Lo scontro tra correnti all’interno della magistratura regala ogni giorno un nuovo «sanguinoso» capitolo. L’ultimo riguarda la Scuola superiore delle toghe. Il 18 febbraio il presidente Sergio Mattarella si è presentato a Palazzo Bachelet per richiamare tutti alla responsabilità, consiglieri, magistrati, politici. Ma appena il capo dello Stato ha lasciato lo scranno presidenziale, le correnti hanno ricominciato a farsi la guerra e si sono spaccate su quattro nomine discusse.
Una è stata quella del procuratore di Viterbo Mario Palazzi a membro del comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura (che garantisce alle toghe una formazione permanente), dopo il suo ricorso al Tar. Infatti, inizialmente, al progressista Palazzi il Csm aveva preferito il collega conservatore Roberto Peroni Ranchet. Ma il procuratore ha fatto ricorso e la giustizia amministrativa gli ha dato ragione.
Così il Csm ha dovuto rivotare e si è spaccato in due: 15 a 14. La corrente conservatrice di Magistratura indipendente e i laici di destra hanno insistito su Peroni Ranchet, mentre i progressisti hanno sostenuto, vincendo, Palazzi.
Che, però, nel frattempo aveva ottenuto un’altra poltrona. E si è trovato con due incarichi da dover gestire. Un’anomalia che, ieri, ha mandato in tilt il comitato direttivo della Scuola.
L’organo collegiale in cui è entrato Palazzi è composto da 12 membri: sette sono magistrati, sei dei quali nominati da Palazzo Bachelet.
L’insediamento «d’imperio» del procuratore ha spostato l’ago della bilancia del comitato verso sinistra e, ieri, ha causato un piccolo terremoto: cinque laici hanno abbandonato la seduta e fatto mancare il numero legale. Il tutto è accaduto nella sede napoletana della Scuola (ce ne sono anche una a Roma e una a Scandicci), subito dopo che il presidente Mattarella aveva inaugurato in pompa magna l’anno formativo dell’istituto.
A prendere la decisione sono stati i laici nominati dal ministero della Giustizia: i professori Mauro Paladini e Stefano Dorigo, gli avvocati Federico Vianelli e Pier Lorenzo Parenti e Ines Marini, ex presidente Corte d’Appello di Venezia.
A questo gruppo si unisce spesso Loredana Nazzicone, di Magistratura indipendente. Sino a quando non è arrivato Palazzi, rinforzava la componente dei moderati anche Peroni Ranchet, pure lui di Mi.
Dunque sino a ieri i conservatori potevano contare su una maggioranza di 7 membri.
Ma l’arrivo di Palazzi, come detto, ha modificato gli equilibri: adesso gli schieramenti si equivalgono, ma il voto della presidente Silvana Sciarra, in caso di parità, vale doppio.
La professoressa è stata al vertice della Corte costituzionale in quota Pd, è stata nominata alla Scuola dal Csm e poi eletta presidente all’unanimità, dal momento che tutti confidavano che una ex presidente della Consulta avrebbe gestito in modo equilibrato e imparziale l’istituto.
Ma adesso il centrodestra le contesta una conduzione di parte della Scuola.
Nel centrodestra circola un aneddoto: l’anno scorso il Fatto Quotidiano arrivò a ipotizzare un piano del professor Paladini per spostare a destra l’istituzione e condizionare la formazione dei nuovi magistrati nonché i corsi sulla bioetica e sull’immigrazione. Il comitato deliberò la necessità di inviare al giornale una rettifica che, però, la Sciarra si sarebbe rifiutata di inviare.
La docente godrebbe del sostegno di quasi la totalità dei magistrati scelti dal Csm: Fabio Di Vizio e Gianandrea Chiesi (Unicost), Roberto Giovanni Conti e Vincenzo Sgubbi (Area/Md), oltre che ovviamente Palazzi.
Uno smottamento a sinistra che potrebbe assicurare la conferma di Sciarra, in scadenza il prossimo 13 marzo.
Secondo alcuni la decisione di far assumere a Palazzi subito le funzioni al posto di Peroni Ranchet sarebbe dettata proprio dalla volontà di garantire il bis al presidente.
Ieri i membri laici del comitato hanno segnalato che il Csm, dopo la nomina, non ha deliberato il necessario collocamento fuori ruolo o l’esonero parziale dall’attività giurisdizionale di Palazzi, come previsto dalla legge.
I membri vicini al centrodestra sostengono che, senza questo atto e l’indispensabile decreto ministeriale di conferma, Palazzi non possa considerarsi componente in carica del comitato direttivo.
E ritengono che andrebbe prorogato l’incarico di Peroni Ranchet, come già accaduto in casi analoghi.
Per discutere di tali questioni, lunedì, Paladini, Parenti e Vianelli avevano richiesto una convocazione straordinaria del comitato.
L’istanza non è stata accolta da parte del presidente e, ieri, la Sciarra ha comunicato «la presa di servizio» da parte di Palazzi.
Per i laici di nomina governativa si tratterebbe di «un atto illegittimo e abnorme» e ufficializzare l’ingresso nel comitato del procuratore di Viterbo senza attendere le successive deliberazioni del Csm integrerebbe non tanto una «mera irregolarità procedurale», ma un «vulnus istituzionale».
A questo punto la minoranza ha chiesto al presidente di revocare immediatamente l’atto di assunzione delle funzioni e a Palazzi di abbandonare il comitato direttivo per consentirne il regolare svolgimento dei lavori.
Non avendo ricevuto soddisfazione i cinque membri laici, come anticipato, hanno abbandonato la riunione, facendo mancare il numero legale, in quanto ogni deliberazione eventualmente adottata risulterebbe «affetta da nullità assoluta» e in grado di esporre la Scuola a contenziosi amministrativi.
Otto consiglieri del Csm hanno immediatamente chiesto al comitato di presidenza di Palazzo Bachelet di svolgere i necessari accertamenti sulla controversa vicenda.
«L'iniziativa è volta a ribadire la necessità che i
rapporti tra il Csm e la Scuola superiore della magistratura siano improntati alla massima collaborazione istituzionale e al rispetto delle rispettive competenze, nonché ad assicurare il corretto svolgimento delle procedure previste dall’ordinamento e la piena coerenza delle determinazioni consiliari con il quadro normativo di riferimento», è stato puntualizzato in una nota.
Questa storia conferma ancora una volta come intorno alla magistratura si combattano tutti i giorni guerre ideologiche tra opposte fazioni. Uno stato di tensione permanente che il sorteggio previsto dalla riforma Nordio per le nomine al Csm si spera possa almeno stemperare.



