Roma a Madrid: da Ceuta rischio terrorismo

Il ministro dell’Interno della Spagna, Fernando Grande-Marlaska, ha escluso che ci sia un rischio di terrorismo jihadista legato alla crisi migratoria e ha assicurato che la cooperazione con il Marocco «è assolutamente rilevante», ma a smentire nelle stesse ore tanta sicurezza è stato il suo omologo italiano.

L’allarme di Piantedosi sulle infiltrazioni terroristiche

«Le informazioni condivise hanno evidenziato la sussistenza di elevati profili di rischio per la sicurezza interna, in relazione a possibili spostamenti incontrollati e improvvisi di cittadini di Paesi terzi attraverso lo spazio comune, che in quanto tali non escludono potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori», ha dichiarato Matteo Piantedosi, nel corso dell’audizione davanti al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, sul ripristino dei controlli alle frontiere tra Italia e Spagna.

Per poi aggiungere: «Diverse fonti evidenziano come alcune aree del Marocco, compresa quella in prossimità di Ceuta, siano storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista».

Altro che tutto sotto controllo, il nostro ministro dell’Interno ha sottolineato come «il problema non risiede nell’impegno delle autorità di Madrid, ma nell’oggettiva ingovernabilità di una crisi di tale portata».

I numeri della crisi migratoria nell’enclave

Marlaska era arrivato giovedì a Ceuta per affermare che con il Marocco non ci sono problemi, che il rapporto con il regno alawita si basa su «lealtà, vicinanza e cooperazione».

È stato costretto ad ammettere che nell’enclave sono ancora presenti circa 5.000 migranti (non 2.000 come prima asseriva) e che risultano 1.898 i minori non accompagnati identificati fino ad oggi, ma ha dichiarato che la situazione si sta evolvendo verso una «ragionevole normalità». Gli abitanti, esasperati, vogliono che gli irregolari vengano mandati via in fretta.

Tensioni diplomatiche tra Marocco e Spagna

Non è convinto che tutto si stia sistemando nemmeno il ministro della Giustizia marocchina, Abdellatif Ouahbi, che anzi conferma un’imminente decisione di Rabat. «Stiamo attualmente discutendo la possibilità di sospendere l’applicazione dell’accordo di estradizione tra Marocco e Spagna» perché, ha spiegato, quando il suo governo chiede l’estradizione di un ricercato, in diversi casi Madrid non completa il trasferimento.

Ouahbi sostiene, inoltre, che il Marocco impedisce ai migranti di lasciare il Paese, mentre la Spagna accoglie e regolarizza le persone che arrivano illegalmente.

Marlaska si è affrettato a precisare che a nessun immigrato entrato nel Paese in modo irregolare verrà concesso un permesso di soggiorno, né verrà trasferito sulla terraferma, ma sarà rimpatriato il prima possibile.

Rinforzi di polizia e i ritardi di Madrid

Esclude problemi di sicurezza, nemmeno dopo la conferma da parte dei servizi segreti di probabili nuovi arrivi domani a Ceuta. Intanto, rafforza il dispiegamento nell’enclave dove sono presenti 880 agenti della Polizia nazionale (270 in più del solito) e 714 agenti della Guardia civil (200 in più).

Arriveranno 45 agenti dell’Unità di prevenzione e reazione (Upr) della Polizia nazionale, oltre ad altri 20 membri della Brigata centrale per l’Immigrazione e le Frontiere che dovranno occuparsi della gestione delle pratiche di protezione internazionale.

«Stiamo monitorando tutte le persone che sono entrate» a Ceuta, tenta di rassicurare il ministro dell’Interno spagnolo, contraddicendosi poi quando afferma che la «priorità» è stata, fino ad oggi, la registrazione e l’identificazione dei minori.

La superficialità con la quale il governo di Madrid sta affrontando una crisi migratoria così allarmante è confermata dall’atteggiamento del ministro della Difesa, Margarita Robles. Ha chiesto più tempo per essere «precisa e approfondita» nella sua testimonianza, perciò non comparirà davanti al Senato il 18 agosto per parlare della crisi migratoria di Ceuta, lo farà a fine mese.

Con calma, lo stesso premier Pedro Sánchez se la prende comoda e non rientra dalle ferie. Intanto si accanisce sui viaggiatori che arrivano dall’Italia, 3.115 quelli controllati (da sabato scorso al primo pomeriggio di ieri, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno spagnolo). Nelle operazioni sono impiegati 446 agenti della Polizia nazionale.

La necessità dei controlli alle frontiere

Piantedosi invece ribadisce la persistenza dell’allerta terrorismo con gli ingressi di massa non controllati dall’Africa al continente europeo, è là che deve essere alta la vigilanza.

«Non è possibile escludere il rischio che eventuali ulteriori mobilitazioni e concentrazioni, unite al malcontento dei giovani, possano essere sfruttati, anche attraverso le reti digitali, per attività di radicalizzazione o reclutamento», dichiarava ieri durante la sua audizione.

ll ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere con la Spagna era necessario considerata «l’eccezionalità della situazione», ha spiegato il capo del Viminale, e «qualsiasi narrazione che descriva la situazione come sotto controllo, come qualcuno ha detto soprattutto nel dibattito italiano, credo si scontri con la realtà dei fatti».

L’appello ai migranti e le falle nella sicurezza

Marlaska lancia un messaggio a coloro che «desiderano ardentemente» raggiungere Ceuta e Melilla, esortandoli a «non dare ascolto alle reti criminali che stanno giocando con le loro vite».

La Guardia civil, sul proprio account Instagram, ha pubblicato un post in spagnolo, francese e Darija: «Non fatevi ingannare. Tutto ciò che vi promettono è una bugia. Se ti butti in mare, probabilmente morirai. Se riesci ad attraversare, sarai entrato illegalmente e verrai rimandato indietro».

Ma se viene sottovalutato l’elemento terrorismo, la sorveglianza risulta insufficiente.

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