A Torino un quarantaduenne di origine (bengalese, addetto a un minimarket, è stato accusato di abusi sessuali ai danni di una tredicenne. La gip ha disposto l’obbligo di firma, valorizzando il presunto pentimento dell’indagato. Il caso, l’aggressione di un islamico che mette le mani su una donna e la mitezza della magistratura, ricordano dannatamente da vicino la Gran Bretagna, dove 250.000 tra ragazzine e ragazzini bianchi e cristiani sono stati stuprati, torturati e umiliati da islamici, spesso pakistani, protetti dalle istituzioni.
Un libro che racconta cosa siano le «grooming gangs»
Un libro imperdibile per questa sciagurata Europa che ha importato e protegge un esercito invasore, è Quelle che la vostra mano destra possiede. Grooming gangs e islam, di Paola Kafira e Anis Sidek, pubblicato in modo indipendente. Tutti gli eserciti che hanno stuprato lo hanno fatto dopo una vittoria militare. Grazie alla corruzione del denaro che arriva dal petrolio, noi subiamo la violenza sistematica di miserabili che sopravvivono grazie al sussidio che paghiamo a loro e alle loro sterminate famiglie. Il libro si fonda su rapporti ufficiali britannici, fra cui Jay Report, Casey Audit e materiali dell’inchiesta, atti giudiziari e testimonianze delle sopravvissute.
Il titolo richiama un’espressione presente nelle fonti islamiche classiche, tradizionalmente collegata alla condizione servile, alle concubine, alle schiave, alle donne del nemico. Il titolo è usato per ricordare come appartengano a un contesto religioso la subordinazione femminile e le violenze sessuali come quelle organizzate e analizzate nel contesto britannico. Per «grooming» si intende un processo graduale attraverso il quale l’aggressore conquista la fiducia, isola la vittima, quasi sempre tolta alla famiglia e consegnata ai servizi sociali che saranno ciechi e sordi, valuta i rischi e la prepara allo sfruttamento sessuale. L’opera ricostruisce il fenomeno inglese e dimostra come il problema sia stato sistematicamente insabbiato.
Il legame fra Islam e stupro
Una recensione equilibrata dovrebbe però distinguere tra responsabilità criminale individuale o di gruppi specifici e l’appartenenza religiosa o nazionale di milioni di persone. Si può discutere criticamente di dottrine, contesti culturali, ideologie senza trattare musulmani, pakistani o immigrati come una collettività colpevole. Giusto? A questa obiezione risponde la prefazione di Sidek, ex islamico franco-tunisino, un uomo che rischia la vita ogni giorno perché l’islam punisce con la morte chi osa abbandonarlo.
«La colpa non era dei ragazzi, ma del veleno invisibile che respiravamo. Idee feroci che circolavano di bocca in bocca, nell’aria umida dei sotterranei e che nessuno osava mettere in discussione. Eravamo intrappolati in un cerchio perfetto. Ogni nostro gesto quotidiano era già stato deciso da un’ideologia religiosa totalizzante. Eravamo tutti sottomessi. Schiacciati da un dogma che non ammetteva repliche, dove il dubbio era il peccato più grave e l’obbedienza l’unica moneta per non essere tagliati fuori. Le ragazze bianche, ci dicevano, erano senza onore. Corrotte. Fonte di ogni malattia. Carne da macello di cui potevamo abusare, senza scrupolo. E poi, anche il nostro profeta aveva innumerevoli schiave sessuali. E non era forse lui l’esempio migliore? Allah stesso è stato chiaro. Si possono possedere le donne e abusarne ogni volta che lo si desidera. È possibile anche venderle o affittarle. “Quelle che la vostra mano destra possiede”. Lo si ripete più di 20 volte nel solo Corano. Ci era permesso avere schiave sessuali perché l’Occidente è “dar al hareb”, “casa della guerra”. E in guerra le donne del nemico fanno parte del bottino. Per le donne non di fede islamica, non si applicavano quindi le stesse regole che valevano per le nostre donne. Era una distinzione che imparavi senza accorgertene. Da una parte c’erano le ragazze che dovevano essere protette, controllate, rispettate. Dall’altra quelle che, proprio perché non appartenevano alla nostra comunità religiosa, potevano essere insultate, manipolate, umiliate. A sentirlo ripetere finivi per non renderti più conto di quanto fosse mostruoso. […] Non avevo assistito direttamente a tutto ciò che accadeva in quei sotterranei oscuri, ma le voci correvano velocissime. Più di una volta mi avevano invitato a partecipare. Non l’ho mai fatto però quei luoghi li ho visti. Sapevo esattamente cosa facevano là sotto a quelle povere ragazze».
Cosa l’Islam e il Corano ordinano lo stupro
Sapeva esattamente e non ha denunciato. Non ha partecipato, e questo è encomiabile, ma non ha impedito. È questo che rende colpevole una intera comunità. Non è razzismo, è pensiero logico, se una religione ha un libro sacro che permette, anzi ordina, lo stupro e l’umiliazione delle donne del nemico, inevitabilmente ci saranno dati statistici che illustrano come gli uomini di quella religione commettano crimini sessuali con frequenza anche dieci volte superiore agli altri. Da qui si deduce che un popolo che faccia entrare gli uomini di questa regione a contatto con le proprie donne, oltretutto senza avere leggi granitiche non aggirabili da nessun magistrato e punizioni esemplari non discutibili per proteggere le proprie donne, non è un popolo di antirazzisti ma semplicemente un popolo di idioti.
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