La Kallas elemosina aiuto dagli Stati contro la crociata franco-tedesca

Nel tragicomico circo che è diventata la governance dell’Unione europea, le poltrone non ballano più: franano direttamente sotto il sedere di chi le occupa.

L’ultima perla arriva dai piani alti di Bruxelles, dove sta andando in scena un regolamento di conti interno che definire «rissa istituzionale» è un eufemismo di rara delicatezza.

Lo scontro ai vertici di Bruxelles

Da una parte c’è la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, sempre pronta a girare la vela a seconda del vento; dall’altra la campionessa della geopolitica da cortile, Kaja Kallas, Alto Rappresentante per gli affari esteri (ma soprattutto alta rappresentante di se stessa), che si ritrova improvvisamente a gestire una corazzata diplomatica destinata a trasformarsi in un pedalò burocratico.

Il piano franco-tedesco per tagliare i fondi

La saga, svelata dal Financial Times, ha il sapore inconfondibile della congiura di palazzo. Francia e Germania – che quando si tratta di fare cassa e accentrare il potere non guardano in faccia nessuno – hanno deciso di dare una bella ridimensionata alla costosa agenzia diplomatica guidata dalla pasionaria estone. Il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), un carrozzone da 1 miliardo di euro all’anno che finora si è distinto soprattutto per la sua straordinaria inefficacia di fronte a qualsiasi crisi globale, sta per subire il più classico dei trattamenti di fine mandato: la ristrutturazione selvaggia.

I pezzi forti del portafoglio estero verranno risucchiati direttamente dai dipartimenti della Commissione, lasciando alla Kallas poco più che il controllo sulle ronde di quartiere. Un vero e proprio capolavoro di retrocessione politica con cui Emmanuel Macron e Friedrich Merz, di fatto, le hanno sfilato il tappeto da sotto i piedi.

La disperata ricerca di alleati

Di fronte a questo siluramento annunciato in una lettera, che si concretizzerà verosimilmente a dicembre, in prossimità dell’accordo sul prossimo bilancio pluriennale Ue 2028-2034, la reazione della zarina baltica ha toccato vette di memorabile patetismo istituzionale: invece di fare i bagagli, Kallas ha inscenato il più classico dei tour del pietismo continentale per elemosinare sostegno e stampelle politiche tra le varie cancellerie europee, nel disperato tentativo di raccattare qualche proposta alternativa per aggirare l’asse franco-tedesco e salvare il «suo» portafoglio.

Ai recenti incontri informali in Irlanda ha persino provato a sventolare il presunto appoggio della «maggioranza» dei ministri degli Esteri, illudendosi che un coro di solidarietà a verbale possa fermare la scure contabile di Parigi e Berlino. Ma – spoiler – non la fermerà.

Il declino politico dell’Alto rappresentante

E così, in attesa che i suoi uffici vengano smantellati, il suo budget venga tosato e la sua stessa rilevanza politica scivoli verso lo zero assoluto, Kallas continua imperterrita a recitare il copione della condottiera senza paura. La si vede ancora aggirarsi per i corridoi di Bruxelles tuonando contro Mosca, pontificando sulla confisca degli asset russi e agitando scenari apocalittici, come se qualcuno la stesse ancora ascoltando e se avesse l’autorevolezza e i mezzi per dettare l’agenda internazionale. È lo spettacolo pirotecnico di chi soffia sui venti di guerra mentre la propria sedia sta letteralmente andando a fuoco.

Alla fine della fiera, lo scontro tra la Commissione e il servizio diplomatico fotografa impietosamente lo stato dell’Unione: un susseguirsi di faide intestine dove i grandi Stati banchettano con le ambizioni dei tecnocrati di passaggio, mentre questi ultimi, ridotti a contare le monetine nel salvadanaio, continuano a fare i gradassi sul palcoscenico globale.

Kaja voleva fare la statista di ferro; rischia invece di passare alla storia come l’inquilina del mese che ha svuotato gli uffici del Seae, strangolata dal fuoco incrociato di Ursula, Emmanuel e Friedrich. La geopolitica è un piatto che va servito freddo: alla Kallas lo stanno servendo surgelato.

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