Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate (Corano 2:191). «Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue» (Corano 47:4). «La ricompensa di coloro che fanno guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano corruzione sulla terra è che vengano uccisi o crocifissi, o che siano loro tagliate la mano e il piede da lati opposti, o che vengano esiliati.» (Corano 5:33).
«Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo». (Corano 8:12-17). Islamofobia: per dirla con il compianto Christopher Hitchens, «una parola creata dai fascisti e usata dai codardi per manipolare i cretini». Temere una religione che vuole l’annientamento della tua libertà come unica alternativa alla tua morte è non solo un diritto, ma un dovere. E, come aveva riassunto il compianto, chi non teme l’islam ha deficit cognitivi.
Combattere l’Islam per salvare l’umanità
In effetti l’islamofobia non è un diritto: è un dovere per chiunque ami l’umanità e la libertà dei popoli, a cominciare da quelli imprigionati nella religione di Maometto. Nell’islam la filologia è vietata. Dove non c’è pensiero filologico non può esistere pensiero filosofico, dove non esiste pensiero filosofico non può esistere pensiero scientifico, tecnologico, finanziario. Dove la bellezza non è contemplata nel libro sacro, non può esistere altrove.
Dire quello che ho appena detto è pericoloso: espone all’aggressione del terrorista islamico strutturato o di quello semplice della porta accanto. Grazie alla corruzione o imbecillità (tertium non datur) della nostra classe politica, in molte nazioni occidentali è già reato.
Il caso più emblematico è quello della Norvegia. La sezione 185 del Codice penale norvegese punisce con multa o reclusione fino a tre anni chiunque, «con dolo o colpa grave, esprima pubblicamente una dichiarazione discriminatoria o d’odio» basata, fra le altre categorie, sulla «religione o convinzione».
L’islamofobia è dunque, in Norvegia, un reato codificato, perseguibile d’ufficio, censito, contato, statistica di Stato. L’Italia non è lontana. In molte città sono già stati aperti, e finanziati con i soldi dei contribuenti, sportelli di ascolto e denuncia dedicati alla «discriminazione religiosa», che nella pratica burocratica significa una sola cosa: islamofobia. Il caso di scuola è Bologna. E questo vuol dire che la libertà di pensiero declamata nella nostra Costituzione, peraltro come in quella norvegese o britannica, è una burla.
I pericoli dell’Islam per la nostra società
Ogni volta che avviene un attentato islamico, e nel nostro tempo avviene con frequenza settimanale, comincia il pigolio. «Facciamo attenzione a non cadere nell’islamofobia. Il vero pericolo, adesso, sono le reazioni islamofobe». Il cadavere è ancora caldo e già sui giornali europei si parla di «backlash», del ritorno dell’«odio», della necessità di «non fare del male alla nostra cultura dell’accoglienza».
Bat Ye’or, la grande storica nata al Cairo, autrice di Eurabia, l’ha diagnosticata con precisione: abbiamo interiorizzato il falso teorema per cui la violenza dell’islam sarebbe «reattiva». Ci uccidono perché noi siamo stati cattivi.
Perché una civiltà protegge chi la vuole distruggere? Paolo Gambi, nel suo lucido Il Morbo. E il declino dell’Occidente, ha spiegato che il Morbo è l’odio di sé. È il rifiuto sistematico, metodico, insegnato, premiato, promosso, della propria storia, della propria fede, della propria arte, della propria lingua, dei propri padri, dei propri morti.
È la certezza che tutto quello che l’Occidente ha prodotto, dalla scoperta dell’America alla penicillina, dai diritti delle donne all’abolizione della schiavitù, dall’ospedale gratuito al voto universale, sia colpa.
Colpa razziale, colpa coloniale, colpa maschile, colpa bianca, colpa cristiana, colpa capitalista. Non conquista, non dono, non progresso, non merito: colpa. Un continente che insegna a odiare sé stesso non ha più gli anticorpi per riconoscere l’aggressore. Un uomo che si ama non si lascia sgozzare in silenzio. Un uomo che ama sua figlia non lascia infibulare le figlie degli altri. Un popolo che si riconosce non permette che i suoi giornali definiscano «squilibrato» chiunque uccida gridando «Allah Akbar».
La deriva del marxismo
L’intolleranza è una virtù che nasce dall’amore. Chi tollera l’infibulazione altrui, la bambina sposa a otto anni, quello sgozzato purché sia qualcun altro è un incapace di etica. La tolleranza non è raccomandata in nessun punto del Vangelo. È la virtù dei deficienti, nel senso di deficere e degli ignavi. Ma un continente che si odia la considera un pregio. Ecco perché solo una società che odia sé stessa può proteggere l’aggressione islamica.
Senza il Morbo, senza l’auto odio pedagogico che da 50 anni si insegna nelle scuole europee, la propaganda anti-islamofobica cadrebbe nel vuoto. Questo auto odio, così puntuale, così efficace, così ben distribuito nelle case editrici, nei programmi scolastici, nelle università, nei sindacati, nei giornali di riferimento, non nasce da sé, è figlio del marxismo. Nel 1989 crolla il muro di Berlino. Nel 1991 muore l’Unione Sovietica.
L’utopia socialista, quella che aveva promesso il paradiso in terra e ha consegnato 100 milioni di morti nei gulag, svanisce con l’ammaina-bandiera dal Cremlino. Il marxismo perde la sua patria. Contemporaneamente, e questo è il colpo più duro, il marxismo perde il suo soggetto rivoluzionario.
L’operaio ormai possiede una casa, due automobili, un televisore a colori, un telefono cellulare, una lavatrice, un frigorifero, un forno a microonde, un conto in banca, settimane di ferie retribuite, l’assicurazione sanitaria, la pensione, la scuola gratuita per i figli.
Il marxismo, senza patria e senza proletariato, è diventato quello che Hans Magnus Enzensberger, in un saggio memorabile del 2006, ha chiamato il «perdente radicale»: colui che ha perso in tutti i sensi possibili, e proprio per questo può solo desiderare la distruzione di ciò che ha visto vincere.
L’involuzione del socialismo
Il perdente radicale marxista, cacciato dalla Storia, ha cercato un nuovo esercito: femminismo misandrico e scemo, che odia gli uomini e odia i bambini e considera l’assassinio dei bambini nel ventre delle madri come vittoria politica, la politicizzazione dell’omoerotismo eletto anche questo a vittoria politica, la teoria criminale che si possa nascere nel corpo sbagliato.
Tutto questo ha preparato la strada alla perdita di intelligenza e al disprezzo dei propri valori, ma non bastava. L’islam già fraterno alleato di fascismo e nazismo è stata la geniale soluzione. Il marxismo culturale occidentale e l’islamismo politico si sono guardati negli occhi e si sono detti: abbiamo un nemico in comune.
L’Occidente liberale, cristiano, borghese, capitalista, individualista, razionale, femminile. L’ha detta chiaramente Nick Cohen, giornalista britannico di sinistra, in What’s Left? del 2007: da quando la sinistra ha perso il proletariato, «piuttosto che accettare la realtà ha preferito allearsi con tutti i movimenti totalitari del mondo, purché condividessero l’odio per gli Stati Uniti e per Israele».
L’alleanza di Islam e sinistra contro le radici europee
È il patto Ribbentrop-Molotov del ventunesimo secolo. Nel 1939 il nazismo e il comunismo, apparentemente opposti, uno di destra e uno di sinistra, uno razzista e uno internazionalista, avevano firmato un’alleanza tattica contro la loro terza vittima designata, cioè l’Europa liberale.
Nel 2025 la sinistra progressista e l’islamismo politico, apparentemente opposti, uno atomizzante e libertario, uno totalitario e teocratico, uno arcobalenato e uno nero, uno che difende i gay e uno che li getta dai tetti, hanno firmato un’alleanza tattica contro la loro terza vittima designata, che è esattamente la stessa: l’Europa liberale, cristiana, razionalista, individualista. Ecco perché vediamo cortei di femministe con il velo, cortei di attivisti gay con la bandiera di Hamas, sindacati marxisti che difendono la sharia, giornalisti «anti-fascisti» che chiamano fascista chi cita il Corano ma progressista chi cita il Corano se è un imam. È il patto.
Funziona esattamente come nel 1939: grigio, cinico, obliquo. Ognuno pensa di usare l’altro. Ognuno pensa che dopo la vittoria comune eliminerà l’alleato. Il marxista pensa che, dopo aver distrutto insieme il capitalismo, i musulmani si convertiranno al materialismo dialettico. L’islamista sa perché sta già succedendo che, dopo aver distrutto insieme la borghesia, i marxisti si convertiranno all’Islam o verranno decapitati come apostati. Uno dei due ha ragione. Chi conosce le due ideologie sa esattamente quale.
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