Truffa allo Stato: il giudice nega a John Elkann la messa alla prova. E lui tifa prescrizione

Il suo sogno era scontare il suo (piccolo) debito con la giustizia tra i banchi di un istituto dei Salesiani, in veste di tutor. E invece dovrà accomodarsi tra i banchi di un tribunale. Quello che ha fatto tutta la differenza del mondo per John Elkann è la qualificazione giuridica data da due diversi giudici a un paio di dichiarazioni dei redditi compilate non proprio a regola d’arte.
Tutto ruota intorno all’eredità da 1 miliardo di euro di Marella Caracciolo, nonna di John e vedova di Gianni Agnelli, lascito che non era stato sottoposto a tassazione.
A fine estate, la Procura aveva richiesto il proscioglimento del notaio Urs Robert von Gruenigen, Lapo e Ginevra Elkann; mentre per John e per il suo fidato commercialista Gianluca Ferrero aveva chiesto l’archiviazione per il reato di dichiarazione infedele (che prevede pene da 1 a 3 anni).
Per i pm il presidente di Stellantis e ad di Exor (società che controlla anche il gruppo editoriale Gedi), aveva consegnato all’Agenzia delle entrate documentazione incompleta, ma non falsa.
La Procura aveva espresso parere favorevole alla richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova presentata da Elkann e alla richiesta di patteggiamento avanzata da Ferrero, in seguito al versamento nelle casse dell'Erario di 183 milioni di euro da parte degli indagati, somma che aveva estinto «integralmente il debito tributario, comprensivo di sanzioni e interessi».
Due diversi gip, invece, hanno ritenuto che quella messa in atto dagli indagati fosse una vera e propria frode fiscale e hanno, quindi, riesumato l’iniziale ipotesi della Procura, di «dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici», una fattispecie di reato che contempla pene ben più robuste: da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.
L’inchiesta nei mesi scorsi si era sdoppiata.
Il gip Antonio Borretta ha dovuto valutare, per quanto riguarda le imposte dirette non pagate e successivamente saldate, l’istanza di archiviazione per la supposta dichiarazione infedele. A dicembre, ha respinto la richiesta e ha ordinato ai pm la formulazione dell’imputazione coatta per dichiarazione fraudolenta.
Un peggioramento della situazione che ha sicuramente influenzato le decisioni di un altro giudice, Giovanna Di Maria, la quale è stata chiamata a esprimersi sul secondo capo di imputazione, quello per truffa ai danni dello Stato (contestazione legata all’imposta di successione non pagata). In questo filone, a gennaio, i difensori di Ferrero hanno rinunciato formalmente alla proposta concordata con la Procura di un patteggiamento con pagamento di 73 mila euro, senza sanzioni accessorie e hanno intrapreso la strada del processo. Per quanto riguarda la posizione di Elkann, ieri, la Di Maria, dopo avere chiesto un rinvio per studiare la memoria presentata dai legali di John Elkann e fare degli approfondimenti, ha rigettato la richiesta di messa alla prova e ordinato la restituzione degli atti alla Procura, che, invece, aveva dato il via libera. La “map” avrebbe comportato, dopo 10 mesi, l’estinzione del reato.
La Procura, per effetto della decisione della Di Maria, ora, dovrà rivalutare la posizione di Elkann anche per la truffa ai danni dello Stato, come ha già fatto per la dichiarazione fraudolenta, in attesa della discussione in Cassazione del ricorso delle difese contro la decisione di Borretta.
Per la Procura le supposte condotte fraudolente erano indirizzate «in via primaria» al «mancato versamento dell’imposta sulla successione e quindi alla realizzazione della truffa». Borretta e Di Maria si sono dimostrati di tutt’altro avviso. Per il primo giudice «il dolo specifico di evasione non è escluso» quando chi commette il reato «abbia perseguito oltre all’obiettivo primario […] anche un diverso fine».
Secondo Borretta «è indubbio» che Elkann e il suo commercialista «conoscessero e condividessero, godendone, anche i conseguenti, ingenti, benefici fiscali derivanti dalla fraudolenta “esterovestizione” della residenza» di Marella, «attuata mediante artifizi e raggiri e poi “presidiata” nel tempo, e dalla conseguente presentazione di dichiarazioni dei redditi privi di elementi attivi che invece avrebbero dovuto essere indicati».
L’esterovestizione avrebbe prodotto «fra le altre cose, una consistente evasione dell'imposta sul reddito prodotto» da Marella e avrebbe consentito di non erodere il patrimonio poi ereditato da John.
Ieri, dopo il rigetto della messa alla prova, gli avvocati di Elkann, Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi, hanno espresso la «volontà di dimostrare l’estraneità dei fatti in relazione alla posizione del nostro assistito».
Quindi hanno commentato: «Come atteso è stata rigettata l’istanza di “map”. Noi avevamo sinceramente perso interesse rispetto a questa istanza vista la frammentazione che si era creata nel quadro processuale. È una decisione che per noi non cambia niente, gli atti saranno restituiti al pubblico ministero e dovrà notificarci l'avviso di chiusura indagini e poi noi andremo avanti nel merito e dimostreremo che John Elkann non ha fatto nulla».
I legali avevano già spiegato che la scelta di Elkann di aderire a un accordo non implicava alcuna ammissione di responsabilità e che questa è ispirata solo dalla volontà di «chiudere rapidamente una vicenda personale molto dolorosa». Ovviamente la difesa, adesso, punterà molto anche sulla prescrizione: per il reato di truffa scatterà nell’agosto del 2027, mentre per la dichiarazione fraudolenta i tempi sono più lunghi.
In base al progetto presentato dai suoi legali, Elkann era pronto a mettere al servizio la sua solida esperienza di manager internazionale di giovani «in situazione di vulnerabilità» e «a rischio di dispersione scolastica», con percorsi di natura pre-professionale. Il piano prevedeva che lavorasse negli spazi dell’ufficio pastorale giovanile «Maria Ausiliatrice», in sinergia con i centri salesiani: dall’università salesiana Torino Rebaudengo agli istituti scolastici, dagli oratori alle comunità.
Il sogno di John di fare il tutor è naufragato ieri. Da oggi l’editore di Repubblica e della Stampa, oltre a pensare a vendere i suoi giornali, dovrà anche prepararsi a un’udienza preliminare in cui dovrà difendersi dalla doppia accusa di dichiarazione fraudolenta e di truffa ai danni dello Stato.






