In battaglia contro il woke con i maestri della libertà
Roger Scruton (Getty Images)

Possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che La Verità abbia cominciato la battaglia contro i deliri del politicamente corretto e l’ideologia woke nel momento stesso in cui è nata. Ha sostenuto questa lotta culturale con le sue posizioni sempre a favore della libertà di pensiero e di espressione, che certo non è libertà di violare ogni limite e di dare libero sfogo a ogni pulsione.

La prima è senza dubbio quella di Roger Scruton, uno dei maggiori intellettuali britannici di ogni tempo, venuto a mancare nel 2020. Conservatore ma di certo non bigotto né codino, Scruton è stato un pensatore di destra brillantissimo e coraggioso, autore di testi fondamentali. Culturalmente nacque a sinistra, e forse proprio per questo fu tra i primi a comprendere che piega stesse prendendo la sinistra occidentale. Nel 2019 uscì un suo potente saggio (da poco tradotto in italiano da Giubilei Regnani) intitolato «Conoscere la sinistra per evitarla. I pensatori della New Left». Prima ancora che la parola woke fosse conosciuta dal grande pubblico e diventasse tema di dibattito politico, Scruton aveva perfettamente spiegato come fosse nata e dove si sarebbe diretta l’ossessione progressista per le minoranze. «La posizione della sinistra era già chiaramente definita quando fu introdotta la distinzione tra sinistra e destra», scrisse. «I sostenitori della sinistra credono, insieme ai giacobini della Rivoluzione francese, che i beni di questo mondo siano distribuiti in modo ingiusto e che la colpa non sia nella natura umana, bensì nelle usurpazioni esercitate da una classe dominante. Si definiscono in opposizione al potere costituito, come campioni di un nuovo ordine destinato a porre rimedio all’antico torto subito dagli oppressi».

Il woke altro non è (stato) che il tentativo di instaurare con la forza questo nuovo ordine. «Due caratteristiche del nuovo ordine ne giustificano la ricerca: la liberazione e la giustizia sociale», proseguiva Scruton. «Queste corrispondono approssimativamente alla libertà e all’uguaglianza sostenute dalla Rivoluzione francese, ma solo in maniera indicativa. La liberazione sostenuta dai movimenti di sinistra di oggi non significa semplicemente libertà dall’oppressione politica o il diritto di svolgere le proprie attività senza interferenze. Significa bensì emancipazione dalle strutture: dalle istituzioni, dalle tradizioni e dalle convenzioni che hanno stabilito un sistema condiviso di norme e valori al centro della società occidentale». Scruton aveva compreso che il wokismo si sarebbe posto come obiettivo la sovversione della civiltà occidentale edificata nei secoli. «Anche quei sostenitori di sinistra che rifuggono dal libertarismo degli anni Sessanta considerano la libertà come una forma di liberazione dai vincoli sociali», diceva. «Gran parte dei loro scritti teorici è dedicata alla decostruzione di istituzioni come la famiglia, la scuola, la legge e lo Stato-nazione, attraverso le quali ci è stata tramandata l’eredità della civiltà occidentale. Questa teoria, che trova la sua massima espressione negli scritti di Foucault, rappresenta come strutture di dominio ciò che gli altri vedono semplicemente come strumenti dell’ordine civile. Il processo di liberazione delle vittime è incessante, poiché nuove vittime appaiono sempre all’orizzonte, mentre le precedenti svaniscono nel nulla. La liberazione delle donne dall’oppressione maschile, degli animali dagli abusi umani, degli omosessuali e dei transessuali dall’omofobia, persino dei musulmani dall’islamofobia: tutte queste cause sono state assorbite nelle più recenti agende di sinistra, per essere sancite da leggi e comitati supervisionati da una burocrazia censoria. A poco a poco, le vecchie norme dell’ordine sociale sono state emarginate o addirittura penalizzate come violazioni dei diritti umani.. Anzi, la causa della liberazione ha visto la proliferazione di più leggi di quante ne siano mai state inventate per sopprimerla: basti pensare a ciò che viene imposto in nome della non discriminazione. Allo stesso modo, l’obiettivo della giustizia sociale non è più l’uguaglianza di fronte alla legge o la parità dei diritti di cittadinanza, come sostenuto durante l’Illuminismo. L’obiettivo è, piuttosto, una riorganizzazione completa della società, in modo da superare o mettere in discussione i privilegi, le gerarchie e persino la distribuzione ineguale dei beni».

In queste poche frasi c’è il senso profondo dell’ideologia progressista che ha dominato la Storia recente. Una ideologia di cui il filosofo inglese non fu soltanto acutissimo analista, ma pure, suo malgrado, incolpevole vittima. Poco prima che morisse, Scruton fu scelto dall’esecutivo conservatore britannico per presiedere (a titolo gratuito) la commissione Building better, building beautiful», dipendente dal ministero dei Lavori pubblici. Il filosofo era più che adatto a ricoprire l’incarico, in virtù dei numerosi libri e articoli sull’architettura, l’arte e la bellezza pubblicati nel corso della sua lunga carriera accademica. A un certo punto, però, nel 2019, il ministro James Brokenshire ordinò il «licenziamento con effetto immediato» di Scruton per via di alcuni suoi «commenti inaccettabili». Di woke ancora non si discuteva con forza, ma Scruton fu colpito dalla cultura della cancellazione, accusato di essere un odiatore dei musulmani e degli omosessuali. Motivo? Aveva osato criticare i concetti di islamofobia e omofobia. Era un segnale: a tanti altri, dopo di lui, sarebbe toccata una sorte simile.

Qualche tempo prima – era il 2012 – a un linciaggio ancora peggiore era stato sottoposto Richard Millet, fino a poco prima celebratissimo scrittore e collaboratore di Gallimard. Pubblicò un paio di pamphlet raffinatissimi contro il politicamente corretto dominante e un’orda di radical chic guidati da Annie Ernaux chiese la sua testa, tutta la società letteraria parigina iniziò a trattarlo da paria. «La gentaglia si scatena: il milieu ha dato il via libera alla caccia. Gallimard mi proteggerà? Ne dubito: difficile che un lacchè come Garcin abbia agito per conto proprio. Ho troppi nemici, soprattutto da Gallimard. In realtà, mi sento altrove (sono sempre stato altrove). Dicono che cerco lo scandalo, però oggi è la verità che fa scandalo, perché quotidianamente offesa», scriveva Millet nel suo diario in quei giorni. Poco dopo fu letteralmente cancellato. Perse il lavoro da Gallimard, il presunto bel mondo delle lettere decretò la sua morte civile.

Erano i primi roghi di una Inquisizione furente che una decina di anni dopo si sarebbe imposta all’attenzione del mondo. Una macchina di morte che agiva in nome di quella che Millet identificava chiaramente come una «nuova religione»: il wokismo. Entrambi questi giganti, Scruton e Millet, hanno trovato spazio sulle nostre pagine. Sono stati tra i primi pensatori liberi a cui abbiamo aperto le porte. Ve lo promettiamo: non saranno gli ultimi.

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