più libri più liberi

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Lo sciopero dura la metà: l’antifascismo a tempo per non perdere le vendite
Ansa
La protesta degli editori rossi a «Più libri più liberi» è un flop. Momenti di tensione davanti allo stand degli identitari: «Andiamo fuori a risolverla». E poi giù minacce.

Dovevano essere trenta minuti di protesta. Trenta minuti in cui le case editrici di sinistra avrebbero dovuto coprire con dei teli neri, neri come il fascismo ovviamente, i volumi esposti a «Più libri più liberi». Avrebbero: perché poi sono stati utilizzati tutti i colori (del resto non si può essere troppo schizzinosi quando c’è una rivoluzione proletaria da fare) e la protesta è durata solamente la metà: quindici minuti. Perché va bene preoccuparsi del fascismo che sta tornando, va bene combattere gli squadristi, ma bisogna pur star dietro agli affari. La rivoluzione può attendere. Quindici minuti possono bastare. Anche meno, se possibile. Giusto il tempo di un piccolo comizio, di una parata tra gli stand e poi tutti indietro a liberare quei poveri libri coperti dal velo del fascismo.

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Vanno tutti allo stand dell’editore di destra. Libri già finiti e code
Lo stand della casa editrice Passaggio al bosco a «Più libri più liberi» (Ansa)
Le case editrici antifa deserte. Oggi, per protesta, circa 20 espositori (su 600) copriranno i propri volumi con dei teli neri.

Il mondo al contrario non è soltanto il titolo del libro di Roberto Vannacci, che ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie alla pubblicità che i giornali di sinistra gli hanno fatto avviando una campagna stampa durissima contro di lui. Il mondo al contrario è pure quello in cui i maestri del pensiero unico denunciano la presenza a Più libri più liberi di una casa editrice «fascista» e, dopo inutili polemiche e ancor più inutili appelli al boicottaggio, i visitatori fanno la coda per visitarne lo stand (il G51). Perché quello di Passaggio al bosco è, ad oggi, lo spazio più frequentato di questa fiera del libro.

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Gli intellò vogliono il pass per le idee
Antonio Scurati (Ansa)
Eccoli lì, tutti i «veri sapienti» progressisti che si riuniscono per chiedere all’Aie di bandire l’editore «Passaggio al bosco» dalla manifestazione «Più libri più liberi».

Sono tutti lì belli schierati in fila per la battaglia finale. L’ultima grande lotta in difesa del pensiero unico e dell’omologazione culturale: dovessero perderla, per la sinistra culturale sarebbe uno smacco difficilmente recuperabile. E dunque eccoli, uniti per chiedere alla Associazione italiana editori di cacciare il piccolo editore destrorso Passaggio al bosco dalla manifestazione letteraria Più libri più liberi. Motivo? Tale editore sarebbe neofascista, apologeta delle più turpi nefandezze novecentesche e via dicendo. In un appello rivolto all’Aie, 80 autori manifestano sdegno e irritazione. Si chiedono come sia possibile che Passaggio al bosco abbia trovato spazio nella fiera della piccola editoria, impugnano addirittura il regolamento che le case editrici devono accettare per la partecipazione: «Non c’è forse una norma - l’Articolo 24, osservanza di leggi e regolamenti - che impegna chiaramente gli espositori a aderire a tutti i valori espressi nella Costituzione italiana, nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani e in particolare a quelli relativi alla tutela della libertà di pensiero, di stampa, di rispetto della dignità umana? Poniamo quindi queste domande e preoccupazioni all’attenzione dell’Associazione italiana editori per aprire una riflessione sull’opportunità della presenza di tali contenuti in una fiera che dovrebbe promuovere cultura e valori democratici». Memorabile: invocano la libertà di pensiero per chiedere la censura.

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Psicodramma dei moralisti: Zerocalcare e Chiara Valerio giocano a chi è il più puro
Chiara Valerio e Zerocalcare (Ansa)
Il fumettista si sfila a metà dalla fiera romana del libro e svela la sua ipocrisia. Niente dibattiti per non sporcarsi dopo il caso Caffo, ma sì al firmacopie che aiuta le vendite.
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Le Firme

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