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«Repubblica» cancella Pansa dalla sua storia
Giampaolo Pansa (Imagoeconomica)
La testata celebra i 50 anni dalla fondazione ma, con metodi sovietici, elimina dagli archivi il giornalista che le ha dato lustro. La colpa? Aver tradito i compagni svelando il lato oscuro della Resistenza. Persino alla sua morte fu trattato da lontano parente.

C’è stato un tempo in cui Eugenio Scalfari era un sincero ammiratore dell’Unione Sovietica, al punto da convincersi che Mosca avrebbe vinto la sfida con l’Occidente. Prima di pentirsi, come in precedenza si era pentito di aver scritto su una rivista che si chiamava Roma fascista, coltivò infatti una sincera infatuazione per il sistema russo e di questo innamoramento, a quanto pare, è rimasta traccia nel Dna di Repubblica, il giornale da lui fondato. Il quotidiano, che, come racconta in queste pagine Marcello Veneziani, è stato croce e delizia della sinistra italiana, negli anni ha acquisito i peggiori vizi sovietici, come quella puntigliosa abitudine di sbianchettare dall’album di famiglia chi è caduto in disgrazia. Ai tempi di Stalin era la regola, al punto che i comunisti accusati di essere nemici del popolo non soltanto venivano mandati nei gulag o fucilati, ma la loro immagine era rimossa dalle foto ufficiali.

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«Rep» come repulisti. L’unica traccia è una firma a un articolo su Craxi
La redazione de La Repubblica nel 1976. Nel riquadro l'unico titolo di Giampaolo Pansa alla mostra dei 50 anni del quotidiano (Ansa)
Anche lui, alla fine, è stato vinto dai partigiani dell’informazione. Nel percorso espositivo nemmeno una foto dei suoi trascorsi.

Giampaolo Pansa è morto e a Repubblica nessuno lo ricorderà. Alla mostra dedicata ai 50 anni del quotidiano romano neanche una foto, neanche un ritaglio, neanche una riga dedicata a uno degli uomini più importanti della storia di Repubblica. Anni di prime pagine, anni di lavoro per il quotidiano fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari.

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