Vladimir Putin
Vladimir Putin (Ansa)

Era prevedibile che il partito del presidente russo Vladimir Putin, Yedinaja Rossija, cioè Russia unita, trionfasse alle elezioni per la Duma, il Parlamento di Mosca.

I risultati delle elezioni e la composizione della Duma

Ieri la compagine del «comandante», complice la mobilitazione patriottica per la guerra in Ucraina, ha mietuto il 57,83 %. Grazie al premio di maggioranza, Russia unita occuperà 355 seggi sui 450 totali. Il partito putiniano è guidato dal «delfino» Dmitry Medvedev, egli stesso presidente fra 2008 e 2012 in staffetta con «Vlad».

Al secondo posto, distanziato al 13,81%, il Partito comunista guidato fin dal 1993 da Gennady Zjuganov, arca di nostalgici dell’Unione Sovietica che approvano il revanscismo di Putin in nome della «derzava», la «potenza» imperiale, già titolo di un libro di Zjuganov stesso. Poi, al 9%, ecco il Partito liberaldemocratico, in realtà ultranazionalista, che fu del vulcanico Vladimir Zhirinovskij, morto nel 2022, e che ora è guidato da Leonid Slutsky.

Infine, Nuova gente al 7,96% e Russia giusta al 5%. Tutti partiti che sostengono il tradizionale patriottismo russo, mentre l’unico partito, il liberale Yabloko, «Mela», apertamente contrario alla guerra è stato escluso dalle elezioni dalla Corte Suprema, sospettato di essere quinta colonna dell’influenza occidentale, pur riuscendo nelle elezioni regionali di Novgorod a conquistare un seggio.

Le reazioni internazionali e l’asse diplomatico Trump-Zelensky

Unione europea, Francia, Gran Bretagna e altri Paesi, gridano alla «farsa». Ma l’affluenza record del 59,3% (era al 51,7% nel 2021 e al 47,8% nel 2016) indica che la popolazione russa l’ha vissuta anche come un plebiscito in favore dell’indipendenza della Russia come potenza imperiale autonoma che osa dire «no» all’Occidente. I russi hanno alle spalle secoli di status imperiale, di un orgoglio che nei momenti di crisi e di guerra fa compattare il Paese attorno ai capi. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che «non ci sono novità su eventuali trilaterali Russia-Usa-Ucraina», ma «ne auspichiamo la ripresa».

Il previsto incontro di oggi a New York, a margine dell’Assemblea Onu, fra il presidente americano Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky potrebbe fare da apripista. Trump ha di nuovo esortato Kiev a cessare i lanci di droni contro le raffinerie russe per evitare gli scompensi sul mercato del gasolio. E Zelensky s’è detto disponibile a certe condizioni: «Il settore energetico dell’Ucraina, le infrastrutture critiche e le nostre esportazioni alimentari devono cessare di essere bersagli per la Russia, e questo ci spingerà a compiere corrispondenti passi di de-escalation».

Allarmi d’intelligence, scambi di droni e prospettive del conflitto

Intanto il giornale inglese Guardian ha pubblicato opinioni di tre dirigenti d’intelligence europei, uno dei quali, Michal Koudelka, capo del servizio di sicurezza ceco Bis, ritiene che i russi potrebbero tentare una piccola invasione ai confini Nato: «Potrebbe trattarsi di un’incursione limitata, di provocazioni sotto falsa bandiera o di una massiccia campagna di influenza». Più cauto Normunds Mezviets, direttore del Vdd lettone, secondo cui «non vediamo segnali di un attacco imminente», anche perché la Russia è troppo impegnata in Ucraina. Invece, il capo del servizio d’intelligence militare svedese Must, Thomas Nilsson, ritiene che «la Russia non sia interessata a trattare, pensando di raggiungere i suoi obiettivi sul campo».

La Cnn ha invece ipotizzato che la Russia potrebbe invadere il «corridoio di Suwalki», la striscia di terra fra Polonia e Lituania che separa l’exclave russa di Kaliningrad dalla Bielorussia, allo scopo di testare la tenuta dell’Alleanza atlantica. Intanto, nel consueto scambio di attacchi, ieri i russi hanno lanciato 172 droni sull’Ucraina, la quale a sua volta ha sparato almeno 244 droni, alcuni dei quali hanno colpito una raffineria presso Mosca.

Fonti di Bloomberg e di Rbc Ucraina ritengono che la Russia stia risparmiando missili balistici, accumulandoli negli arsenali in previsione di un loro massiccio impiego nell’offensiva invernale, oltre a preparare una produzione massiva, per tutto il 2027, di ben 14.000 missili aviolanciabili Dan-T, sorta di missili da crociera economici paragonabili ai Banderol.

Da non perdere