L’Ue ci ricatta: divieti ai proprietari di case
Ursula von der Leyen (Getty Images)

Alla presentazione dell’Affordable Housing Act, il regolamento che per rispondere all’emergenza immobiliare autorizza i Comuni a vietare gli affitti brevi e a limitare la libertà dei proprietari di vendere le proprie (seconde) case, hanno evidenziato che si tratta di una legge cornice, che non impone nessun obbligo e che alla fine spetterà agli amministratori locali decidere.

Poi però è toccato al commissario all’Edilizia Dan Jørgensen gettare la maschera e svelare la volontà politica del governo di Bruxelles. «Se ci sono città che non vogliono agire (evidentemente sugli affitti brevi, ndr) è una loro responsabilità. Se dovessi fare un commento politico, direi (a questi sindaci, ndr): se non affronti il problema, allora gli elettori ti volteranno le spalle nelle prossime elezioni». Per poi aggiungere: «Se non ci sono abbastanza case è giusto che ce ne siano troppe vuote?».

Insomma, al di là del potere in mano o meno ai sindaci (ci sarà la fila di primi cittadini socialisti e non solo pronti a prendere alla lettera il Regolamento), come La Verità sottolinea da giorni il punto vero è la lesione del diritto di proprietà. Nel momento in cui la Commissione stabilisce dei parametri arbitrari per individuare le «aree sotto stress abitativo» (quelle in cui il rapporto tra prezzo dell’immobile e reddito è pari o superiore alla soglia di otto) e altrettanto arbitrariamente sancisce che in quelle zone il governante di turno può vietarci di vendere casa, la libertà di chi ha comprato o ereditato un’abitazione è stata sfregiata.

E non si capisce perché debba essere la Commissione Ue ad autorizzarlo. Per dirla con il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, «questo Regolamento non sta né in cielo né in terra, sia per ragioni di rispetto del principio sussidiarietà, sia per la smaccata violazione della libertà contrattuale e del diritto di proprietà. Rinnoviamo il nostro appello alle forze politiche responsabili: si adoperino per scongiurare l’approvazione. Lo spirito che anima i proponenti lo ha rivelato il commissario Jørgensen quando ha detto che il Regolamento garantirebbe la possibilità di impedire di tenere a disposizione la propria casa».

La pensa in questo modo tutto il centrodestra, che infatti è pronto a dare battaglia in Parlamento contro l’ennesimo insensato regolamento dell’Unione europea. «La Commissione sbaglia a procedere con la presentazione dell’Affordable Housing Act», spiegano Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento, e Denis Nesci, eurodeputato di Fdi-Ecr, «con l’attuale impostazione si comprime il diritto di proprietà, si invadono le competenze che spettano agli Stati membri, si mettono i territori uno contro l’altro. Infatti, il Regolamento misura la tensione abitativa in maniera univoca, senza per altro tenere in considerazione i redditi familiari, così che interi territori italiani risulteranno in emergenza mentre altri no. Inoltre, la Commissione potrà cambiare le soglie con un atto delegato, senza che il Parlamento europeo possa emendarle. Il rischio è ridurre ulteriormente l’offerta di immobili. Chiediamo quindi alla vicepresidente Ribera e al commissario Jørgensen di cambiare approccio e di aprire un confronto vero con il Parlamento».

Utopia anche questa. Perché Ribera e Von der Leyen non faranno mai un passo indietro. Lo dimostra il fatto che la Commissione ha già ampiamente bypassato il Parlamento «nel momento in cui non ha tenuto presente quanto indicato nel Rapporto Casa dei deputati europei. Al contrario, il testo si concentra su affitti brevi e seconde case, prospettando anche restrizioni al diritto di proprietà privata. Si tratta di misure che rischiano solo di peggiorare le cose», sottolinea il componente della Commissione speciale Hous di Forza Italia, Marco Falcone. E lo dimostra il fatto che il presidente del governo Ue ha spinto per accelerare l’approvazione del provvedimento in modo da farsene vanto durante il discorso sullo Stato dell’Unione della prossima settimana.

Senza dimenticare l’ulteriore beffa per l’Italia che rischia di essere tra le più danneggiate dall’ultima follia dell’Unione. «Il parametro di Bruxelles», spiega alla Verità il presidente di Aigab (Associazione italiana gestori affitti brevi), Marco Celani, «è totalmente inadatto alle circostanze italiane. Innanzitutto perché in Italia nell’82% dei Comuni non ci sono abbastanza transazioni immobiliari che consentano all’Agenzia delle entrate di rilevare un prezzo, poi perché il reddito medio disponibile non riflette quella quota di sommerso che è molto marcata e che spinge i redditi verso il basso (oltre il reale). Alla fine scopriremo che l’intero Paese è sotto stress abitativo pur avendo quasi 10 milioni di case vuote e in media il 15%-20% di immobili sfitti anche nel centro delle grandi città. Si è preferito penalizzare la classe media facendo ricadere sulle famiglie che hanno una casa il costo di far acquistare una prima casa a giovani coppie e immigrati».

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