trump ius soli
Donald Trump (Ansa)

Donald Trump non si arrende sullo ius soli. La settimana scorsa, il presidente americano ha firmato due ordini esecutivi che puntano a limitarlo.

Nel primo, l’inquilino della Casa Bianca ha preso di mira il cosiddetto «turismo delle nascite», che, secondo il testo del decreto, «mina l’integrità del sistema di immigrazione nazionale, consentendo ai cittadini stranieri di sfruttare il loro permesso di soggiorno temporaneo per ottenere benefici permanenti legati all’immigrazione». L’ordine stabilisce quindi «azioni appropriate per impedire l’ingresso negli Stati Uniti o la concessione di visti o altre autorizzazioni di viaggio a qualsiasi straniero che entri o tenti di entrare negli Stati Uniti allo scopo di praticare il turismo delle nascite».

Nel secondo decreto, Trump ha invece ordinato che la cittadinanza americana non possa essere concessa ai figli di membri di organizzazioni terroristiche straniere o a quelli di funzionari governativi di altri Paesi. Viene anche negata ai figli di genitori che «intrattengono una transazione commerciale con una madre surrogata presente negli Stati Uniti o in un territorio degli Stati Uniti per partorire».

Trump limita il turismo delle nascite e la cittadinanza

I due ordini esecutivi sono arrivati dopo che, a giugno, la Corte Suprema aveva cassato il decreto dell’anno scorso con cui Trump aveva stabilito un’interpretazione restrittiva dello ius soli, sancito dal Quattordicesimo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti. Secondo il presidente americano, quel diritto avrebbe dovuto valere soltanto per i figli dei genitori residenti legalmente sul suolo americano e non per quelli degli immigrati clandestini. Una interpretazione che la maggioranza dei supremi togati aveva tuttavia respinto.

I due ordini esecutivi della settimana scorsa cercano quindi di risolvere il problema, passando per un’altra strada. Non solo. L’amministrazione Trump ha anche fatto proprio il parere del giudice Brett Kavanaugh, secondo cui il decreto dell’anno scorso non era incostituzionale ma violava delle leggi federali. In tal senso, la Casa Bianca ha esortato i parlamentari repubblicani ad agire, per modificare quelle norme. Il cambiamento di una legge ordinaria è del resto un procedimento più facile e spedito rispetto a quello di un emendamento costituzionale.

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