L’Europa vuole sequestrarci la casa
Ursula von der Leyen (Getty Images)

Cari proprietari di casa e potenziali acquirenti di immobili, iniziate a prendere dimestichezza con una nuova definizione dalla quale potrebbero dipendere i destini dei vostri beni: «Aree sotto stress abitativo».

Cosa sono le aree sotto stress abitativo

L’ha coniata l’Europa nella bozza che circola del regolamento «Affordable Housing Act» che la Commissione presenterà il 9 settembre prossimo. E delimita un territorio (città, quartiere o agglomerato) nel quale «il prezzo medio di transazione di un’abitazione rapportato al reddito disponibile medio della popolazione è pari o superiore alla soglia di 8, nel quale tale rapporto prezzo-reddito è aumentato negli ultimi dieci anni e nel quale la situazione non è destinata a migliorare nei tre anni a venire».

Bene, se sussistono queste tre condizioni iniziate a preoccuparvi seriamente perché gli architetti del progetto europeo hanno previsto, non si capisce bene in base a quale sovranità, di autorizzare i Comuni e i singoli Paesi a imporre un po’ di limitazioni sulle vostre proprietà.

Stretta agli affitti brevi e locazioni turistiche

In primis, i sindaci potranno vietare le locazioni turistiche o stabilire altri paletti sul numero di notti ecc. Non che in Italia non lo stessero già facendo.

Anzi. Sulla Verità abbiamo parlato spesso del caso limite di Firenze dove lo stop agli Airbnb è stato esteso addirittura alle periferie, mentre si scopriva che le società pubbliche che dovrebbero assistere gli anziani (nel caso specifico la Montedomini) continuavano a concedere in affitto breve i propri immobili. Firenze è in buona compagnia, perché seppur in modo più blando, in diverse altre città del Belpaese esistono limitazioni. Si parte da Roma e si arriva fino a Venezia.

Ma il tutto in un quadro normativo abbastanza incerto, che adesso trova il cappello normativo dell’Ue.

Possibili limiti alla compravendita immobiliare

E c’è di più. Perché nelle bozze che sono circolate per tutta la giornata di ieri e che speriamo vengano modificate, è anche prevista la possibilità di limitare l’acquisto o l’utilizzo di terreni e proprietà che non abbiano destinazione residenziale. In altre parole, viene data la possibilità ai Comuni di imporre limiti alla commerciabilità di alcuni immobili. Tradotto: in alcuni casi non si ha la libertà di vendere casa. Quali?

Il regolamento che sarà presentato dal commissario all’Energia e all’Edilizia, Dan Jorgensen, esclude dalle limitazioni, come del resto anche per i paletti agli affitti brevi, la prima casa. E consente di prevedere vincoli sulle compravendite delle seconde abitazioni con destinazione non residenziale nelle aree in maggiore difficoltà.

In soldoni: se passa questa versione potranno essere imposti stop o condizioni per l’acquisto o l’utilizzo di una casa che non sia destinata a residenza principale con l’obbligo, almeno questo, che sia l’amministrazione locale a dimostrare che gli acquisti e gli usi abbiano avuto un effetto negativo sul mercato immobiliare per almeno tre anni.

L’allarme sul diritto di proprietà

«Al netto delle forti perplessità sulla stessa competenza dell’Unione europea a intervenire su questa materia», spiega il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, «la bozza di regolamento Ue sulla casa è inaccettabile.

Si tratta di un testo gravemente lesivo della libertà contrattuale e del diritto di proprietà, che arriva persino a consentire limitazioni all’acquisto e all’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale, oltre che all’attività di locazione breve. È un esercizio di dirigismo in purezza, predisposto da funzionari lontani dalla realtà, che confidiamo non veda mai la luce».

I rischi per il turismo e la reazione della politica

Non solo. Perché ci sono delle specificità nazionali e il concetto di «aree sotto stress abitativo» rischia di diventare una zavorra particolare per l’Italia. «Se i sindaci avranno il potere di introdurre restrizioni alle locazioni brevi», spiegano dall’Aigab, associazione italiana gestori affitti brevi, «l’Italia rischia di perdere milioni di posti letto e milioni di arrivi a vantaggio di altri Paesi europei con un impatto negativo su turismo e bilancia dei pagamenti.

Mezzo milione di famiglie ha investito nelle locazioni brevi e potrebbe vedersi ridotta una fonte di reddito o scegliere di ricorrere al sommerso. L’ecosistema di imprese (property manager, società di pulizie, servizi agli immobili, società di software, indotto delle case vacanze ecc) rischia di ricevere un colpo fatale.

In molte aree del Paese il valore degli immobili è sostenuto dalla capacità di produrre reddito. Se le case non si possono affittare hanno valore solo per chi le abita come prima casa, quindi la misura avrebbe effetti depressivi per tutto il comparto immobiliare italiano».

Non resta che sperare, come del resto è già successo in passato, che le polemiche servano a smuovere gli animi e le menti e a riportare il regolamento sul terreno del buon senso. Se lo augurano la Lega e l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Antonella Sberna («Le anticipazioni sono preoccupanti, un’impostazione basata su divieti e limitazioni non porta ad alcun risulta.

Auspico che il commissario Jorgensen smentisca») e ci sperano milioni di proprietari di casa che vorrebbero preservare il diritto di poter decidere in libertà cosa fare del proprio immobile. Sembrerebbe il minimo, ma in quest’Europa non lo è.

Da non perdere

La Spagna ne fa una giusta e molla il Pnrr
Europa a pezzi

La Spagna ne fa una giusta e molla il Pnrr

Madrid ha deciso di rinunciare al 75% dei prestiti di Bruxelles: ha utilizzato solo 21,5 miliardi degli 83 inizialmente prenotati Meglio emettere titoli di Stato, tagliando vincoli e burocrazia Ue. Ed evitando, per esempio, di alzare le accise sui carburanti.