Le bugie dei dottori per far cambiare il sesso ai bambini
(Getty Images)

Già le prime parole sono un pugno nello stomaco dei più possenti. «Si usa un farmaco per la castrazione chimica degli stupratori e c’è chi leva gli scudi contro una pratica barbara, in nome della democrazia. Ma se con lo stesso farmaco si blocca la crescita della pubertà dei bambini, quegli scudi si abbassano e la pratica diventa una terapia del benessere in nome dei diritti transgender».

Tanto basterebbe a chiarire una volta per tutte quale e quanto delirio si sia sviluppato attorno ai cosiddetti «bambini trans», e a fare comprendere a tutti che sarebbe il caso di fermarlo il prima possibile. Ma il libro di Alessandra Arachi intitolato Bambini trans. Piccoli corpi, grandi bugie (Rubbettino) purtroppo prosegue.

Dico purtroppo perché è doloroso sfogliarne le pagine, più si va avanti più si resta feriti, sgomenti. E la rabbia cresce. È un libro bellissimo, uno dei migliori mai scritti sul tema. Non è solo un saggio, ma qualcosa di più profondo, intimo, totalmente umano e viscerale.

A scriverlo è una firma importante del Corriere della Sera, ed è facile pensare che non tutti da quelle parti condivideranno il suo pensiero o i suoi toni. Poco importa, però, perché si tratta di un volume imprescindibile che dovrebbe essere letto da genitori, educatori, insegnanti, politici. Anche se talvolta è difficile proseguire nella lettura, perché le emozioni che suscita sono dirompenti. E le notizie che mette in fila – frutto di approfondita inchiesta – sono pesantissime anche per chi, come noi, segue da molto tempo l’argomento e lo conosce nei dettagli.

Il racconto della triptorelina

La Arachi mette in fila delle evidenze talvolta molto semplici e chiama le cose con il loro nome. Per questo è così efficace. «Viene bloccata la crescita della pubertà, sì. È una pratica diffusa ormai da tempo in diversi Paesi del mondo occidentale. Il farmaco si chiama triptorelina.

Viene somministrato ai giovanissimi che soffrono di disforia di genere. Che soffrono perché la loro identità di genere è incongruente con il sesso assegnato alla nascita. Non bisogna lasciarsi spaventare dai termini. Vuol dire semplicemente che un bambino soffre perché vorrebbe crescere come una bambina. Vale lo stesso per il sesso opposto», scrive. «La terapia della triptorelina è rischiosa e particolarmente invasiva. In Italia viene somministrata anche negli ospedali pubblici e non bisogna pagarla.

L’Agenzia del farmaco l’ha messa a carico del Servizio sanitario nazionale. Consiste in un’iniezione al mese per sopprimere le mestruazioni, oppure per non far crescere il pene. O anche il seno. I peli della barba. Bloccare tutti i caratteri sessuali secondari. Anche per cinque anni di seguito. […] La situazione peggiora quando si scopre che questa sevizia è stata assurta a vessillo della libertà sessuale. Davvero impossibile capire secondo quale logica.

Si propugna a gran voce una società fluida in nome della autodeterminazione. Ma poi ci si fa schiavizzare da un farmaco che inchioda i bambini in un sistema binario. Non mi viene in mente una contraddizione più profonda nella vicenda umana dei diritti civili. Una sconfitta più beffarda».

Le domande sui percorsi per i minori

Arachi si cala un poco alla volta in un universo ribaltato in cui la logica viene sbriciolata dall’ideologia, in cui le più banali verità vengono negate e pervertite. «Non ho mai creduto che la triptorelina potesse essere la soluzione della sofferenza di questi ragazzini», spiega. «Neanche per pochi selezionatissimi casi.

Nemmeno le persone a me più vicine sono riuscite a convincermi di questo. E adesso che posso dimostrare di avere ragione il primo pensiero va alle mamme e ai papà. Genitori di un bimbo o di una bimba che nel chiuso della cameretta hanno confessato. Mamma mi sento un maschio.

Papà io in realtà sono una femmina. Non è più così raro. Per questo i centri per i minori trans ormai sono segnalati anche nei siti istituzionali. Il portale Infotrans dell’Istituto superiore di sanità ne ha censiti una ventina negli ospedali e una quarantina in centri privati. Papà e mamma preoccupati cercano su Internet e cliccano. Vanno. Quello che si sentiranno dire dal medico che propone la terapia della triptorelina non è vero. Non è vero che la triptorelina serve per mettere in standby la pubertà e lasciare il tempo per esplorare la disforia genere. Ma fosse solo questo».

È un percorso che abbiamo raccontato più volte ma che qui viene sviscerato con precisione brutale. Arachi approfondisce e arriva a delle certezze impossibili da smentire. Ai genitori vengono raccontate bugie, informazioni mistificate. «Sono state deformate da una propaganda che ha attivisti molto rumorosi e medici molto persuasivi», scrive. «E nell’immaginario collettivo sono diventate più vere del vero. Alle madri e ai padri sono state spacciate come informazioni vere.

È ben più grave. Chiunque ha diritto di parola sui mass media quando si tratta l’argomento dei bloccanti della pubertà. Basta dire la frasetta magica: secondo la scienza è così. E la scienza può essere anche l’opinione dell’attivista trans che di mestiere vende costumi da bagno. Anzi: quello che dice l’attivista trans ha più valore di uno studio scientifico randomizzato perché lui è transgender e sa cosa succede nel suo corpo.

Quello che succede nel corpo dei bambini, nel frattempo, è diventato un optional. Ho visto bimbi che a undici anni erano bimbe. Mamme felici di vedere il seno delle proprie figlie rimanere piatto. Mamme fiere di figli che ad appena tre anni sostenevano la loro identità transgender. Sì. Alcun dubbio sull’identità transgender. A tre anni. Ho intervistato mamme che per la triptorelina si sono incatenate per strada. Mamme che mi hanno raccontato la loro disperazione. Per disperazione si fa tutto. Si crede a tutto».

Le testimonianze sulle terapie

Questo è il dramma più straziante. Qui non si tratta di infierire sui minori che hanno problemi, di negare le loro difficoltà e quelle dei genitori. Ma bisogna appunto comprendere che esiste anche in Italia un sistema che sfrutta la disperazione delle famiglie.

E ci sono medici che sembrano avere completamente abdicato alla ragione per abbracciare l’ideologia, perché fa comodo e porta onori e celebrazioni. Arachi ricostruisce la conversazione che ha avuto con due stimate professioniste, una psicologa e una endocrinologa, molto ricercate per le questioni attinenti al gender. È un racconto devastante.

«Non sarei mai andata avanti con tanta determinazione se non fosse stato per quelle due voci. La mia ingenuità ha favorito i loro racconti. Balbettavo. E loro si sentivano libere di parlare. Non percepivano giudizi né critiche. E al telefono mi hanno rivelato informazioni che non ho mai più ritrovato altrove. Non affermate con quella schiettezza. Una tale quantità di informazioni. In uno scambio surreale», scrive.

«Mi hanno spiegato che loro la triptorelina la somministravano a bambini intorno agli undici anni. Subito dopo mi hanno redarguito. Avevo chiamato bambini i bambini di undici anni. Non potevo. Erano adolescenti, avevano raggiunto la fase Tanner 2. Con lo stesso tono l’endocrinologa avrebbe potuto spiegarmi quale cesoia usava per potare le rose del giardino. La fase 2 della scala Tanner è quella che delimita il confine con l’adolescenza. Nella pratica della triptorelina è il disco verde. Arriva la Tanner 2 e puoi bloccare le mestruazioni a una bambina anche se ha appena avuto il suo primo ciclo. L’età diventa un dato statistico. L’infanzia una misurazione scientifica.

Definisci bambino. Ha suscitato un’indignazione globale questa frase pronunciata in diretta televisiva. Definisci bambino. Si parlava di guerra. Della strage in Palestina. Un uomo in una trasmissione televisiva non ha avuto pudore a negare l’infanzia pur di negare un massacro, Non riesco a trovare differenza. A chi raggiungeva la Tanner 2 l’endocrinologa somministrava la triptorelina con un’iniezione sottocutanea. E prima di quell’iniezione la psicologa non aveva fatto alcun tipo di psicoterapia per capire cosa il bambino avesse realmente nella testa. Si chiama processo di affermazione di genere questa moda».

La reazione di Arachi è la stessa che dovrebbe avere chiunque sia ancora in possesso di un minimo di buonsenso. Tocca notare però che non dappertutto si manifesta la stessa indignata incredulità.

I rischi e le regole secondo il racconto dell’autrice

Il racconto continua, terribile.

«È il bambino che dice alla psicologa a quale genere sente di appartenere. La psicologa non si intromette. Annota. Chi sono io per decidere per lui? La domanda ontologica. Poi la spiegazione. La psicoterapia a un bambino transgender non viene fatta perché nessuno fa una psicoterapia a un bambino cisgender. Non voleva fare discriminazioni, la psicologa. […]

Ero letteralmente stordita. Avrei potuto controbattere. Avrei dovuto farlo. Dire semplicemente. La differenza è che a un bambino cisgender nessuno dà un farmaco tanto invasivo per bloccargli la crescita della pubertà. Ma stavo ragionando dell’ovvio. E quando devi replicare all’ovvio il tuo interlocutore ha già vinto. Non riuscivo a verbalizzare. E non erano ancora arrivate le iperboli. Credetemi non sto enfatizzando. Ho provato a chiedere quali erano i rischi della triptorelina. La mia collega mi aveva detto che il farmaco comprometteva la fertilità.

Mi interessava una conferma.

L’endocrinologa mi ha risposto in due tempi. Prima ha paragonato i rischi dei bloccanti della pubertà a quelli del paracetamolo. Poi ha messo sullo stesso piano un bimbo disforico e un bimbo oncologico. Ha detto proprio così. Nessuno chiede se a un bambino oncologico un farmaco può creare problemi di fertilità. Anche qui. Si usano miliardi di accortezze per non definire malattia la disforia di genere. Lei poteva compararla a un tumore. Ma anche qui. Sono rimasta in silenzio.

Ero convinta di essere alle soglie del Premio Pulitzer. Mi sembrava talmente tutto incredibile. Stavo registrando frasi degne di Mengele. Un premio lo meritavo. Lo penso ancora. Non di vincere il Pulitzer. Ma che bloccare la crescita di una pubertà sana abbia qualcosa di nazista. È una terapia effettuata in libertà, senza regole. Non esistono norme in Italia per l’uso dei bloccanti della pubertà. Ci sono le raccomandazioni dell’Agenzia del farmaco che al primo posto mettono l’intervento psicoterapico. Insieme a quelli psicologici e psichiatrici.

Non sono interventi obbligatori. Sono però necessari per avere il rimborso della triptorelina, inserita per questo motivo in apposite liste. L’ospedale delle due dottoresse usufruiva dei rimborsi dell’Agenzia del farmaco».

Il tavolo tecnico sulla triptorelina

Ed eccoci al nodo politico.

Un tavolo di lavoro sulla triptorelina è stato aperto nel 2024 dai ministeri della Salute e della Famiglia. Mentre in tutto il mondo escono studi chiari e i governi di destra e sinistra prendono decisioni nette, per lo più fermando i protocolli trans, in Italia stiamo ancora aspettando che gli esperti decidano qualcosa. Leggete il libro della Arachi e capirete perché è giunto il momento che si diano una mossa. Non chissà quando: ora.

Da non perdere