Adesso i guru dell’IA tirano il freno. Ma la salvezza dell’uomo è una scusa

Lo scorso mercoledì Jacob Coxon, un programmatore di Anthropic, fa un tweet dicendo che si è dimesso perché la corsa al perfezionamento costante dell’Intelligenza artificiale porterà entro dieci anni l’umanità all’estinzione, replicando lo stesso appello apocalittico della narrazione green.

La costruzione dell’allarme apocalittico sull’IA

Nel giro di 48 ore si comprende meglio la dinamica di questo annuncio e si scopre che l’account X di questa persona ha troppo poco engagement e troppo pochi follower per far registrare milioni di visualizzazioni in poche ore, e si scopre che il Wall Street Journal aveva lanciato la notizia del tweet 18 minuti prima del tweet stesso.

Si scopre poi che lo stesso Coxon nel 2022 ha ricevuto una borsa di ricerca da una Ong a favore della regolamentazione dell’IA ed infine si è notato un costante tentativo da parte dei media di usare la minaccia apocalittica come orizzonte regolativo e non come previsione verificabile. Per finire, in poche ore ieri Elon Musk e Sam Altman hanno dato ragione a un post di Dario Amodei che spiegava la necessità di rallentare lo sviluppo dei modelli.

L’uso politico della paura e del modello pandemico

L’operazione in realtà non sta necessariamente nel confezionare una menzogna, ma nel far coincidere un’ansia generalizzata già disponibile con degli obiettivi politici, come Greg Jensen, vertice di uno dei fondi che hanno finanziato sia OpenAI che Anthropic, ha ieri confermato dichiarando che «la situazione assomiglia al febbraio 2020 e finché l’IA non comincerà a uccidere persone, come il Covid, non faremo nulla».

Allo stesso modo Joe Benton, appena uscito dal team di sicurezza di Anthropic, ha scritto che «potremmo non sopravvivere alla transizione dell’IA», unendo così autorevolezza di ruolo ad apocalittismo, la stessa combinazione usata durante la pandemia. Lo stesso «regime di enunciazione» che in Italia abbiamo conosciuto attraverso l’alta sintesi del «Non si invochi»…

Solo pochi giorni fa le due punte socialiste più estreme del Partito democratico, Zoran Mamdani e Bernie Sanders, hanno l’uno proibito l’uso dell’IA nelle scuole di New York e l’altro proposto l’«Artificial Intelligence Ban Act» con la specifica indicazione che ogni tecnologia che dovesse «raggiungere le capacità umane» dev’essere bandita.

Il rischio del predominio cinese e la difesa del Parastato

Appare qui evidente come una legge che fermasse la ricerca negli Usa, o magari in Ue, non avrebbe altro effetto se non fare della Cina il luogo preposto alla strutturazione della nuova rivoluzione tecnica e industriale consegnandole il predominio planetario.

Oltre ai sospetti di intelligenza col nemico si affacciano i dati oggettivi che in realtà ciò che si vuole «preservare» non sia l’umanità ma altro: una precisa parte di umanità politicamente caratterizzata che è riuscita a costruire la propria posizione proprio grazie allo sfruttamento politico della Seconda rivoluzione industriale secondo le direttive di Karl Marx.

Mentre infatti a New York il Parastato gramsciano tutela i propri membri proibendo la tecnologia nelle classi sino ai 13 anni (ma lasciando che gli stessi soggetti la usino non appena fuori dalle aule scolastiche), in Salvador i primi esperimenti di classi elementari istruite dall’IA hanno evidenziato livelli di preparazione pressoché doppi in tutte le discipline testate, mostrando come anche la scuola ottocentesca sia al termine.

La finzione della tutela pedagogica e dello Stato

Occorre dunque prendere atto che ogni «proibizione per legge» non salva affatto il pensiero critico, ma istituisce una finzione per la quale ciò che si vuole salvare a tutti i costi è la struttura pedagogica nella quale erano lo Stato e i corpi intermedi a fabbricare i cittadini ancor prima che a trasferire loro conoscenze.

Non è certo un caso che l’ultima battaglia della Cgil non sia su una questione connessa alle condizioni di lavoro ma sull’educazione sessuale imposta per legge ed erogata come «servizio» senza necessità di consenso delle famiglie.

I veri rischi della tecnologia e la lezione di Heidegger

Rimane tuttavia, come fatto notare nei giorni scorsi da Alessandro Rico, la grande questione dei rischi veri, dei modi effettivi per rapportarsi alla rivoluzione tecnologica dell’IA e della robotica: tema che, occorre ricordare, non è diverso da quello inerente le armi nucleari nell’immediato Dopoguerra.

Ma se la bomba atomica poneva la questione oggettiva di un’estinzione istantanea (e in quel caso la risposta non fu il ricorso a leggi che impedissero inutilmente di costruire armi nucleari), l’IA prefigura un rischio più ambiguo: la perdita di ruolo del soggetto decidente.

Non si tratta di un tema nuovo, ma del cuore stesso della riflessione del maggior filosofo del Novecento, Martin Heidegger, il quale indicò il punto decisivo non nella possibilità o meno di fermare la Tecnica – il che non è possibile malgrado padre Benanti o Bernie Sanders – ma nel modo in cui l’uomo sa porsi nei suoi confronti, se è ancora in grado di svincolarsi dal suo dominio o se lo accetta vendendosi ad essa, e a chi la controlla, in cambio di qualcosa.

Oltre la modernità: l’Essere e il limite della Tecnica

Regolare la Tecnica con il diritto della Tecnica o tentare di umanizzarla con l’etica della soggettività postmoderna sono varianti dello stesso gesto cartesiano destinate all’inconsistenza. Occorre oggi avere il coraggio di prendere atto del raggiungimento dello snodo tragico che ha fatto della Tecnica l’orizzonte stesso dell’esistenza umana, il suo stesso mondo, un mondo all’interno del quale non è possibile elaborare soluzioni di convivenza o guarigione.

Occorre oggi tornare a pensare l’esistenza in termini di salvezza e cioè di fuoriuscire dalla modernità, di ritenerla conclusa e di stabilire la propria casa al di fuori di essa, senza con ciò rinunciare a pensarsi anche fruitori di un altro mondo fatto di strumenti, potente, distaccato, ma esistenzialmente delimitato e non «giuridicamente limitato». Rinunciando così a ritenere la modernità l’unico orizzonte possibile e tornando a pensare il sovratemporale, cioè l’Essere.

Da non perdere

La voce silenziata dei brutti, sporchi e cattivi
Pensiero forte

La voce silenziata dei brutti, sporchi e cattivi

Non è una vera democrazia quella in cui a qualcuno non viene riconosciuto il diritto di sostenere tesi scomode. Accade a chi non crede alla pista fascista per la strage di Bologna. Un giornalista del «Candido» per averla contestata è finito perfino in prigione.

Le leggi woke mettono i giudici al comando
Pensiero forte

Le leggi woke mettono i giudici al comando

Dalla sigla «Lgbt» al ddl Zan, la cultura arcobaleno presenta formule «senza fattispecie» in cui la condotta sanzionata non viene specificata. In questo modo la singola toga interpreta sulla base delle sue convinzioni personali. Ma decidere spetta ai politici eletti