Emma Bonino
Emma Bonino

Il diavolo aiuta i suoi. Il detto significa che chi fa il male è sempre avvantaggiato. Su molti siti cattolici molte azioni di Emma Bonino sono definite addirittura sataniche La sua opera potrebbe definirsi satanica? Sicuramente può definirsi contro Dio. Il Catechismo di san Pio X elenca quattro peccati che «gridano vendetta al cospetto di Dio»: l’omicidio volontario, l’atto impuro contro natura, l’oppressione dei senza potere, la defraudazione della giusta mercede agli operai.

È l’elenco delle vittime senza voce: il morto non testimonia, lo schiavo non ha tribunali, i contagiati da atti che moltiplicano le malattie sessualmente trasmissibili dannano la propria vita nel dolore inascoltato, il bambino nato con l’Aids o danneggiato dall’eroina consumata dalla mamma scompare dentro le statistiche, il bambino picchiato a morte da un padre o da un patrigno sotto l’effetto della cocaina o della metanfetamina anche, e soprattutto il bambino abortito, il più piccolo, il più indifeso, non ha avvocati.

Il lavoro e le battaglie di Emma Bonino

Emma Bonino, in collaborazione con Soros, ha costruito mezzo secolo di vita politica esattamente su questi quattro capitoli. Il primo grido è quello del lavoratore pagato meno del pattuito: troppo povero per costruirsi una famiglia. Il partito che per 50 anni si è proclamato il partito dei diritti non ha mai messo il salario fra i diritti. Nel 1999 la lista Bonino depositò in Cassazione 16 milioni di firme per venti referendum cosiddetti «liberali e liberisti»: 11 riguardavano il lavoro e il sindacato. Chiedevano l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, cioè del reintegro del licenziato senza giusta causa; la piena liberalizzazione del collocamento privato, abolendo vincoli e autorizzazioni; l’abolizione dell’assicurazione obbligatoria all’Inail contro gli infortuni, in un Paese con tre morti sul lavoro al giorno, per aprire alle compagnie private; l’innalzamento dell’età pensionabile.

Il secondo grido è quello dell’oppresso. Bonino ha promosso per decenni iniziative per la liberalizzazione della pornografia e di dipendenze chimiche: liberalizzazione delle droghe cosiddette «leggere», che però possono scatenare scompensi psicotici irreversibili, e per la distribuzione controllata di eroina, e nel 2018 la legalizzazione della cannabis. La droga libera si sconta a rate, e le rate le paga il ragazzo che non ha una famiglia decente alle spalle. Avere un figlio drogato è una dannazione. L’uso abbassa comunque il quoziente intellettivo. Il figlio della borghesia entra in comunità e riesce a rifarsi una vita; il figlio della periferia entra nel tunnel e quasi mai ne esce. La liberalità però crolla davanti ai vaccini o cosiddetti tali.

Nella stagione dell’obbligo al vaccino Covid e del certificato verde, quando decine di migliaia di persone furono sospese dal lavoro senza stipendio, la più celebre antiproibizionista d’Italia non spese la sua autorità per la libertà di non farsi inoculare: libertà di bucarsi, libertà di abortire, nessuna libertà di dire no a un farmaco sperimentale. La libertà è concessa dove distrugge il povero, negata dove lo avrebbe protetto. La signora Bonino ha tolto ai poveri delle periferie anche la libertà di camminare sicuri nelle strade senza essere accoltellati: 5 luglio 2017, all’assemblea di Confartigianato Brescia, intervistata dalla direttrice del Giornale di Brescia: «Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino».

La morale, la libertà e il fine vita

Il terzo grido, è il peccato dei sodomiti. Se la pornografia liberalizzata diventa educazione, l’atto contro natura diventa una innocua variante che deve essere insegnata nella scuole: questo può annientare una civiltà, non solo perché l’uso a scopo ricreativo della regione anorettale candida a terrificanti malattie proctologiche e infettive, ma perché equiparare, come viene fatto oggi normalmente nelle scuole, un gesto erotico da cui nasce la vita ad un gesto erotico da cui nascono solo malattie proctologiche, vuol dire affermare che la vita non ha valore: è questa l’affermazione alla base dell’aborto e l’aborto è la base della fine di una civiltà e non solo per ovvi motivi di demografia. La normalizzazione del comportamento omoerotico sostiene l’aborto. L’aborto spaccia per necessaria una immigrazione in grandissima maggioranza islamica quindi aggressiva e incompatibile con qualsiasi libertà, inclusa quella ci camminare per le strade.

Il quarto grido è il primo di tutti: il sangue di Abele. Dall’atto sessuale nasce la vita. Nel momento in cui una donna accetta il corpo di un uomo dentro di sé, deve mettere in conto che potrebbe diventare madre. È giusto combattere per la libertà da leggi o usanze ingiuste. Combattere per la libertà da leggi biologiche, dall’atto sessuale da cui può conseguire una gravidanza, si traduce nella beatificazione dell’irresponsabilità fino all’omicidio del bimbo nel ventre di sua madre, la persona che dovrebbe essere il suo primo angelo difensore.

Nel 1974 Bonino praticò essa stessa alcuni aborti con la tecnica della pompa da bicicletta, in una fotografia divenuta il simbolo di quegli anni. L’aborto è un omicidio volontario, e non esiste omicidio senza esecutore: per ogni donna che fa uccidere il suo bambino un medico diventa un assassino, e la comunità che paga quello scempio ne è corresponsabile.

È qui che la gratuità pesa più di ogni articolo di legge: uccidere un bimbo è gratis come levare un cancro. Una donna potrebbe rimpiangere quel gesto, senza nessuno che le prospetti l’eventualità che il rimpianto di quell’azione potrebbe essere insopportabile. Lo stesso sillogismo torna sul fine vita. La medicina moderna ha gli strumenti per abolire il dolore, e se il malato soffre è perché la terapia del dolore non gli è stata data, non perché gli manchi una legge per morire. La nostra morte è un momento prezioso, l’ultimo in cui possiamo dare un senso alla nostra vita se ancora non lo abbiamo fatto, e a nessuno è lecito togliercelo. Di nuovo, un medico diventa un assassino. La Bonino non ha chiesto di morire prima; quello lo chiedono i poveracci ai quali vengono negate cure decenti. Si chiama «libertà di scegliere», ma in realtà funziona come risparmio.

Pena di morte, mutilazioni e islam

Ci sono due battaglie di Emma Bonino che sembrarono a favore della vita: quella contro la pena di morte e quella contro le mutilazioni genitali femminili. Quelle battaglie erano in realtà burle, e l’ha testimoniato lo strofinaccio che la Bonino metteva sulla testa quando andava a parlare in ambiente islamico. Molti intellettuali musulmani testimoniano che velo, infibulazione e condanna a morte di chi non porta il velo sono gradi dello stesso controllo della sessualità femminile.

Chahdortt Djavann, che lo portò dieci anni in Iran, definisce il velo un maltrattamento e ne chiede il divieto per le minori. Ayaan Hirsi Ali, mutilata da bambina, lo descrive come la continuazione visibile di ciò che l’escissione incide nella carne. Souad Sbai denuncia che dove il velo torna obbligatorio ricompaiono infibulazione e sharia domestica. Cambia il grado, non la logica. Lo strofinaccio della signora Bonino come forma di «rispetto» afferma che non portare la testa coperta vuol dire non rispettare l’islam e che quindi la pena di morte alle donne scoperte in Iran e Afghanistan è giustificata.

La signora Bonino ci ha reso peggiori, ha insegnato il diritto all’irresponsabilità più criminale, ci ha rubato i bambini che sono il futuro di un popolo, ciò che dà il senso alla vita. Ha favorito l’invasione islamica. Noi non lavoriamo per il Nemico, preghiamo che ogni anima sia pura e in extremis si sia salvata, ma riconosciamo che ogni atto pubblico della signora Bonino è stato contro Dio. L’affetto e la simpatia che molte gerarchie ecclesiastiche le hanno manifestano ci ricordano che, sia a Fatima sia soprattutto nell’apparizione alle Tre Fontane, Nostra Signora ha parlato della corruzione della Chiesa, una corruzione gravissima e strutturale, ma le Porte degli Inferi non prevarranno.

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