Tre strade per aggirare la solitudine
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C’è un’epidemia che sta per travolgere l’Italia, una crisi che non si combatte nei laboratori clinici ma tra le mura domestiche delle nostre città. È la solitudine dei nostri anziani. Sulle pagine della Verità Giuliano Guzzo ha sollevato un velo di inquietante realismo su questa emergenza demografica ed esistenziale. L’Italia invecchia a ritmi record e l’isolamento sta diventando la prossima drammatica minaccia per la tenuta psicologica e fisica di milioni di cittadini.

La politica deve affrontare l’invecchiamento

La domanda che oggi la politica e la società civile non possono più eludere è tanto semplice quanto cruciale: quale strategia sociale, sanitaria ed economica intendiamo mettere in campo per non lasciare un’intera generazione al proprio destino? E, soprattutto, siamo davvero pronti a farlo? Fino ad oggi, lo Stato ha affrontato l’invecchiamento della popolazione con una logica puramente emergenziale.

Tuttavia, per evitare il crollo delle relazioni sociali, è indispensabile un cambio di paradigma radicale che integri tre livelli d’azione fondamentali: quello sanitario, quello sociale e quello economico.

La sanità deve entrare nelle case

Il primo fronte è inevitabilmente quello sanitario. L’ospedalizzazione prolungata o l’isitituzionalizzazione forzata spesso non fanno altro che accelerare il decadimento cognitivo e l’isolamento dell’anziano. Il futuro della sanità deve quindi spostarsi all’interno delle case. Diventa prioritario un potenziamento massiccio dell’assistenza domestica integrata (Adi), garantendo che i servizi infermieristici, medici e riabilitativi non siano un’eccezione ma la normalità quotidiana.

A questo si deve affiancare la tecnologia: una rete diffusa di telemedicina, dotata di sensori di movimento e dispositivi salvavita connessi ventiquattro ore su ventiquattro con le Asl territoriali, può garantire sicurezza senza sradicare l’individuo dal proprio ambiente. Infine, la salute mentale non può essere dimenticata. L’istituzione dello psicologo di base sul territorio è un presidio necessario per diagnosticare e curare tempestivamente la depressione da isolamento.

Come combattere la solitudine degli anziani

Accanto alle cure mediche, serve una profonda ricostruzione del tessuto sociale. Le mura di casa non devono trasformarsi in una prigione. La politica deve ricreare legami di comunità partendo dai quartieri. Una soluzione concreta è rappresentata. Dal «portierato sociale», ovvero figure professionali o di volontariato dedicate al monitoraggio degli anziani soli, pronte ad aiutarli nelle piccole incombenze quotidiane, come fare la spesa o ritirare i farmaci.

Parallelamente, vanno incentivati i progetti di co-housing intergenerazionale, che uniscono la necessità di alloggio dei giovani studenti alla richiesta di compagnia e sicurezza degli anziani. Riqualificare i centri di aggregazione locali per attività culturali e motorie significa, infine, restituire a queste persone un ruolo attivo nella società.

Le misure economiche sostengono l’autonomia

Nessuna di queste riforme, però, può prescindere da solide coperture economiche. La povertà materiale amplifica enormemente la solitudine. È necessario un sostegno mirato all’autonomia finanziaria, a partire dalla totale defiscalizzazione dei contratti per badanti, assistenti familiari e caregiver professionali, alleggerendo il carico economico che oggi grava interamente sulle famiglie.

Anche l’indennità di accompagnamento andrebbe rimodulata, trasformandosi in un «assegno di universalità», calcolato sul reale livello di isolamento del beneficiario. Non meno importanti sono i contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli uffici privati, un passo indispensabile per permettere a chi è fragile di mantenere il contatto con il mondo esterno.

L’analisi di Guzzo sulla Verità ci ricorda che la solitudine non è un destino ineluttabile, ma la conseguenza di una società che rischia di smarrire il senso della solidarietà tra le generazioni: trasformare la cura degli anziani da un costo assistenziale a una responsabilità collettiva e a un investimento sul nostro futuro è l’unica via per non farci trovare impreparati di fronte a questa imminente transizione demografica.

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