ragazza travolta scafista
(Arma dei Carabinieri)

Scena da Lo Squalo. Il motoscafo con i migranti arriva a tutta velocità davanti alla spiaggia Su Giudeu di Chia, affollata di bagnanti nel pomeriggio del 16 agosto. S’impenna come impazzito, travolge una ragazza di 17 anni che sta facendo il bagno su un Sup (la tavola gonfiabile) con alcuni amici a pochi metri dalla battigia.

Lo scafista non rallenta, anzi sfrutta gli 85 cavalli del fuoribordo, vira fra le teste in acqua di gente terrorizzata e punta la Tuerredda – altro paradiso dei turisti nel Sud della Sardegna, mare cristallino da Caraibi – per tentare di far perdere le tracce e sbarcare. È il panico di Ferragosto, a pochi centimetri dal trasformarsi in tragedia. Mentre la giovane ferita viene soccorsa (rischia di annegare per lo shock) e il popolo di Instagram filma la scena, lo scafista e i 14 disperati algerini cercano di dileguarsi nell’entroterra. Invano, vengono fermati dai carabinieri.

La giovane, in vacanza con la famiglia, è subito trasferita in eliambulanza all’ospedale Arnas Brotzu di Cagliari; è in prognosi riservata ma non sembra in pericolo di vita. In serata un comunicato dell’ospedale conferma: «Al momento le condizioni cliniche sono monitorate e la prognosi resta riservata».

I migranti, tutti privi di documenti, sostengono di non essersi accorti dell’incidente; lo scafista (28 anni) viene arrestato per gravissime lesioni personali e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Non per omissione di soccorso, per ora. Sulla vicenda indaga la procura cagliaritana, il pm Gabriele Secci sta raccogliendo testimonianze e visionando i numerosi video amatoriali, utili per incriminare il passatore algerino. E forse decisivi per verificare l’involontarietà della manovra criminale, di questi tempi non scontata.

Nuovi sbarchi sulle spiagge: torna la rotta Algeria-Sardegna

Il dramma sfiorato va ben oltre la casualità e solleva l’attenzione su un fenomeno: proprio nei giorni di massima frequentazione le coste sarde sono tornate a essere un obiettivo. Lo conferma un secondo episodio, per fortuna con meno conseguenze di cronaca nera: ieri pomeriggio un simile motoscafo in vetroresina, con a bordo una decina di clandestini (tutti giovani uomini), si è fermato fra i bagnanti esterrefatti sulla spiaggia di Porto Pino, altra meta turistica sulla costa del Sulcis.

Il gruppo è stato preso in custodia dalle forze dell’ordine e trasferito nel centro di prima accoglienza di Monastir. Un ritorno di fiamma della rotta Algeria-Sardegna, 125 miglia nautiche dal porto di Annaba, una quindicina di anni fa punto di partenza più utilizzato dai trafficanti di uomini, poi abbandonato perché presidiato dalla polizia di Algeri. Del fenomeno si occupò anche una giornalista ricercatrice, Arianna Obinu, che nel 2013 ha pubblicato Harraga. Il sogno europeo passa dalla Sardegna.

Dopo il recente showdown di Ceuta, gli scafisti algerini avrebbero deciso di girare alla larga dalla Spagna e di spostare da Orano e Bilda (più vicine alle Baleari) ad Annaba ed El Kala le loro flottiglie per il trasbordo illegale, per non correre il rischio di trovarsi davanti alle motovedette della Guardia civil.

L’inchiesta «Phantom» e il racket dei viaggi clandestini

La Sardegna del Sud come punto d’arrivo rimane una scelta sorprendente, alla luce della retata di una settimana fa della Dda di Cagliari che ha smantellato un’organizzazione internazionale con l’arresto di otto stranieri. L’operazione, chiamata «Phantom» dal nome dei potenti gommoni che avrebbero dovuto trasportare nel Mediterraneo occidentale clandestini e stupefacenti, ha tagliato la testa al racket capeggiato da un richiedente asilo algerino recentemente trasferitosi nel cagliaritano.

Una nota della polizia sottolineava: «L’uomo avrebbe gestito il reclutamento dei migranti e degli scafisti in Algeria, la riscossione del denaro necessario per la traversata e l’organizzazione dei viaggi clandestini verso le coste della Sardegna attraverso pericolose imbarcazioni e la presunta corruzione di appartenenti alle autorità locali per agevolare le partenze».

I responsabili sono stati fermati dopo cinque traversate in partenza da El Kala. Il piano prevedeva la partenza degli scafi da Cagliari, la raccolta dei disperati all’isola tunisina La Galite e il ritorno con sbarco nel Sulcis dopo traversate velocissime, al costo di 2.500 euro a migrante. Sembra quasi – ma allo stato non ci sono conferme – che gli sbarchi di Ferragosto sulle spiagge dei villeggianti siano una vendetta e un avvertimento della sponda nordafricana del racket.

Sbarchi in calo, ma il Ferragosto riaccende l’allarme in Sardegna

Il terrore ferragostano arriva a terremotare, almeno dal punto di vista psicologico, un contesto decisamente favorevole nella gestione dell’immigrazione. Secondo il cruscotto statistico del ministero dell’Interno, fino al 10 agosto 2026 sono sbarcati in Italia 17.176 migranti, quando nello stesso periodo del 2025 ne erano giunti 37.952 mentre nel 2024 erano stati 36.370: un crollo, meno della metà, a dispetto della propaganda dei talk show bermudati e allarmistici de La 7.

Nel luglio 2025 i migranti sbarcati erano stati 6.487 mentre nello stesso mese di quest’anno sono stati 2.179. Un terzo, non solo per circostanze favorevoli ma anche per politiche diplomatiche di concretezza nei rapporti con i vicini governi nordafricani.

Nel frattempo, pur con tutte le palle al piede giudiziarie, sono aumentati i rimpatri: dai 3900 dei 2025 ai 5.200 di quest’anno. Una situazione confortante prima che in Sardegna, sulle spiagge più celebrate del turismo internazionale, si riaprisse una falla.

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