Viene quasi da pensare che, non contenti del danno, abbiano voluto aggiungere la beffa. La notizia è che a grande richiesta si appresta a tornare Più libri più liberi, ovvero la «Fiera nazionale della piccola e media editoria» organizzata dall’Associazione italiana editori. Si terrà dal 4 all’8 dicembre a Roma, alla Nuvola dell’archistar Massimiliano Fuksas.
Sarà coordinata da Paolo Di Paolo e Giorgio Zanchini, ma fra i curatori ci saranno anche «due voci autorevoli e rappresentative della contemporaneità: Licia Troisi, tra le autrici italiane più amate e lette anche a livello internazionale che avrà uno sguardo sui temi scientifici e young adult, e Nadeesha Uyangoda, scrittrice molto apprezzata dalla critica e attenta interprete dei temi legati ai nuovi linguaggi e alle trasformazioni sociali».
Chi sarà a guidare «Più libri più liberi»
Roboante presentazione. Da cui emerge la prima curiosità. A sostituire Chiara Valerio alla guida della manifestazione sarà appunto Paolo Di Paolo, a sua volta scrittore.
Si è parlato molto di lui durante l’estate, sempre in virtù di un festival di cui condivideva la direzione, ovvero Salerno letteratura. Ricorderete: a quella rassegna fu invitato Erri De Luca, che avrebbe dovuto tenere una prolusione. Poi però De Luca rilasciò una intervista in cui si dichiarava sostenitore di Israele e l’invito gli fu revocato.
Di Paolo si spese molto per dichiarare a destra e a manca che non c’era stata alcuna censura, ma senza particolare successo (del resto quello era: una censura). È finita che Erri De Luca su quella storia ci ha scritto un libro uscito da poco, in cui non nomina mai Israele, e siamo certi che fra qualche tempo anche la sinistra pro Pal riabbraccerà il compagno che sbaglia. Comunque sia, Di Paolo passa dalla censura a De Luca a Più libri più libri: decisamente appropriato. E no, non è una battuta.
La fiera dell’editoria che si finge inclusiva
La fiera dell’editoria romana, infatti, in questi anni si è distinta soprattutto per i boicottaggi, le mordacchie e le esclusioni. Lo scorso anno un centinaio tra autori e editori firmarono una sorta di petizione per chiedere che fosse cacciata dalla rassegna la casa editrice Passaggio al bosco, che pure aveva tutti i requisiti per partecipare. Come mai? Semplice: il piccolo marchio è stato accusato di essere fascista e dunque, secondo i gendarmi antifa che dominano nell’editoria nostrana, andava respinto con ferocia.
Il tentativo è fallito, e anzi lo stand Passaggio al bosco ha fatto il pieno di visitatori. Il che non significa che ci abbia guadagnato: quando ti bollano come persona non grata arriva tanta pubblicità, ma seguono anche notevoli difficoltà quando i riflettori si spengono. In ogni caso, i compagni dell’editoria, in vista della nuova edizione, hanno tentato il colpaccio. Cioè hanno proposto il famigerato patentino antifascista.
Una dichiarazione di antifascismo totalmente assurda e incostituzionale che tutti i marchi editoriali avrebbero dovuto sottoscrivere per essere ammessi. Di nuovo, i ridicoli partigiani fuori tempo massimo sono stati sconfitti con perdite. Editori di rilievo hanno risposto sdegnati che mai avrebbero firmato. Tra questi Manuel Grillo di Settecolori, poi i suoi colleghi della Nave di Teseo, di Elliot e Castelvecchi e di Liberilibri. Intellettuali come Massimo Cacciari hanno sbertucciato l’iniziativa e l’associazione degli editori ha rimediato una pessima figura.
L’epilogo del patentino antifascista
Alla fine il patentino è stato cancellato, ma i censori non si sono dati per vinti e con una gabola sono comunque riusciti a fare fuori alcuni nemici ideologici. Passaggio al bosco, che non aveva presentato la domanda proprio per non firmare la clausola liberticida, è stata esclusa perché appunto non si era fatta avanti nei termini temporali previsti.
Un’altra casa editrice, Idrovolante, è stata tolta di mezzo con una motivazione ancora più assurda: in precedenza aveva condiviso lo stand con altri marchi, ma le nuove regole stilate (con tutta probabilità appositamente) dai vertici della fiera hanno eliminato questa possibilità. Il contenzioso è diventato una causa che deve ancora giungere a conclusione.
Comunque vada a finire, il fatto è che la fiera dei piccoli editori è divenuta il simbolo dell’ottusità di una minoranza intellettuale intollerante e astiosa che si crede padrona della cultura. Ecco perché fa decisamente ridere il titolo scelto per la nuova edizione, ovvero «Se guardi meglio cosa vedi?».
Il cortocircuito della fiera dell’editoria «Più libri più liberi»
«Il titolo dell’edizione di quest’anno è una domanda e allo stesso tempo un invito», spiegano dall’associazione editori. «A non fermarsi alla prima impressione, a infrangere i pregiudizi e gli schemi, a individuare nuovi spazi di possibilità e di fiducia. I libri possono essere dei buoni alleati per farlo».
Dice a riguardo il curatore Paolo Di Paolo: «L’edizione del venticinquennale non avrà un tema, ma un titolo in forma di interrogativo: “Se guardi meglio cosa vedi?”. Solo le domande possono davvero aggiungere qualcosa nel discorso pubblico. Provare a rispondere, ciascuno a proprio modo, davanti alla realtà, così sfuggente e mutevole e spesso angosciosa, significa isolare un dettaglio che può fare la differenza, portandoci a cambiare prospettiva».
Già: rompere i pregiudizi, rivitalizzare il discorso pubblico, non fermarsi alla prima impressione. Detto da quelli che cacciano gli editori non conformi e liquidano come fascisti da censurare tutti coloro che non si adeguano agli standard triti dell’antagonismo sinistrorso è più che grottesco: è patetico.
A Più libri più liberi, se «guardi meglio» vedi soprattutto un sacco di intolleranti che si credono gli esclusivi depositari del bene. Gente che non «infrange i pregiudizi» anzi li rafforza, ma che in compenso ha radicalmente infranto le balle.
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