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(Ansa)

Nel 1440 il borgo dell'Alta Valtiberina si ritrovò indipendente per l'errata valutazione dei confini, dopo che il Papa Eugenio IV vendette le terre della Chiesa ai fiorentini. Rimase libera (e senza tasse) per quasi 4 secoli. Fu tra le prime zone di coltivazione del tabacco nella Penisola, ancora oggi famoso nel mondo.

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«Repubblica» cancella Pansa dalla sua storia
Giampaolo Pansa (Imagoeconomica)
La testata celebra i 50 anni dalla fondazione ma, con metodi sovietici, elimina dagli archivi il giornalista che le ha dato lustro. La colpa? Aver tradito i compagni svelando il lato oscuro della Resistenza. Persino alla sua morte fu trattato da lontano parente.

C’è stato un tempo in cui Eugenio Scalfari era un sincero ammiratore dell’Unione Sovietica, al punto da convincersi che Mosca avrebbe vinto la sfida con l’Occidente. Prima di pentirsi, come in precedenza si era pentito di aver scritto su una rivista che si chiamava Roma fascista, coltivò infatti una sincera infatuazione per il sistema russo e di questo innamoramento, a quanto pare, è rimasta traccia nel Dna di Repubblica, il giornale da lui fondato. Il quotidiano, che, come racconta in queste pagine Marcello Veneziani, è stato croce e delizia della sinistra italiana, negli anni ha acquisito i peggiori vizi sovietici, come quella puntigliosa abitudine di sbianchettare dall’album di famiglia chi è caduto in disgrazia. Ai tempi di Stalin era la regola, al punto che i comunisti accusati di essere nemici del popolo non soltanto venivano mandati nei gulag o fucilati, ma la loro immagine era rimossa dalle foto ufficiali.

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Greci su Repubblica perché l’Italia conviene
Theodoris Kyriakou (Getty Images)
Antenna Group, in trattativa per rilevare i giornali di Elkann (Gedi), annuncia che investirà a lungo nel nostro Paese: «È uno dei pochi Stati che offre stabilità politica e prospettive di crescita». Ma l’universo di sinistra vuole farla scappare.

Succede anche questo, nel grande teatro dell’informazione italiana: arrivano i greci e spiegano con serietà, pacatezza e persino una certa eleganza perché investire in Italia è una buona idea. Comprano (o trattano per comprare) Repubblica, cioè il cuore simbolico dell’impero Gedi di John Elkann, e dicono che lo fanno perché l’Italia è un Paese stabile, con prospettive di crescita e un giornalismo di qualità. Una frase che, messa così, suona quasi come una provocazione.

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Cari colleghi di «Rep», chiedete aiuto ai «fascisti»?
Getty Images

Cari giornalisti di Repubblica, vi scrivo questa cartolina dopo aver letto il comunicato del vostro cdr (comitato di redazione): siccome fate appello «a tutte le forze sociali, politiche, sindacali e istituzionali», vorrei sapere se posso rispondere anch’io all’appello gridando «presente!» senza essere accusato di fascismo dal vostro Paolo Berizzi. Lo so che la mia solidarietà vale poco, perché di fronte a un attacco alle «garanzie democratiche fondamentali per l’intero Paese», come denunciate, di fronte a una vendita che non è solo una vendita ma un atto che mette a rischio «la sopravvivenza stessa di un pensiero critico», non dovrebbero mobilitarsi solo i poveri cronisti, come il sottoscritto. Dovrebbero mobilitarsi, come minimo, l’Onu, i Caschi blu, le forze intergalattiche, il consiglio di Uranio e Saturno e naturalmente San Pietro con gli arcangeli tutti. A proposito: com’è che non vi hanno ancora espresso solidarietà?

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«La Stampa» riscrive la sua storia inventandosi un passato antifascista
John Elkann nella redazione della «Stampa» (Ansa)
  • Il quotidiano torinese si incensa aprendo la serie degli articoli autobiografici. Per ora l’adesione convinta al Ventennio non si trova. Non sarebbe la prima volta che su 158 anni di esistenza emerge qualche amnesia.
  • Il vicepremier ricorda tutti gli errori della famiglia Elkann. Carlo Calenda si accoda: «Evidente assenza di valori». Il dem Andrea Orlando invece è un disco rotto: «Serve il Golden power».

Lo speciale contiene due articoli

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