In un mondo dove il Pil è generato da finanziamenti senza freni a favore dell’Intelligenza artificiale, della robotica e dell’industria delle armi, perché l’uomo dovrebbe essere felice? Perché dovremmo dire di fare figli, di avere fiducia? Lascio appesa la domanda perché prima dobbiamo mettere a fuoco la questione.
Che le armi non coincidano col benessere collettivo mi sembra ovvio, al netto della propaganda per cui senza armi adeguate non c’è difesa e quindi la democrazia è in pericolo. Fesseria: dati ufficiali alla mano, l’Europa (inclusa la Gran Bretagna) spende circa 590 miliardi di dollari, circa tre volte quanto la sola Russia (190 miliardi).
Le proiezioni parlano di ulteriori investimenti, in barba a un malessere sociale crescente (tanto da riportare Trump sull’helicopter money: 5.000 dollari per ogni americano). Direi che la democrazia è decisamente ben armata; ciò che purtroppo manca è invece il senso della politica. Latita nella sapiente e sotterranea costruzione delle mediazioni e delle relazioni internazionali. Così come manca nell’altra sfida epocale, quella digitale.
Come la fantascienza sta diventando realtà
Arriviamo così alle recenti dichiarazioni di Jacob Coxon, ex ricercatore statunitense che ha lavorato sia in OpenAI sia in Anthropic. Com’è noto, si è dimesso da Anthropic con una dichiarazione su X: ha accusato sia Anthropic sia OpenAI di «correre verso una superintelligenza capace di automiglioramento, giocando d’azzardo con le nostre vite».
In poche parole ci stiamo creando dei nemici. Quindi, oltre ai deliri delle guerre, abbiamo pure il rovesciamento totale del progresso che, concretizzando la letteratura di Asimov, si ribella all’umano.
Il guaio è che le preoccupazioni di questo ricercatore sono condivise anche da molti dirigenti e ricercatori del settore, tra questi Alex Turner, ex programmatore di Google DeepMind uscito a giugno, che ha appoggiato le affermazioni di Coxon. Poi non mancano i cahiers de doléances dei vari Bill Gates, Sam Altman, Mark Zuckerberg, Dario Amodei: tutti a implorare quel che però non hanno il coraggio di fare, cioè darsi regole. Perché dovrebbero, visto che stanno facendo una montagna di soldi?
Del resto, il capitalismo predatorio del progresso digitale è nato «occupando» spazi che per loro erano terra di conquista, per noi erano qualcosa di attinente alla libertà personale. Fin dall’inizio Big Tech ha cominciato a entrare nelle nostre vite senza chiedere permesso. Col ricatto che o lo consenti o sei fuori dalla modernità. Col tempo, l’upgrade tecnologico è arrivato al grande traguardo dell’Intelligenza artificiale. Si tratta di nuove creature che stanno in un nuovo creato, disegnato da umani fanatici che credono di giocare a pari con Dio. Ma non è così.
Il cortocircuito della felicità artificiale
E qui io trovo l’unica risposta possibile alla domanda iniziale: come facciamo a essere felici se quasi tutti i soldi possibili vanno per materializzare la fine dell’umanità? Non c’è altra risposta di salvezza che riconsiderarci all’interno di un vero creato, all’interno di veri valori che rispettano l’uomo con tutto il suo carico carnale e spirituale («e il Verbo si fece carne»). Il creato digitale fatto di robot, di IA, di animali robotizzati, di transumani, di massiccia sottrazione di energia e acqua per alimentare i cloud, non può essere un mondo che ci fa felici, né umani.
Ci ipnotizza, certo, ci inganna. Queste creature uscite dall’hybris sono la grande tentazione luciferina che si rinnova, sono il vecchio/nuovo patto faustiano. Dunque va fermata. Sì, va fermata perché non puoi regolare una creatura che cresce ininterrottamente divorando quel che sta attorno.
Chi deve intimare l’alt prima che l’evoluzione ci distrugga? La classe dirigente, la politica, i governi, perché le leve sono nelle loro mani. Ma se di fronte a questo ipnotico progresso la politica si comporta come un infante affascinato dalle luci del luna park, stiamo freschi. Non è una sfida per classi dirigenti infantili.
Il rapporto fra Dio, l’uomo e l’intelligenza artificiale
La sfida del nuovo mondo digitale è talmente parossistica e veloce che non consente tempi morti e impone posture statali mature: solo uno dei due giocatori può prevalere sull’altro. L’America ha affidato a poche Big Tech private l’intera conoscenza e proprietà del nuovo creato; la Cina invece ha guidato dal Politburo questa nuova creazione digitale. Se la giocano alla pari, anche se Pechino è più avanti nella programmazione.
Ma se è vero che le macchine rischieranno di cancellare l’umanità, come può un regime totalitario consentire di perdere il controllo sul popolo? Lo stesso vale per il mondo occidentale: possiamo consentire che le libertà siano schiacciate?
Più importante di tutto, soprattutto adesso, è sperare che la misericordia freni questo «accelerazionismo», confidando nella sua umanità, che – come ci ricorda Leone XIV nella sua sempre più attuale enciclica – resta «magnifica» proprio perché libera, critica, amorevole.
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