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Ursula von der Leyen (Ansa)

Cita il Racconto di due città di Charles Dickens, Ursula von der Leyen, per iniziare il suo settimo discorso sullo stato dell’Unione da presidente della Commissione. Il numero due del suo secondo mandato. Sembra avere un piano per tutto: per elettrificare il continente entro il 2040; per riequilibrare i rapporti con Pechino; per assicurare l’approvvigionamento di materie prime critiche; per affrontare le ondate estive di calore; per collegare l’Europa al Caucaso del Sud e all’Asia centrale; per definire un Protocollo di sicurezza d’emergenza; per aiutare l’Ucraina; per fermare l’immigrazione di massa; per dare lavoro ai giovani nordafricani e convincerli a rimanere a casa loro; per combattere la disinformazione.

In effetti, i cittadini sono talmente disinformati che non sanno nemmeno chi è lei: secondo un sondaggio di Politico, il 22,3% dei francesi ignora l’esistenza della signora Von der Leyen. La quale, dinanzi al montare della famigerata «onda nera», reagisce così: con più repressione e più bellicismo.

Dalla Nato alla «sicurezza europea»: Bruxelles prepara il Consiglio contro le minacce

I capisaldi della sua strategia, infatti, sono l’infrastruttura per la lotta alle fake news e il meccanismo che dovrebbe riprodurre l’articolo 4 della Nato: «Quando viene attivato da uno Stato membro», spiega Ursula alla plenaria di Strasburgo, «tutti gli Stati membri si riunirebbero per coordinare una risposta europea» all’eventuale aggressione. «Per scoraggiare un’ulteriore escalation. E per mitigarne l’impatto».

Manca l’ultimo tassello: l’articolo 5, che costringe gli alleati a entrare in guerra insieme al Paese colpito. Ma per quello, le regole esistono già: la mutua assistenza è prevista dall’articolo 42 del Trattato sul funzionamento dell’Ue. Von der Leyen sogna, in più, un Consiglio di sicurezza europeo, allargato a Regno Unito, Norvegia, Canada (ieri, in Aula, era presente il premier, Mark Carney, visto che Ottawa si candida a diventare il primo membro associato dell’Unione) e l’immancabile Ucraina. Che la presidente della Commissione si è impegnata a sostenere ancora, «nell’inverno di guerra più duro», sia sul piano umanitario sia con altri sistemi di difesa antiaerea.

Anche se i funzionari di Bruxelles sono ormai in fibrillazione, visti gli oneri finanziari che l’Ue si è sobbarcata per tenere in pedi Kiev. Nel giorno in cui il Papa ha condannato la «cultura della potenza, della forza senza limiti» e lo «sviluppo incessante dei sistemi armati», Ursula ha fatto la sua scelta: vantarsi dell’incremento dell’80% delle spese militari «solo negli ultimi cinque anni».

Almeno, affiora il sospetto che le sanzioni a Mosca non stiano funzionando: più che invocarne altre, l’Ue adesso vuole accertarsi che quelle in vigore diventino più efficaci.

L’altro architrave dell’anno della Commissione sarà il «libretto» per il contrasto delle minacce ibride. Anzi, «sempre meno ibride» e sempre meno semplici minacce, secondo la Von der Leyen.

Fake news e «forze antidemocratiche»: il nuovo fronte contro gli «ultranazionalisti»

E sempre meno esclusivamente russe. «Le minacce alle nostre democrazie», Ursula ne è convinta, «non vengono solo dall’esterno. Assistiamo all’ascesa di forze antidemocratiche, anti europee». Sono gli «ultranazionalisti», che vogliono «mandare in frantumi l’unità europea».

Capito? Sono loro il pericolo per la democrazia. Mica quelli che, pur di punire chi ha votato male, brigano per togliere i fondi Ue alla Sassonia ribelle, dove rischia di andare al governo Afd, o direttamente per commissariarlo, ai sensi di una clausola della Costituzione tedesca che non è mai stata attivata da quando è entrata in vigore, nel 1949.

Il Centro per la resilienza democratica, battezzato da un anno, ha mietuto già successi. Ma ora, esorta la numero uno dell’esecutivo Ue, è necessario «accelerare il lavoro, mettendo insieme le risorse con gli Stati membri e i portatori d’interessi».

Cosa potrà andare storto? Lo ha lasciato intravedere martedì l’Europarlamento, che ha votato per conferire all’ente un «bilancio ambizioso», come ha detto il commissario Michael McGrath, oltre a maggiori capacità d’intervento.

Qualsiasi cosa per proteggere la nostra libertà dagli assalti di Vladimir Putin e della destra prezzolata da Mosca. Anche tapparci la bocca. La democrazia all’europea, di qui in avanti, funzionerà con le condizionalità.

Von der Leyen lo illustra chiaramente, ricordando il glorioso 12 aprile 2026, giorno della sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria.

Finalmente, con i progressi su «diritti fondamentali» e «libertà accademica», Bruxelles ha sbloccato «miliardi di euro di investimenti» per Budapest. «Con il prossimo bilancio di lungo termine», insiste Ursula, «dobbiamo spingerci ancora oltre.

Rispettare lo Stato di diritto e i diritti fondamentali è un obbligo per ricevere i fondi Ue». Chi non fa il bravo finisce alla canna del gas. Alice Weidel e Marine Le Pen sono avvisate. Modello Unione sovietica, che se non spediva i carri armati, chiudeva i rubinetti dell’energia ai ribelli.

Social vietati ai minori e Big Tech sotto esame: «Siamo noi a decidere»

Per gradire, arriverà pure il bando dei social per i ragazzini: «Nessun social media sotto i 13 anni. Nessun account personale sotto i 15». «Le piattaforme», tuona la presidente della Commissione, «dovranno dimostrare che sono sicure. Siamo noi a decidere le nostre regole, non Big Tech». Avesse usato la stessa fermezza con Pfizer…

Una nota positiva? Appaiono confermate le aspettative della vigilia sull’immigrazione. Forse per prudenza, sono stati cassati i cenni al finanziamento dei muri, ma restano il rafforzamento di Frontex, la sospensione delle norme sull’asilo in caso di invasione stile Ceuta, gli accordi con i Paesi d’origine, nonché un bizzarro ufficio di collocamento del Mediterraneo.

Per il resto, siamo al picco della torsione autoritaria. Adatta al periodo di guerra nel quale l’Europa si è immedesimata.

«Il migliore e il peggiore dei tempi»: Von der Leyen cita Dickens, ma il finale è Orwell

Questo è lo stato dell’Unione, che per Von der Leyen è diventata «la più grande potenza commerciale del pianeta», anche se ha un deficit con la Cina di 1 miliardo al giorno. «Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi». Cita Dickens, Ursula. Ma sta scrivendo un romanzo di Orwell.

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