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Dopo l’auto, Elkann smonta pure la Juve? Ma la sinistra urla solo per «Repubblica»

Dopo l’auto, Elkann smonta pure la Juve? Ma la sinistra urla solo per «Repubblica»
John Elkann (Getty Images)
I quotidiani progressisti servivano solo a coprire la ritirata dall’Italia. E visto il silenzio del Pd e di Landini mentre l’industria dell’auto moriva, l’operazione è riuscita. Poi si chiedono perché gli operai non li votino più.

John Elkann sta smantellando pezzo dopo pezzo quello che era il più grande impero industriale privato del Paese, portando le produzioni automobilistiche all’estero. Mentre a Pomigliano d’Arco si sospende la produzione della Panda e della Tonale, Stellantis - questo il nome assunto dopo la fusione con Peugeot e di cui l’erede di casa Agnelli è presidente - produce veicoli a marchi Fiat in Marocco, Serbia, Algeria, Polonia, per non parlare delle Jeep negli Usa. Ieri sera ha pure ricevuto un’offerta miliardaria per la Juve. Tuttavia, di fronte a questa fuga dall’Italia, la sinistra pare indifferente. Né il Pd né la Cgil hanno fatto un plissé leggendo il racconto dell’operaio che ha dovuto trasferirsi da Pomigliano a Kragujevac, 140 km da Belgrado ovvero 1.600 km da casa, per non finire in cassa integrazione. Eppure, sono un centinaio i dipendenti che hanno scelto di accettare l’offerta dell’azienda pur di poter contare su uno stipendio pieno. E zero commenti si sono registrati a sinistra quando la stessa Stellantis ha inviato una lettera ai fornitori italiani invitandoli a traslocare le loro aziende in Marocco, dove il gruppo ha avviato una fiorente attività producendo, tra le altre, la Topolino.

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Punta pistola agli agenti: freddato un pusher
Polizia e mezzi di soccorso a Rogoredo (Ansa)
  • Vicino al bosco dello spaccio di Milano, durante un controllo antidroga, un extracomunitario estrae un’arma a salve e si dirige verso due ufficiali in borghese. Le forze dell’ordine aprono il fuoco e ammazzano l’aggressore, un clandestino con precedenti.
  • Beppe Sala: «Sicurezza? Un mio fardello». Piantedosi: «No a scudi immunitari».

Lo speciale contiene due articoli.

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Sì, ormai la giustizia è fuori controllo
Alfonso SIgnorini e Gennaro Sangiuliano
Nei tribunali regna il caos. Chi guida le toghe collega la riforma Nordio alle violenze in Minnesota. E mentre a Milano si stabilisce che le vicende private del conduttore del «Gf» non devono essere pubbliche, a Roma per l’ex ministro della Cultura vale il contrario.

Che la giustizia in Italia sia fuori controllo è ormai assodato: ogni giorno, infatti, i tribunali ce ne forniscono prova. Ieri, per esempio, ne abbiamo avuto ampia dimostrazione grazie a due sentenze e all’esternazione di Rocco Maruotti, pm di Rieti che dal febbraio scorso ricopre l’importante ruolo di segretario dell’Associazione nazionale magistrati. Intervenendo a proposito della riforma voluta dal ministro Carlo Nordio, Maruotti si è lasciato andare a uno strampalato accostamento della situazione americana con quella italiana. «Anche questo omicidio di Stato resterà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio». Maruotti ovviamente si riferisce alla morte di Alex Pretti, l’infermiere ucciso in Minnesota durante le proteste per l’espulsione di alcuni migranti. L’uomo, che si opponeva all’intervento della polizia, è stato colpito dai proiettili sparati dagli agenti dell’Ice e la sua morte ha scatenato indignazione e accuse.

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Il giudice ordina l’alt a «Falsissimo». Corona: «Allora parlo di Mediaset»
Fabrizio Corona (Ansa)
Il magistrato Pertile ferma l’ex re dei paparazzi e fa rimuovere alcune vecchie puntate.

Fabrizio Corona non potrà mandare in onda ulteriori contenuti che riguardino Alfonso Signorini. E non solo su Falsissimo. La decisione giudiziaria, d’urgenza, arriva poche ore prima della nuova puntata del format Web su Youtube. Un ordine firmato dal giudice civile di Milano, Roberto Pertile, che non lascia margini e che riempie di censure l’attività dell’ex «re dei paparazzi»: avrebbe solo alimentato un «pruriginoso interesse del pubblico» e una «morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali», accusando Signorini «di aver «perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti», ma senza «neppure il conforto di prove univoche e al solo scopo di offendere» la sua «dignità» per «ricavare profitto economico».

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Studenti di sinistra schedano i prof
Ansa
Un sondaggio dell’Uds di Pordenone chiede report sui comportamenti dei docenti: «Ti sei sentito a disagio per questioni di genere o razziali? Hai considerazioni?».

«Ha notato degli episodi da parte degli studenti o dei professori di discriminazione, razziale o di genere? Hai qualche considerazione a riguardo? Un’esperienza che vuoi condividere?». Arriva da Pordenone il primo sondaggio fatto dagli studenti di sinistra per «indagare» sui professori o, meglio, per denunciare gli insegnanti per presunti casi di discriminazione. L’inchiesta studentesca firmata dall’Uds Pordenone, l’associazione che si definisce autonoma e d’ispirazione sindacale nata dall’Onda, il movimento che nel 2008 animò la protesta studentesca contro il ddl dell’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Secondo gli autori il sondaggio è stato deciso e diffuso per avere una scuola migliore, funzionante e a misura di ragazzi, anche se alcune domande si focalizzano sui docenti. «Ritieni che i tuoi professori abbiano la preparazione psico-pedagogica per insegnare?». E ancora: «Hai l’impressione che la scuola dia il giusto peso alla salute mentale degli studenti?». Sono alcuni dei quesiti con cui gli allievi diventano esaminatori del corpo docente.

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