Pedro Sánchez inizia a ritrovarsi sempre più isolato sulla questione migratoria.
La Svezia boccia la sanatoria di Sánchez
Ieri, parlando con il Financial Times, il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, ha bollato come una «pessima idea» la maxi sanatoria per i migranti clandestini, avviata dal governo di Madrid.
«La sanatoria crea anche la possibilità di utilizzare il territorio europeo. Questo è particolarmente dannoso per noi perché sappiamo per esperienza che molte persone che arrivano in Europa preferiscono dirigersi a Nord. Esattamente quello che è successo nel 2015», ha precisato Kristersson, sottolineando che «non è il momento di abbassare la guardia».
Secondo il Financial Times, la sanatoria del governo di Madrid – che ha portato finora a 1,2 milioni di richieste di regolarizzazione – garantirebbe ai migranti il diritto di vivere in Spagna, conferendo loro anche la possibilità di muoversi liberamente nell’area Schengen: uno scenario, questo, che il primo ministro svedese vede come il fumo negli occhi.
L’Europa contro l’immigrazione incontrollata
Le parole di Kristersson sono arrivate il giorno dopo il post congiunto su Instagram di Giorgia Meloni e della premier danese, Mette Frederiksen, in cui le due leader hanno affermato: «Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa». Non solo.
Sempre lunedì, in un editoriale apparso sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, il presidente del Partito popolare europeo, Manfred Weber, ha scritto che «proprio come quando Alexis Tsipras era primo ministro greco, ora vediamo che i segnali politici del governo spagnolo di Pedro Sánchez hanno un impatto diretto sulle rotte migratorie».
Tutto questo, mentre ieri, parlando della crisi di Ceuta, la portavoce della Commissione europea, Arianna Podestà, ha dichiarato: «L’immigrazione clandestina non è ammessa nella nostra Unione. Le persone arrivate illegalmente dovranno tornare indietro e stiamo collaborando con le autorità spagnole e marocchine per garantire rimpatri efficaci».
Nel frattempo, Sánchez deve affrontare anche delle difficoltà interne. Ieri, il quotidiano iberico Abc ha reso noto che il ministro della Difesa spagnolo, Margarita Robles, sarà audita martedì prossimo dal Senato sulla crisi di Ceuta. Il governo di Madrid puntava a rimandare l’audizione a fine mese, ma il Partito popolare, che detiene la maggioranza alla Camera alta, dovrebbe essere riuscito ad accelerare i tempi.
Le accuse di Madrid all’Italia e la crisi di Ceuta
Pressato sul fronte internazionale e interno, il governo Sánchez è tornato ad attaccare l’Italia. «L’atteggiamento dell’Italia non è stato di solidarietà e sostegno alla Spagna, come invece ha fatto la stragrande maggioranza dei Paesi dell’Ue.
Piuttosto è stato probabilmente dettato da interessi di parte, un tentativo di sfruttare questa situazione senza precedenti per le esigenze elettorali interne del governo italiano», ha tuonato, ieri, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, promettendo inoltre il rimpatrio dei clandestini.
Tuttavia, come sottolineato da El Mundo, nella stessa conferenza stampa Albares ha avuto parole particolarmente concilianti nei confronti del Marocco, negando che il Paese nordafricano abbia contribuito a orchestrare la crisi di Ceuta: crisi che, secondo il ministro degli Esteri iberico, sarebbe da attribuirsi invece alla criminalità organizzata e a un’errata interpretazione della sentenza della Corte Suprema spagnola, che vieta il rimpatrio immediato di quanti attraversano il confine a nuoto.
Il ruolo del Marocco e le tensioni al confine
Una logica, quella di Albares, che induce a una considerazione. Se il governo di Rabat non c’entra nulla e l’ondata migratoria è realmente stata dettata (almeno in parte) dalla sentenza della Corte suprema spagnola, non sembra allora così fuori luogo ritenere che anche la maxi sanatoria di Sánchez per i migranti irregolari possa aver contribuito a innescare la crisi di Ceuta.
Del resto, come insegna il caso americano, la deterrenza è fondamentale per ridurre i flussi migratori clandestini: da quando Donald Trump ha attuato la sua stretta contro gli immigrati irregolari l’anno scorso, gli arrivi alla frontiera meridionale degli Stati Uniti si sono drasticamente ridotti.
E comunque, al netto delle parole distensive di Albares nei confronti del Marocco, il Consiglio nazionale marocchino per i diritti umani (che fa capo al governo di Rabat) ha redatto un rapporto che, visionato ieri da Abc, accusa le forze di sicurezza spagnole di aver maltrattato alcuni migranti a Ceuta, il 30 luglio, «quando non c’erano le telecamere».
«Le squadre di monitoraggio hanno osservato lesioni e lividi visibili su alcuni dei giovani rientrati. Alcuni avevano difficoltà a camminare, probabilmente a causa di presunte aggressioni, spossatezza e sforzi fisici eccessivi», si legge nel documento.
Nel frattempo, il vicepremier, Matteo Salvini, ha criticato Germania e Spagna sulle Ong. «Invitiamo gli amici tedeschi a riportarsi in patria tutte le navi tedesche delle Ong tedesche che hanno preso l’Italia per un campo profughi. Se dai la bandiera del tuo Paese a una nave, te ne fai carico. Prima di rimandarci indietro anche una sola persona, tolgano la bandiera tedesca a queste Ong che sostanzialmente fanno trasporto di esseri umani dal Nord Africa all’Italia. Fatto questo, riparleremo di tutto», ha detto, per poi continuare: «Lo stesso vale per la Spagna. Lezioni da Madrid o da Berlino noi non ne prendiamo, prima sistemassero i problemi in Spagna e in Germania e poi parliamo del resto».
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