sergio mattarella

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Vanno tutti all’assalto di Petrecca ma nessuno osa toccare Mattarella
Paolo Petrecca (Imagoeconomica)
La telecronaca contestata del direttore di Rai Sport nasce perché ha sostituito il vice Bulbarelli, dopo le telefonate di fuoco del portavoce del Quirinale. Il motivo? Aver svelato la «sorpresa» di Re Sergio.

Una valanga di critiche ha seppellito il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca. La sua telecronaca «imbarazzata» della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina è diventata un clamoroso caso politico. I giornali le hanno dedicato «fiumi di parole», ma a nessun cronista è saltato in mente di scrivere il nome proibito o ineffabile: non Jahvè, ma Quirinale.

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Caro Mattarella, la medaglia della melassa è sua
Sergio Mattarella (Ansa)

Caro presidente Mattarella, le scrivo perché sono preoccupato per lei: non dev’essere facile sopravvivere all’ondata di melassa che la sta travolgendo. Dopo la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi, per dire, lei è diventato «il volto umano nell’era della disumanizzazione», «un modello di pace al tempo delle guerre», il «nuovo Pertini» ma anche «il Bearzot d’Italia», il «custode vero del nostro sport», dotato di «evidente simpatia umana», ma anche conoscitore «a menadito delle regole del tennis, della pallavolo e di una quantità imprecisata di discipline minori» (ma certo, le discipline minori: non è stato forse lei a scrivere le regole del curling?).

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Si accende la fiamma delle Olimpiadi diffuse senza spettacolini queer
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali allo stadio di San Siro (Ansa)
La cerimonia d’apertura è un inno all’italianità. Coinvolte tutte le località. Canzoni e citazioni di grandi poeti. Ma che tristezza i fischi all’ingresso della squadra israeliana.

Dopo aver visto Roberto Fico andare in autobus a Montecitorio e Carlo Cottarelli salire al Quirinale con lo zainetto, Sergio Mattarella aveva un sogno: farsi portare a un evento istituzionale in tram. Il presidente della Repubblica ci riesce nella notte olimpica, sul vecchio «gamba de legn» giallo guidato da Valentino Rossi che si ferma davanti a San Siro in nerazzurro (lui è interista). Il tricolore sale sul pennone, Laura Pausini intona l’inno di Mameli tarpato del sì finale. E la Cerimonia d’apertura dei XXV Giochi invernali può cominciare. Per 14 giorni l’Italia sarà al centro del mondo dello Sport mondiale.

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Re Sergio scopre la libertà e frena il governo
Sergio Mattarella (Ansa)
Al presidente, che per il «Corriere» è un «raffinato giurista» con la Carta nel cuore, non vanno giù le misure di Giorgia Meloni contro le violenze di piazza. Eppure gli stessi principi li ha lasciati calpestare durante la pandemia, con green pass e repressione.

A quanto pare Sergio Mattarella è preoccupato. Per la guerriglia scatenata da bande di manifestanti violenti a Torino? Per la decisione della magistratura di scarcerare alcuni dei partecipanti agli scontri? Oppure per il mancato accoglimento da parte dell’opposizione dell’offerta di varare insieme misure che assicurino agli italiani di non essere ostaggio di rapinatori, spacciatori e stupratori? Niente di tutto questo. A impensierire il capo dello Stato è il decreto Sicurezza che il governo si appresta a varare.

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Così stasera Mattarella può evitare la solita sbobba in tv
Sergio Mattarella (Ansa)
Consigli non richiesti per un discorso da vero presidente.

Se fossi Mattarella stasera cambierei registro nel messaggio di fine anno rivolto agli italiani. Dopo undici anni di discorsi sulla stessa linea se non sullo stesso copione, vale a dire il patriottismo della Costituzione, la Repubblica antifascista nata dalla Resistenza, l’Italia come concessionaria locale dell’Unione europea e lo Stato nazionale come un franchising del marchio Ue-Nato, cercherei di dire qualcosa di nuovo e di diverso, da un punto di vista generale. Non tornerei al patriottismo nazionale e non mi fermerei dentro i nostri confini, ma mi soffermerei su un’altra prospettiva più universale: l’umanità è in pericolo, rischia di perdersi e non poter tornare più indietro. Non si tratta della minaccia nucleare o ambientale, delle guerre e delle autocrazie imperanti ma di qualcosa di più radicale e perfino più tangibile: la disumanizzazione del mondo.

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