Divieti sulla casa da Como fino a Bari. Bruxelles mette a rischio il turismo
iStock

Lo scorso venerdì 11 a Bruxelles si è riunito il Coreper. Si tratta del comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati Ue, l’organo che studia, elabora e predispone i dossier più importanti in vista del Consiglio dell’Unione.

Organo tecnico che svolge però anche un importantissima funzione politica. Qui i diversi Paesi si confrontano, alle volte litigano e poi decidono.

Cosa prevede l’Affordable Housing Act

Tra gli argomenti principali sul tavolo c’era l’ormai famoso Affordable Housing Act. Il Regolamento sulla casa che vuole introdurre nel Vecchio continente il concetto di «aree sotto stress abitativo».

Non si sa bene perché, ma secondo i burocrati dell’Ue il parametro coretto è quello di un rapporto di 8 a uno tra il prezzo delle case e il reddito mediano del territorio. Se questo numerino magico (l’ennesimo che si inventano da quelle parti) viene superato, allora scatta la possibilità per i governanti locali di intervenire, ovviamente vietando e limitando sia gli affitti brevi sia le compravendite delle seconde abitazioni.

Un arzigogolio tipico delle istituzioni europee che, oltre a sfregiare il diritto di proprietà, complica un problema, quello di regolare il mercato immobiliare nelle aree turistiche, che oggettivamente va affrontato. Ci saremmo aspettati una levata di scudi generalizzata contro il provvedimento in fieri e invece no. Praticamente solo dall’Italia è arrivata una netta opposizione.

Solo i nostri rappresentanti hanno parlato di Regolamento irricevibile. Da altri 6-7 membri sono arrivate osservazioni, per il resto un silenzio assenso totale. Come mai? Perché il governo di centrodestra è così isolato in una battaglia che, usando il buonsenso, è difficile non considerare sacrosanta?

Cosa rischia l’Italia con l’Affordable Housing Act

La risposta è semplice. Oltre all’afflato liberale che comunque esiste, c’è una ragione molto pratica: l’Italia rischia di essere il Paese maggiormente impattato dalle nuove norme dell’Ue. Non solo Milano, Roma, Napoli, Firenze, Torino, Bologna, Genova e Venezia – come ampiamente evidenziato – rientrano nei parametri dello stress abitativo sdoganato da von der Leyen e compagni, ma fanno parte delle potenziali vittime della vessazione immobiliare anche Como, Pisa, Rimini, Siena, Salerno, Bari, Trento e Aosta.

I calcoli arrivano da Il Sole 24 Ore misurando quanti anni di stipendio occorrono per acquistare un appartamento di 60 metri quadrati in una zona semicentrale. E sono parziali. In primis perché al momento nessuno conosce quali saranno realmente i dati di riferimento, visto che questa indicazione dovrà arrivare dall’Europa.

E poi perché il provvedimento parla anche di microaree, insomma piccoli quartieri che potrebbero nelle città turistiche superare i livelli di allarme stabiliti da Bruxelles. Per dire, Bergamo, Brescia o Palermo stanno poco sotto la fatidica soglia delle 8 volte, ma con ogni probabilità nel centro città o comunque nelle zone più turistiche i parametri Ue saranno superati. E quindi, giù divieti.

«Il cervellotico calcolo del cosiddetto housing stress sarebbe tale, per come è impostato, da interessare pressoché tutti centri minimamente attrattivi del nostro Paese», spiega alla Verità il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa.

«In ogni caso», continua, «sono le attività che quel presupposto autorizzerebbe a essere inaccettabili: limitare l’uso e la compravendita di immobili, oltre che gli affitti brevi, è sbagliato in via di principio, inutile perché non favorisce alla casa e dannoso perché altera il mercato immobiliare».

Come l’Italia potrebbe parare la stoccata europea

Si tratta di una situazione politicamente esplosiva, che il governo sta cercando in tutti i modi di scongiurare. Difficile che nel prossimo passaggio al Coreper (è previsto per martedì 22) qualcosa possa cambiare, perché la partita si giocherà in Commissione al Parlamento Ue.

E il mercato? Cosa dice? Negli scorsi giorni è arrivata una dimostrazione plastica degli effetti negativi di un eccesso di regolamentazione e divieti.

A Firenze, la città che più di ogni altra ha messo un argine alle nuove locazioni turistiche, vietandole in centro e in periferia, il numero di operazioni è crollato dell’8,3%. Non solo, perché i prezzi non sono diminuiti e il Lungarno non si è certo ripopolato di fiorentini. I dati dell’Agenzia delle Entrate sono stati confermati dall’Istat che nelle stime preliminari del secondo trimestre ha parlato di un incremento dei prezzi del’1,7% con un rallentamento sul trimestre precedente (rispettivamente da +6,7% sul nuovo e da +4,6% sulle abitazioni già esistenti). Numeri che parlano di un mercato che rallenta, probabilmente non per le dinamiche interne, ma per il timore di investimenti in uno scenario di incertezza.

Soluzioni? Forse allargare l’offerta anziché frenarla con i vincoli può dare qualche risultato. «La proposta di regolamento Ue sulla casa è irricevibile», ha spiegato Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Lega. «Con il Piano Casa fortemente voluto da Salvini, stiamo portando avanti una nuova stagione di edilizia sociale pubblica, a beneficio dei cittadini in condizione di maggiore fragilità. Al contempo bisogna incentivare riqualificazioni e rigenerazioni urbane da parte dei privati».

Da non perdere

Bce, giro di nomine anti Le Pen
Europa a pezzi

Bce, giro di nomine anti Le Pen

Si punta a blindare i piani alti dell’Eurotower prima delle possibili vittorie di Fn e Afd. In ballo non c’è solo l’uscita della Lagarde, ma anche gli equilibri politici dell’Unione

La sauna svedese fa sudare l’Europa
Europa a pezzi

La sauna svedese fa sudare l’Europa

In tutte le nazioni europee si sta verificando una ribellione a politiche percepite come lontane, anti popolari, care alle élite. Qualcuno, come l’ex direttore di «Repubblica» Ezio Mauro, pensa che sia la morte della democrazia. Invece ne è il trionfo.