Dovrebbero essere quelli buoni. Talmente buoni da dare lezioni a tutti gli altri, fissando a proprio gusto lo standard di comportamento a livello europeo. Stabiliscono che cosa sia razzista e cosa no, quali parole si possano pronunciare a quali invece debbano essere proibite.
Spiegano quali siano le abitudini corrette per non inquinare, non offendere le minoranze, non turbare gli animi sensibili. E non si limitano a consigliare, certo che no. Impongono, sanzionano, censurano, controllano, spiano, intimidiscono. Tutto pur di realizzare la strepitosa utopia comunitaria. Eppure, a quanto risulta da una inchiesta di Politico, la pletora di funzionari che lavora per la Commissione europea, il grande centro di potere dell’Unione, non è esattamente convinta di trovarsi in paradiso. L’autorevole rivista digitale ha «intervistato una dozzina di funzionari provenienti da diversi gabinetti dei commissari e direzioni generali, di età, nazionalità e anzianità differenti, i quali hanno descritto un’istituzione in cui orari di lavoro estenuanti, burocrazia farraginosa e, in alcuni casi, una gestione tossica li hanno lasciati esausti, alienati e con il dubbio che il denaro e il prestigio valgano davvero la pena».
Politico ha sentito anche sindacalisti e fonti a vario livello, ha consultato documenti interni e sondaggi. E il quadro che emerge non è esattamente confortante. «Le condizioni si fanno sempre più difficili», ha detto al giornale Nicolas Mavraganis, presidente dell’Union syndicale fédérale che rappresenta una ventina di sindacati del personale delle strutture Ue. «Il carico di lavoro aumenta sempre di più, il che significa che la pressione è sempre maggiore».
A quanto sembra, la macchina europea divora sé stessa. Nel senso che sono la sua struttura e le sue regole interne a causare i maggiori problemi. In primis c’è da considerare la mostruosa babele burocratica che rende estremamente snervante lavorare. «Ogni nota informativa, documento programmatico o comunicato stampa è soggetto a molteplici livelli di approvazione. Le decisioni si snodano attraverso interminabili catene di email e successive revisioni, mentre i funzionari sentono la pressione di trattare persino il lavoro di routine con l’urgenza di una crisi geopolitica».
Certo, bisogna considerare che i funzionari europei sono per molti versi dei privilegiati. Guadagnano tanto e hanno numerose tutele. Dunque alcune lamentele sembrano un filino eccessive. Ad esempio, «un funzionario dell’ufficio del commissario ha affermato che le loro giornate spesso iniziano alle 7 o alle 8 del mattino e terminano intorno alle 19, con poco tempo libero dall’ufficio, se non per accompagnare il commissario in missione. Un altro, che lavora nel settore della comunicazione, ha ricordato di aver pianto fino a tarda sera a causa dell’eccessivo carico di lavoro». Ecco, può darsi che qualcuno di questi euroburocrati ignori come si lavora altrove, con stipendi più bassi e orari massacranti. Per altro, se oggi in Europa i salari sono bassi e la povertà cresce lo si deve soprattutto alla gabbia Ue, il che rende tutto paradossale e particolarmente irritante.
La parte più sorprendente dell’inchiesta di Politico, tuttavia, è quella che rivela quale clima si respiri negli uffici della Commissione. «I funzionari hanno sottolineato che le esperienze possono variare notevolmente a seconda del commissario per cui si lavora», racconta la rivista. «Il gabinetto del commissario per il clima Wopke Hoekstra è generalmente considerato internamente come favorevole, hanno affermato diversi funzionari, mentre altri commissari hanno la reputazione di permettere lo sviluppo di ambienti di lavoro tossici, con lotte intestine e tentativi di accaparramento del potere. Secondo quanto riferito da due funzionari, un alto funzionario del gabinetto di un commissario si è fatto conoscere all’interno del Berlaymont per le sue urla contro il personale. Un dipendente della Dg echo, che coordina il programma umanitario dell’Ue, ha affermato che le urla sono una prassi comune nella loro unità. Un altro ex funzionario ha ricordato di aver visto un collega di grado superiore essere rimproverato aspramente per un documento trapelato, davanti ad altri dirigenti. Un funzionario ha affermato che il suo capo lo ha preso a pugni durante una discussione dopo il lavoro in un bar vicino al Berlaymont. Diversi intervistati hanno affermato di avere poca fiducia nel fatto che le loro lamentele sarebbero state prese in considerazione». Insomma, nel covo dei moralizzatori l’aria che si respira è tossica. In fondo non è una novità: qualche mese fa una organizzazione sindacale dei dipendenti della Banca centrale europea aveva avviato un’azione legale per «censura» e «intimidazione» da parte dei vertici dell’istituzione: anche lì non evidentemente non regna la serenità.
Ma aspettate perché il meglio sulla struttura guidata da Ursula von der Leyen deve ancora venire. «La Commissione ha assunto nel 2024 un consulente capo per la gestione delle denunce di molestie e dispone di un team di 40 consulenti in tutta la Commissione e nelle agenzie esecutive nell’ambito di un approccio informale alla risoluzione dei conflitti sul posto di lavoro», spiega Politico. «Da settembre 2024, il consigliere capo, che risponde al commissario al Bilancio Piotr Serafin, ha ricevuto 960 segnalazioni da “colleghi che si sentono molestati, presunti molestatori, testimoni, dirigenti e corrispondenti delle risorse umane”». Allucinante: nel tempio del politicamente corretto ci sono state circa mille segnalazioni di molestie in circa due anni. Come è potuto accadere? La spiegazione fornita da un portavoce della Commissione è quasi esilarante. Sentite: «La Commissione ha affermato che negli ultimi due anni 14.000 dipendenti hanno partecipato a presentazioni sulle politiche anti molestie, mentre 2.400 dirigenti hanno frequentato sessioni di formazione obbligatorie. Questa maggiore consapevolezza su come chiedere supporto per affrontare le molestie ha “generato un numero relativamente elevato” di segnalazioni al responsabile del servizio di consulenza confidenziale». Capito? Ci sono tante segnalazioni di molestie perché il personale fa molti corsi anti molestie. E può sicuramente essere vero. Come mai, però, quando la Commissione diffonde studi allarmanti sulle violenze di genere o il razzismo non dice mai che potrebbero esserci tante segnalazioni proprio perché la sensibilità è aumentata a dismisura? Forse i dati vanno ridimensionati solo se fanno fare brutta figura alle istituzioni europee…
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