Definire una formazione politica sostanzialmente antistatalista un «partito neonazista» evidenzia un problema culturale e un deficit di capacità analitica che si può spiegare soltanto con l’esigenza di adattare le categorie interpretative a un elettorato considerato talmente analfabeta da non avere a disposizione che un numero limitatissimo di concetti da applicare a tutto l’universo.
Capire il perché della vittoria delle destre
Nessuno, per esempio, parla della proposta dell’Afd di «denazificare» i programmi scolastici, i quali sarebbero troppo incentrati su esigenze pedagogiche ereditate dal Dopoguerra togliendo spazio ad altri temi. Si può essere d’accordo oppure no, si può ritenere che in Germania sia ancora necessaria l’opera di condanna educativa del nazismo, ma questa proposta è in sé liberale e non certo «neonazista».
Per capire come mai la destra sta vincendo ovunque e sta gettando sul futuro, a partire dalla Francia, delle buone ipoteche di governo, gli elementi sono evidenti e a disposizione di tutti: l’immigrazionismo ha superato il punto di rottura sociale, ma la sinistra non può prenderne le distanze in quanto esso rappresenta la materia prima per il funzionamento del Parastato gramsciano.
Invece di affrontare questo problema, si preferisce parlare di «nazismo», di «onda nera», di «ignoranti», di «fascismo», cioè si cerca di rispondere con dei meme. Tuttavia, esiste un dogma imprescindibile: «Left can’t meme».
Il caso di Roberto Vannacci
Per cercare di capire di cosa stiamo parlando possiamo cogliere l’occasione della tempesta memetica che in questi giorni si è scatenata utilizzando la figura di Roberto Vannacci.
I filmati fatti con l’Ia con l’intento di ridicolizzare non tanto l’elettorato di Vannacci, quanto la sproporzione messianica delle attese che sta risvegliando in rapporto alle reali possibilità politiche di realizzazione delle stesse, ci fornisce un esempio perfetto delle nuove dinamiche simboliche che governano la politica – sostanzialmente dalla prima campagna elettorale di Donald Trump – e dell’obsolescenza delle dinamiche novecentesche.
E non è un caso che da sinistra non si riesca a produrre altro che scandalizzate «interpretazioni» dei video-meme, soffermandosi sui richiami esoterici senza capirne le risonanze simboliche con l’immaginario di riferimento. In pratica la sinistra sta confermando che ancora una volta «Left can’t meme», perché vuole spiegare qualcosa che ha nella sua ininterpretabilità la sua forza.
In ambito memetico l’immagine produce un mondo e non lo descrive, si tratta dunque di abbandonare l’idea di «decifrare» un contenuto nascosto e di valutare unicamente se il potenziale iperstizionale dell’operazione sia reale o insufficiente.
Perché i meme su Vannacci lo favoriscono
L’iperstizione, secondo la concezione di Nick Land, è una finzione che, circolando, produce la realtà che descrive inducendo nel futuro ciò che rappresenta nel presente nella misura in cui l’immagine che utilizza risulta contagiosa.
In questo approccio comunicativo la realtà si piega prima che il discorso abbia il tempo di autorizzarla e proprio qui sta il motivo dell’inefficacia dell’impostazione pedagogico-moralistica della sinistra politica e culturale che si basa ancora sull’idea postilluminista di «discorso autorizzato» (la stessa del nazismo).
I video fatti con l’Ia su Vannacci replicano quello che sinora è stato il contributo più importante fornito dal generale al dibattito politico italiano: il suo rifiuto del marzo 2024 di definirsi «antifascista».
Da quel momento Vannacci ha preso simbolicamente su di sé il sentimento di molti di fuoriuscire da una dinamica gerarchica di autorizzazioni e subordinazione morale percepita come obsoleta e priva ormai di senso politico, ponendo le basi per la costruzione simbolica della sua figura. Nel momento in cui un’iniziativa memetica diventa virale e viene notata e citata non solo dai massimi esperti del tema ma anche in molti rilevanti podcast internazionali, il processo iperstizionale è operativo e ogni contenuto non può che oltrepassare continuamente il limite tematico, portando con sé la sua dirompente forza liberatoria.
La lettura del fenomeno Vannacci
Nell’intervista rilasciata al Primato Nazionale dall’utente che ha dato vita alla tempesta memetica, Terra Cava 2, si evince precisamente come questa constatazione di forza iperstizionale e simbolica trascenda le intenzioni stesse dell’ideatore dei contenuti, a conferma definitiva dell’innesco virale basato sulla corrispondenza tra una simbologia e una capacità di identificazione appagante da parte del pubblico.
E giungiamo così all’unica possibile lettura sintomale del fenomeno, una lettura che potrebbe spiegare non solo il successo dei video su Vannacci, «Colui che ferma il Kali Yuga», ma in generale tutta la recente riscrittura delle categorie politiche.
Se un significato infatti emerge è che questa produzione continua e sempre più sfidante, spiazzante e improbabile non viene contenuta nemmeno dallo stesso Vannacci, il quale non riesce a esaurire mai un universo simbolico che esiste, lo precede e che è lì, da chissà quanti anni, in attesa di essere costellato. Chi non capisce è costretto a chiamare «nero» – con il colore, cioè, simbolicamente più assoluto – tutto ciò che esce dal recinto della narrazione autorizzata, certificando così che quel recinto non tiene più e che fuori di esso forse non c’è «il male» ma solo un altro mondo, con altre istanze.
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