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«Repubblica» cancella Pansa dalla sua storia

«Repubblica» cancella Pansa dalla sua storia
Giampaolo Pansa (Imagoeconomica)
La testata celebra i 50 anni dalla fondazione ma, con metodi sovietici, elimina dagli archivi il giornalista che le ha dato lustro. La colpa? Aver tradito i compagni svelando il lato oscuro della Resistenza. Persino alla sua morte fu trattato da lontano parente.

C’è stato un tempo in cui Eugenio Scalfari era un sincero ammiratore dell’Unione Sovietica, al punto da convincersi che Mosca avrebbe vinto la sfida con l’Occidente. Prima di pentirsi, come in precedenza si era pentito di aver scritto su una rivista che si chiamava Roma fascista, coltivò infatti una sincera infatuazione per il sistema russo e di questo innamoramento, a quanto pare, è rimasta traccia nel Dna di Repubblica, il giornale da lui fondato. Il quotidiano, che, come racconta in queste pagine Marcello Veneziani, è stato croce e delizia della sinistra italiana, negli anni ha acquisito i peggiori vizi sovietici, come quella puntigliosa abitudine di sbianchettare dall’album di famiglia chi è caduto in disgrazia. Ai tempi di Stalin era la regola, al punto che i comunisti accusati di essere nemici del popolo non soltanto venivano mandati nei gulag o fucilati, ma la loro immagine era rimossa dalle foto ufficiali.

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Meglio punire che curare per finta
Nel riquadro Abanoub Youssef (a destra), ucciso dal compagno di scuola Zouhair Atis (a sinistra). Sullo sfondo l'ingresso dell'Istituto professionale Domenico Chiodo di La Spezia (Ansa)
  • Distrutte patria (a mezzo immigrazione), istruzione e famiglia, i progressisti invocano rimedi sociologici al disagio dei giovani. Cui dovremmo far riscoprire sanzioni e autorità.
  • «Zero risarcimenti a chi delinque». Questa è la legge che può tutelare. Un aggressore deve essere consapevole dei rischi che corre se ci difendiamo.

Lo speciale contiene due articoli.

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Mai dire Blackout | L’accesso all’energia frena i data center

Svezia, frena il green. Data center, chi paga l’energia? Il ritorno dell’uranio. Petrolio giù, Permiano in difficoltà. La Cina stringe la morsa sul ferro.

Un marocchino ben integrato massacra a morte un pensionato
Nel riquadro, la vittima Mauro Sbetta (IStock)

Un 68enne in provincia di Trento fa entrare in casa un immigrato residente da 30 anni in zona, dove lavora come operaio. Bevono qualcosa, poi scatta la furia omicida quando non ottiene i soldi che aveva chiesto.

Gli ha aperto la porta della villetta su due piani con giardino che aveva ereditato dal padre e in cui viveva da solo in via Marconi, nella piccolissima frazione di Strigno, a Castel Ivano, località trentina che era meta ottocentesca della borghesia austriaca. Una casa defilata, l’ultima del paese, affacciata sulla provinciale. Lo ha fatto accomodare e insieme hanno bevuto qualche birra.

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Marroccella, oltre alla provvisionale da 125.000 euro, deve sborsarne quasi 9.000 in più per coprire le spese degli avvocati dei parenti del pregiudicato siriano che si sono costituiti parte civile. La moglie del militare: «Momento difficile, grazie ai lettori della “Verità”».

Ieri si è chiusa la sottoscrizione, lanciata venerdì 9 gennaio dalla Verità. In appena nove giorni è arrivato un numero altissimo di donazioni, l’ultimo dato prima del week end indicava la strabiliante cifra di 417.000 euro, più del triplo di quanto dovrà versare come provvisionale il quarantaquattrenne vicebrigadiere Emanuele Marroccella, il carabiniere della radiomobile di Roma, originario di Napoli e residente ad Ardea, condannato il 7 gennaio a tre anni di reclusione per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», senza che gli siano state riconosciute le attenuanti generiche.

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