterebbero attacchi mirati o operazioni di disturbo per provocare un’impennata immediata dei prezzi energetici, con ripercussioni sui mercati globali e sull’inflazione. In un contesto economico già fragile, un’escalation nel Golfo avrebbe effetti ben oltre la regione. C’è poi il rischio di una radicalizzazione ulteriore del programma nucleare iraniano. Un intervento militare potrebbe convincere la leadership di Teheran che l’unica garanzia di sopravvivenza sia accelerare verso una soglia nucleare pienamente operativa. Paradossalmente, un’azione pensata per impedire il consolidamento delle capacità atomiche iraniane potrebbe rafforzarne la determinazione.
Sul piano geopolitico, un conflitto aperto offrirebbe a Russia e Cina l’opportunità di consolidare ulteriormente il proprio asse con l’Iran in funzione anti-occidentale. Mosca potrebbe fornire supporto tecnico o intelligence, mentre Pechino, principale acquirente del greggio iraniano, avrebbe tutto l’interesse a evitare un crollo del regime che destabilizzi le rotte energetiche. Il confronto rischierebbe così di assumere una dimensione sistemica, andando oltre il dossier nucleare. Infine, c’è la questione dei costi e della durata. L’Iran è un Paese vasto, con una popolazione numerosa e una struttura militare articolata. Anche un’operazione limitata contro siti nucleari o infrastrutture strategiche non garantirebbe risultati definitivi. Il rischio di un coinvolgimento prolungato, con attacchi di ritorsione e una spirale di escalation, è concreto. Gli Stati Uniti si troverebbero di fronte alla prospettiva di un nuovo fronte aperto in una regione già segnata da conflitti irrisolti.
Il dispiegamento della USS Gerald R. Ford non equivale automaticamente a una decisione di guerra, ma rappresenta un messaggio inequivocabile. Washington vuole mantenere la credibilità della deterrenza mentre negozia. Resta però da capire se la dimostrazione di forza contribuirà a sbloccare il dialogo o se, al contrario, spingerà le parti verso un punto di non ritorno. In Medio Oriente, la linea che separa la pressione strategica dall’escalation militare è spesso più sottile di quanto appaia.
Continua a leggereRiduci
Nicola Gratteri (Ansa)
Una affermazione che non poteva non suscitare pesanti reazioni, in primis dal Csm: ieri il consigliere laico Enrico Aini ha annunciato che «sarà proposta l’apertura di una pratica presso il Comitato di presidenza del Csm. L’iniziativa è finalizzata a verificare se le affermazioni pubbliche rese possano rilevare nel procedimento di valutazione di professionalità del magistrato, con particolare riferimento al requisito dell’equilibrio, essenziale nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e nella tutela del prestigio dell’ordine giudiziario. Contestualmente, sarà interessato il procuratore generale presso la Corte di cassazione per valutare l’eventuale sussistenza di profili disciplinari». Reazioni stizzite (eufemismo) anche da parte dei sostenitori del Sì: «Lo denuncio», è il laconico commento del vicepremier Matteo Salvini. «Sono sconcertato», ha attaccato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, «mi domando se l’esame psico-attitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera». «Gravissime le parole del procuratore Gratteri (che ha fatto registrare sui social un sentiment negativo nell’87,9% delle interazioni, ndr)», commenta il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, «indegne da parte di chi dovrebbe rappresentare la magistratura». «Sono una persona perbene», scrive sui social il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, «non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere. E voterò convintamente Sì al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani». «Sul referendum», argomenta il presidente del Senato, Ignazio La Russa, «ho sempre auspicato un dibattito sereno, un confronto civile tra le diverse posizioni. Rimango pertanto basito dalla grave dichiarazione rilasciata dal Procuratore Nicola Gratteri. Offende milioni di cittadini che non voteranno come lui». «Caro Gratteri», protesta sui social il Comitato nazionale Sì riforma, «la invitiamo a chiedere scusa immediatamente ai milioni di italiani che voteranno Sì, compresi tutti i membri di questo comitato, tra i quali vi sono tanti magistrati suoi colleghi. Nessuno, lei compreso, è detentore della moralità e dell’etica pubblica. Questa presunzione di superiorità morale è francamente insopportabile». «E insomma: arrestateci tutti», sottolinea il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, di Forza Italia, «signor procuratore Gratteri, prepari milioni di pagine da riempire nel registro degli indagati dove saranno elencati i milioni di cittadini perbene che con il loro Sì approveranno la riforma costituzionale». «Sono davvero sconcertato», ha protestato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, di Forza Italia, «si tratta di affermazioni estremamente gravi, che infangano la Calabria e che gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità».
Intanto ieri il Pd si è distinto per una brutta figura. Sui social del partito è apparso un video con le immagini le immagini di Stefania Constantini e Amos Mosaner, impegnati nel doppio misto di curling ai Giochi olimpici, per promuovere la campagna per il No. Rimosso dopo le proteste dei due atleti, del Coni e Federazione italiana sport del ghiaccio.
Continua a leggereRiduci