Pedro Sánchez ha un piano per rilanciare l’economia di Ceuta, o forse per comprare il consenso dei ceutini. Ma sicuramente arriva tardi, vale una frazione del danno e assomiglia a proposte già avanzate dall’opposizione.
Secondo El Paìs, il governo sta varando un piano di rilancio per Ceuta dopo la crisi migratoria di fine luglio. Fonti interne al ministero dell’Economia avrebbero confermato l’eventualità, pur senza sbilanciarsi su cifre e dettagli. Secondo le prime ipotesi, almeno 15 milioni verrebbero stanziati per sostenere le attività commerciali attraverso agevolazioni fiscali, riduzioni dei contributi e aiuti diretti. Questa cifra si assommerebbe ai 6 milioni già destinati per l’emergenza umanitaria. Inoltre, martedì prossimo si riunirà il Consiglio dei ministri per approvare un ulteriore fondo da 25 milioni per la gestione dei minori non accompagnati (tra cui anche 500 minori di sesso femminile).
Ma il piano di rilancio non riguarda solo l’economia. Si prevede, infatti, di rafforzare la sanità e la giustizia, oltre a trovare una protezione marittima più stabile, ai confini della città, rispetto all’attuale barriera galleggiante. Il vicepresidente e ministro dell’economia, Carlos Cuerpo, sarà a Ceuta la prossima settimana per incontrare il governo locale, le associazioni imprenditoriali e le categorie più colpite. Sicuramente questo insieme di misure verrà erogato a scaglioni, con decreti successivi e non tutto martedì prossimo.
Il piano arriva dopo i danni della crisi
El Paìs, pur essendo vicino a Moncloa, riconosce che «il governo è consapevole che la crisi di Ceuta ha gravemente danneggiato la sua credibilità». Difficilmente, però, questo nuovo pacchetto di misure riuscirà a riacquistare la fiducia dei ceutini. Non solo perché arriva tardivamente, dopo tre settimane dall’inizio della crisi, ma anche perché diversi elementi suggeriscono scetticismo.
L’invasione di oltre 70.000 persone in una città di soli 85.000 abitanti porta inevitabilmente delle conseguenze. Negli scorsi giorni, la Camera di commercio di Ceuta ha quantificato le perdite economiche della città a oltre 30 milioni: una cifra destinata a crescere ma che già impatta all’1,4% del Pil della città e al 17% del Pil mensile. Nel dettaglio: diverse attività commerciali hanno chiuso le serrande registrando un calo delle vendite tra il 50% e il 75%; circa il 90% dei viaggi estivi è stato cancellato insieme alle feste patronali; alcune fasce del turismo sono rimaste completamente paralizzate.
A Ceuta il conto della crisi supera i 30 milioni
Dietro i numeri c’è il terrore dei cittadini e dei commercianti, le cui voci hanno riecheggiato nella stampa locale. «Devo andare ai magazzini per comprare le cose perché l’autista delle consegne non porta più nulla qui, visto che viene derubato» ha raccontato Leonor, che gestisce un negozio di alimentari, a The Objective. «È impossibile andare avanti così, ogni giorno è il terrore: quando non ci sono furti, ci sono problemi all’esterno»: le parole di Pedro, il gestore di un altro piccolo supermercato.
La rabbia arriva anche alla politica
L’esasperazione è presente anche tra le scrivanie della politica. Infatti, giovedì scorso, i presidenti di Ceuta e dell’Andalusia, rispettivamente, Juan Jesús Vivas e Juanma Moreno, si sono incontrati per valutare un pacchetto di iniziative a sostegno dell’economia ceutina. Tutto è avvenuto nel segno della critica al governo centrale, definendo «inadeguata» la sua gestione della crisi.
Così, numeri ed esasperazione suggeriscono un certo scetticismo intorno alle possibilità che il nuovo piano di rilancio possa sanare l’economia o il consenso. Il precedente del 2021 porta ulteriore sconforto. Quell’anno, «solo» 10.000 immigrati, all’incirca, invasero Ceuta e il suo tessuto commerciale impiegò anni per riprendersi.
A tutto ciò si aggiunge anche la beffa: Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito popolare, accusa il governo di avergli copiato due proposte, ma si rende disponibile a fornire ulteriore ispirazione.
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