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Renzi balla il sirtaki su «Repubblica»
Matteo Renzi (Ansa)
L’ex premier incontra il nuovo editore greco: gli propone Salvatore Nastasi come presidente del cda e gli presenta il membro laico del Csm, Ernesto Carbone. Le trame sul direttore.

Dove c’è Matteo Renzi c’è intrigo, dove c’è intrigo c’è mistero. E abbastanza misteriose sono le manovre che stanno avvenendo attorno al quotidiano La Repubblica. È infatti corsa contro il tempo per aggiudicarsi se non il controllo almeno l’amicizia del quotidiano storico della sinistra italiana la cui proprietà è passata poche settimane fa dalle mani del gruppo guidato da John Elkann a quello dell’armatore ed editore greco Theodore Kyriakou.

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Calamandrei sosteneva già nel 1947 che l’elezione del Csm non funziona
La seduta inaugurale dell'Assemblea Costituente il 25 giugno 1946. Nel riquadro, Piero Calamandrei (Ansa)
Chi mette la Costituzione sotto una lastra di vetro non vuole proteggerla ma soffocarla.

Piero Calamandrei, insigne giurista, antifascista e tra i padri della Costituzione, lo aveva intuito con largo anticipo. Nei lavori preparatori dell’Assemblea costituente, nell’autunno del 1947, si trova una chiave di lettura ancora oggi attuale del dibattito sulla riforma della giustizia.

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(Ansa)

Nel 1440 il borgo dell'Alta Valtiberina si ritrovò indipendente per l'errata valutazione dei confini, dopo che il Papa Eugenio IV vendette le terre della Chiesa ai fiorentini. Rimase libera (e senza tasse) per quasi 4 secoli. Fu tra le prime zone di coltivazione del tabacco nella Penisola, ancora oggi famoso nel mondo.

L'articolo contiene un video e una gallery fotografica.

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«Repubblica» cancella Pansa dalla sua storia
Giampaolo Pansa (Imagoeconomica)
La testata celebra i 50 anni dalla fondazione ma, con metodi sovietici, elimina dagli archivi il giornalista che le ha dato lustro. La colpa? Aver tradito i compagni svelando il lato oscuro della Resistenza. Persino alla sua morte fu trattato da lontano parente.

C’è stato un tempo in cui Eugenio Scalfari era un sincero ammiratore dell’Unione Sovietica, al punto da convincersi che Mosca avrebbe vinto la sfida con l’Occidente. Prima di pentirsi, come in precedenza si era pentito di aver scritto su una rivista che si chiamava Roma fascista, coltivò infatti una sincera infatuazione per il sistema russo e di questo innamoramento, a quanto pare, è rimasta traccia nel Dna di Repubblica, il giornale da lui fondato. Il quotidiano, che, come racconta in queste pagine Marcello Veneziani, è stato croce e delizia della sinistra italiana, negli anni ha acquisito i peggiori vizi sovietici, come quella puntigliosa abitudine di sbianchettare dall’album di famiglia chi è caduto in disgrazia. Ai tempi di Stalin era la regola, al punto che i comunisti accusati di essere nemici del popolo non soltanto venivano mandati nei gulag o fucilati, ma la loro immagine era rimossa dalle foto ufficiali.

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Greci su Repubblica perché l’Italia conviene
Theodoris Kyriakou (Getty Images)
Antenna Group, in trattativa per rilevare i giornali di Elkann (Gedi), annuncia che investirà a lungo nel nostro Paese: «È uno dei pochi Stati che offre stabilità politica e prospettive di crescita». Ma l’universo di sinistra vuole farla scappare.

Succede anche questo, nel grande teatro dell’informazione italiana: arrivano i greci e spiegano con serietà, pacatezza e persino una certa eleganza perché investire in Italia è una buona idea. Comprano (o trattano per comprare) Repubblica, cioè il cuore simbolico dell’impero Gedi di John Elkann, e dicono che lo fanno perché l’Italia è un Paese stabile, con prospettive di crescita e un giornalismo di qualità. Una frase che, messa così, suona quasi come una provocazione.

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