Migranti accampati sulla spiaggia di Ceuta
Migranti sulla spiaggia di Ceuta, dove l’emergenza migratoria ha messo sotto pressione le strutture di accoglienza dell’exclave spagnola (Ansa)

A Ceuta, il tasso di sovraffollamento delle strutture per minori stranieri non accompagnati è al 4.600%, ha riferito Alejandro Ramírez portavoce del governo della città autonoma.

Se ufficialmente risultano 2.168 i «Mena», come vengono chiamati con un acronimo, localizzati e identificati dalla Polizia nazionale dal 30 luglio alle 9 di martedì mattina, quelli attualmente affidati alle cure dei servizi sociali sono in realtà 1.372, in strutture da settimane al collasso.

Anche i due centri sportivi che si stanno approntando per accogliere minori stranieri non risolveranno il problema, perché secondo associazioni come Save the Children non sarebbero meno di 4.000 bimbi e adolescenti che rimangono al di fuori del sistema di protezione, nascosti in diverse zone della città autonoma.

L’emergenza dei minori stranieri

Un problema grave, quello «de los Mena» arrivati dal Marocco e a rischio violenza, anche sessuale (15 i casi denunciati, sebbene non confermati). Il ministero della Gioventù e dell’Infanzia ha promesso 25 milioni di euro per far fronte all’emergenza, ma Ramírez lamenta che nessun aiuto economico sia ancora arrivato. Da Madrid manca ancora l’approvazione definitiva allo stanziamento, in ogni caso le necessità sarebbero ben superiori e preoccupante l’interrogativo: per quanto tempo Ceuta dovrà accollarsi anche il problema dei minori stranieri?

Il portavoce della Commissione europea per gli Affari interni, Markus Lammert, ha dichiarato che Bruxelles si aspetta che «tutti coloro che risiedono illegalmente a Ceuta vengano rimpatriati». Vale anche per i minori, ha detto Lammert, sottolineando che la direttiva Ue adottata a giugno include disposizioni per il rimpatrio dei migranti irregolari, «compresi i minori non accompagnati».

Bruxelles ha accolto con favore le dichiarazioni del governo spagnolo, secondo il quale nessuno di coloro che rimangono illegalmente a Ceuta verrà trasferito nella penisola iberica; così pure l’intenzione del Marocco di agevolare il rimpatrio di tutti i minori stranieri non accompagnati. I due Paesi devono collaborare, però, per rendere effettivi i rimpatri nel quadro stabilito dalla legislazione dell’Ue.

Il nodo dei rimpatri in Marocco

Pesa ancora, a Madrid e nell’exclave, la decisione della Corte suprema spagnola che a gennaio 2024 ritenne illegale il rimpatrio «de los Mena», da Ceuta al Marocco, nell’agosto 2021 (dopo il massiccio ingresso del 17 e 18 maggio), a causa della «totale inosservanza» delle disposizioni della legge sull’immigrazione.

Legge che prevede un procedimento amministrativo individuale, informazioni sulla situazione di ciascuna persona interessata e l’intervento della Procura della Repubblica. L’accordo tra Spagna e Marocco del 2007 sul rimpatrio negoziato non era sufficiente a garantire i diritti dei minori, quella del 2021 fu una «espulsione collettiva», dichiararono i giudici nella loro sentenza.

Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha promesso che «i circa 5.000 marocchini rimasti a Ceuta saranno espulsi». Gli irregolari nell’enclave sono almeno il doppio e malgrado il ministro dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e della Migrazione, Elma Saiz, non abbia escluso di poter ampliare da 1.500 a 4.000 i nuovi posti per l’accoglienza, la situazione a Ceuta è insostenibile.

Sicurezza e abitazioni occupate

Non solo non ci sono tempi certi per quel «ritorno alla normalità», che la Moncloa spaccia come imminente, ma anche l’appoggio di Bruxelles ai rimpatri non indica date da rispettare. Intanto, gli abitanti devono fare i conti con la mancanza di sicurezza e si vedono occupare illegalmente le abitazioni. «Abbiamo la conferma, perché ci è stata segnalata direttamente dai residenti», ha dichiarato Ramírez.

Con migliaia di irregolari che bivaccano lasciando la città nella sporcizia e in balia di infezioni incontrollate, il sistema sanitario della città autonoma non può reggere. Si registrano contagi pure tra gli agenti. Circa una dozzina di soldati del contingente schierato a Ceuta a supporto delle forze di sicurezza sono risultati positivi alla scabbia, come confermato da fonti del ministero della Difesa. Il sindacato dei militari di truppa (Umt) parla di 14 casi e critica il fatto che le truppe siano alloggiate «in condizioni precarie e sovraffollate. La situazione sembra essere assai più grave

La Confederazione spagnola di polizia (Cep) denuncia «sette o otto funzionari stipati in stanzette, su letti a castello con materassi sporchi o costretti a dormire direttamente sul pavimento». Mostra anche sui social la galleria degli orrori: «Fino a 70 agenti di polizia devono condividere un unico gabinetto».

Così Madrid tratta i suoi agenti di polizia? Devono mostrare «assoluta disponibilità e professionalità», in cambio ricevono un «trattamento indegno e miserabile» dal ministero dell’Interno, scrive il sindacato. Sarebbe una costante, da parte di Marlaska, «castigare» i poliziotti che «fanno di tutto per salvare vite e proteggere, registra con rabbia e amarezza il Cep.

Il governo Sánchez prende tempo

Una settimana fa il ministro non si era presentato a riferire sulla crisi migratoria, trovando tempo solo per partecipare all’evento vip organizzato con 72.358 euro di fondi pubblici all’Osservatorio di Yebes a Guadalajara, Castiglia-La Mancia, in occasione dell’eclissi.

Nemmeno il ministro della Difesa, Margarita Robles, ieri si è presentato al Senato per spiegare che cosa è successo a Ceuta il 30 luglio. Il governo prende tempo, promette più aiuti, più rimpatri, garantisce a distanza sulla sicurezza nell’enclave. Ogni scusa è buona, per non rovinarsi gli ultimi giorni di ferie.

Il premier Pedro Sánchez rompe il silenzio dal buen retiro a Lanzarote solo per stilare playlist di canzoni e libri, o per invocare «Memoria e giustizia», nei 90 anni dall’assassinio di Federico García Lorca, come ha fatto ieri su X.

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