L’Europa è un po’ come il nero: va su tutto. Ai funerali di più ancora. Anzi, direi che è perfetta per le orazioni funebri. Nel giro di pochissimi giorni, l’Europa ha fatto da splendida corona commemorativa per le esequie di Emma Bonino e funzionale spunto per il ricordo di Carlo Azeglio Ciampi.
Lei, europeista così convinta da accettare la generosa offerta di Della Vedova, eterno giovane in forza al neoliberismo di cui Emma fu soprano ineguagliabile: facciamo un partito nuovo e chiamiamolo +Europa. Lui, ex banchiere centrale divenuto ministro del Tesoro, presidente del Consiglio e infine capo dello Stato.
La mitizzazione assurda di Ciampi
Nel ricordare Emma e Carlo Azeglio i retori spingono un po’ più in là il carrozzone della Ue, sollevano il baldacchino di una strana creatura senza Costituzione, senza politica, senza identità, senza popolo, senza anima ma… con una moneta nel portafogli. E un gloria poco rassicurante: «Non ne possiamo fare a meno». Beh, fatelo dire ai cittadini.
«Patriottico ed europeista», ricordano un po’ tutti nel commemorare Ciampi. E guai a pensare di rovinare il quadretto idilliaco: patriottico, forse, più che europeista, se dai retta a chi bisbiglia che l’euro per Ciampi fu una operazione quasi obbligata per fermare le pulsioni secessioniste di un Nord che voleva ancorarsi alla Germania ed era pronto a pesare la propria forza economica e industriale.
L’eurotassa di Ciampi come controsterzata alla Padania di Bossi, all’epoca terzo incomodo tra Roma-Polo e Roma-Ulivo. Ciampi era ministro del governo Prodi, ministro del Tesoro. Senza finire a fare Rai Storia, qui basti ricordare che la trattativa con chi non voleva l’Italia nell’euroclub (o, per meglio dire, la voleva fortemente condizionata) terminò con un cambio folle fissato a 1936,27: in pratica l’Italia affardellata, a guinzaglio corto di una Germania libera di volare sui mercati internazionali con un marco svalutato. Ma mica potevamo permetterci l’Italia fuori dall’euro, no?
Resta il fatto che non solo pagammo un cambio quasi al doppio ma ci sorbimmo pure una tassa salatissima per alleggerire il debito pubblico e quindi entrare nell’eurozona. Lì cominciarono i nostri guai e pure la narrazione miracolistica dell’Europa, prima con le fesserie del Manifesto di Ventotene, poi con quelle della moneta unica.
Eppure, per il presidente del Senato La Russa, con Ciampi «l’interesse nazionale tornò a essere un valore e l’Italia tornò a essere orgogliosa della propria identità».
E adesso santifichiamo pure la Bonino
Ma Ciampi è pure, appunto, l’europeista della tassa e della moneta a 1936,27. Come Emma Bonino, che fu ministro, commissario Ue e infine leader di un partito ben finanziato da Soros (lei era ben felice delle donazioni del finanziere speculatore), un partito denominato +Europa, quasi a chiusura di un cerchio che vide i radicali impegnati nell’unico referendum vagamente europeista nel 1989, foglia di fico per chi – come me – lamenta una vera mancanza di legittimazione popolare dal basso.
Anche nel caso della Bonino le esequie sono state l’occasione per parlare di Unione europea, per rilanciarne ancora una volta lo spirito e la… indispensabilità politica. Soprattutto ora che ci sono quei cattivoni dei russi con cui l’Europa ha sempre fatto grandi affari in nome del gas e del petrolio turandosi il naso quando Mosca già inviava militari fuori confine. «Il modo migliore per ricordarla è continuare la sua battaglia incompiuta e più grande, quella per gli Stati Uniti d’Europa».
E poco conta che i cittadini non ci credano più e anzi premino forze più nazionaliste, persino anti europeiste, e decisamente critiche verso le politiche migratorie di cui la Bonino era sostenitrice, in piena osservanza del credo neoliberista.
L’europeismo sopravvive solo per i funerali
Nella carrellata dei ricordi. Romano Prodi fa bene a puntualizzare che quello di Bonino non era «un europeismo lacrimoso o sentimentale, ma razionale, cosciente degli ostacoli che i nazionalismi crescenti portano al disegno europeo», perché l’inganno mercatista sta proprio lì, nello schiacciare le nazioni dall’alto con la finanza e dal basso con le invasioni di migranti.
Altrimenti perché Soros avrebbe dovuto finanziare +Europa? Questo è il punto politico che rende l’azione di Giorgia Meloni in controtendenza e quindi efficace sia a livello di Commissione che di Consiglio europeo.
L’Ue ha bisogno delle commemorazioni per tirarsi un po’ a lucido, per rinnovare un’epica che non incanta. Anzi, sta diventando stucchevole, anche quando rilancia sulla necessità di armarsi come se già non fosse campione di spesa militare.
Quante fesserie pure ieri ha dovuto raccontare, nel discorso sull’Unione, la presidente Ursula von der Leyen, davanti alla plenaria di un Parlamento europeo che lei ha umiliato sui vaccini come sui piani di finanziamento degli acquisti di armi. Parole degne di una commemorazione funebre. Del resto, questo è il vero stato dell’Europa oggi.
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