geopolitica

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Con la Cina è meglio fare affari che la guerra
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa)
Editorialisti e politologi indignati perché Trump potrebbe mollare Taipei per accordarsi col Dragone. L’alternativa è rischiare un conflitto su larga scala. È più saggio negoziare facendo leva sui punti deboli dell’avversario. E restando fermi su Giappone e Corea.
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La tregua tattica tra Usa e Dragone prepara una spartizione del mondo
Donald Trump e Xi Jinping (Ansa)
Donald Trump incontra Xi Jinping a Pechino in un clima apparentemente sereno. I due convergono sull’Iran, ma restano distanti su Taiwan. «Gestire male Taipei porta al conflitto», avverte la Cina. Che a breve riceverà Vladimir Putin.

È cominciato un clima di distensione tra Stati Uniti e Cina? Forse sì, ma non è detto. Ieri, Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati a Pechino, dove hanno avuto dei colloqui per poi partecipare a una cena di Stato. Il tono generale ha segnato un rasserenamento dei rapporti e, in particolare, si è registrata una (non scontata) convergenza sul dossier iraniano. Al contempo, Taiwan resta però fonte di attrito tra le due potenze rivali.

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«Non ho mai rifiutato i negoziati con la Ue». Putin tende la mano ma Berlino lo attacca
Vladimir Putin (Ansa)
Il ministro degli Esteri tedesco, Wadephul: «È un inganno». Witkoff presto a Mosca per allungare la tregua con Kiev.

Ora che Putin vuole parlare con l’Europa, l’Europa non si fida. Il primo governo a temere «un nuovo inganno», come dice il ministro della Difesa Boris Pistorius, è quello tedesco, anche se il cancelliere Friedrich Merz ha fatto sapere che «l’Europa è pronta» a trattare.

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La vera partita di Trump in Cina: un «armistizio finanziario» con Xi
Donald Trump e Xi Jinping (Ansa)
Il leader Usa che atterra domani a Pechino è indebolito dalla crisi del Golfo. Ma anche la controparte è fragile, visto il rallentamento dell’economia. In agenda, la vendita di titoli di Stato americani da parte del Dragone.
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Iran, Cina, Africa e libertà religiosa. I dossier di Rubio, oggi in Vaticano
Marco Rubio (Ansa)
Il capo della diplomazia Usa è arrivato a Roma, dove stamani vedrà il Santo Padre. Tra gli obiettivi non solo ricucire, ma anche presentare le proprie rimostranze sugli accordi con il Dragone (siglati nel 2018 da Parolin).

È notevole l’attesa che si registra per la visita di Marco Rubio in Vaticano. Il capo del Dipartimento di Stato americano incontrerà stamane Leone XIV e il cardinal segretario di Stato, Pietro Parolin, mentre domani vedrà Giorgia Meloni alle 11.30 e, a seguire, avrà colloqui bilaterali con Antonio Tajani e Guido Crosetto.

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