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Stellantis molla le batterie e torna al diesel
(Ansa)
Dopo lo choc della svalutazione da 22 miliardi per l’elettrico, il gruppo dice addio al progetto della gigafactory di Termoli: 1.800 posti a rischio. Si moltiplicano le voci di lavori in corso per un nuovo motore a gasolio. Boschini (Cisl): «L’azienda ce lo ha confermato».

Sarà pure una citazione abusata, ma visto quello che sta succedendo nelle ultime ore in casa Stellantis, mai come adesso l’avvertimento di Sergio Marchionne del 2017 sui rischi legati alle auto elettriche suona come una profezia rimasta colpevolmente inascoltata. L’ex amministratore delegato non era contrario ai veicoli a batteria a priori, ma esprimeva un paio di concetti che potrebbero sembrare addirittura banali.

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Elkann svela la strategia di Stellantis: chiedere soldi, questa volta all’Europa
John Elkann (Ansa)
Lettera della casa italo-francese e Volkswagen: serve protezione rispetto alla concorrenza asiatica, più vantaggi per le auto made in Ue. Ma alla fine entrambe spingono per avere maggiori incentivi e sussidi.

Le due grandi case automobilistiche europee Volkswagen e Stellantis, con una lettera congiunta dei due amministratori delegati Oliver Blume e Antonio Filosa, tornano a chiedere sussidi pubblici e dettano le condizioni per l’applicazione del previsto meccanismo «Made in Europe».

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Epstein files, via dall’Onu il volto Usa della lotta contro gli abusi sui minori
Jeffrey Epstein. Nel riquadro, Joanna Rubinstein (Ansa)
L’ex presidente della World Childhood Foundation Usa si dimette dall’Agenzia rifugiati delle Nazioni Unite per i legami emersi con il magnate. I Clinton accettano di testimoniare alla Camera. Nelle mail pure gli Elkann.

Che la pubblicazione degli Epstein files, 3,5 milioni di mail, foto e video sugli incontri dell’omonimo faccendiere incarcerato per accuse federali di traffico sessuale e morto suicida in carcere nel 2019, avrebbero scatenato un polverone di dimensioni planetarie, era prevedibile. Che a finire nel girone dantesco dell’isola degli orrori e degli affari della finanza internazionale fossero personaggi di spicco delle élite progressiste e di sinistra, nessuno se lo aspettava, ma è una evidenza che ha ormai distrutto la reputazione della gauche caviar globale.

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Solidarnosc insegna a Landini come si mette alle strette Elkann
Il sindacato polacco pronto alla lotta per difendere lo stabilimento Stellantis di Tychy.

I successori di Lech Walesa danno un po’ di lezioni alla Cgil su come impostare i rapporti con Stellantis: alzano la voce, battono i pugni sul tavolo, scrivono lettere scomode ai potenti e promettono battaglia. Altro che moderazione, altro che concertazione. A Tychy, nel cuore industriale della Slesia, Solidarnosc ricorda all’Europa che un sindacato, se vuole, può ancora fare il sindacato. Anche contro il primo socio, John Elkann. Anche contro i grandi azionisti, da Peugeot allo Stato francese, fino a BlackRock.

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Pure Mr. Ferrari scende dalla Ferrari di Jaki
Piero Ferrari (Getty)
Cambia il patto di sindacato: ora il figlio del fondatore della Rossa può cedere metà del suo 10% senza l’ok del primo azionista Exor (Elkann). Colpo all’immagine del Cavallino già in crisi per i risultati sportivi. Titolo giù del 2% (-30% in 12 mesi). Alfa e Fiat via dagli Usa.

Ci sono notizie che ruggiscono più di un motore a dodici cilindri lanciato a pieno regime e altre che, purtroppo, somigliano ad un pit stop infinito. Tra queste ultime, una brilla più di altre: Piero Ferrari, figlio del mitico Enzo, ha deciso di scendere dalla Ferrari guidata da Jaki Elkann. Niente paura, non ha venduto la gran turismo di famiglia, ma ora può cedere metà del suo 10% senza dover bussare alla porta del primo azionista Exor. Un po’ come avere il permesso di sorseggiare il vino in cantina senza dover chiedere il permesso al vignaiolo.

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