più libri più liberi

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Non esistono più limiti al ridicolo del patentino antifascista per editori
Nel riquadro il modulo di adesione alla manifestazione Più libri più liberi (Ansa)
Anche Paper First, casa editrice del «Fatto», rinuncia a sottoscrivere il documento. E non andrà alla kermesse Travaglio: «Il fascismo pretendeva giuramenti. Una democrazia che usi lo stesso trattamento non è più tale»
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«Niente fondi a Più liberi più libri se resta il patentino antifascista»
Giuseppe Iannaccone (Ansa)
Il presidente del Centro per il libro e la lettura: «Il festival vede nella pluralità la sua ragion d’essere più nobile Senza questo principio, perde di senso finanziarlo. Il lasciapassare culturale? Più ridicolo che pericoloso».

Giuseppe Iannaccone, autorevole storico della letteratura, è presidente del Centro per il libro e la lettura, cioè una delle istituzioni che finanziano con denaro pubblico la manifestazione Più libri più liberi, organizzata in collaborazione con l’Associazione italiana editori (Aie), i cui gestori hanno pensato di imporre una sorta di green pass antifascista nel tentativo di escludere editori di destra.

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Il green pass «antifascista» dovremmo pure pagarcelo
(Getty Images)
Come ai tempi del Covid, i progressisti vogliono reprimere il dissenso tracciando i limiti di ciò che si può dire e di quello che è vietato pensare. È una logica totalitaria. Dopo la sacrosanta denuncia del premier, il ministero di Giuli dovrebbe prendere provvedimenti.

La sinistra italiana, è un fatto, non è mai uscita dalla logica del green pass. Anzi, si potrebbe dire che l’introduzione di lasciapassare sia la sua ambizione ultima, il compimento dei sogni progressisti di controllo sociale e rieducazione permanente. Non a caso Elly Schlein ha apprezzato l’idea che per partecipare alla fiera Più libri più liberi di Roma venga introdotto un patentino antifascista.

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Lo sciopero dura la metà: l’antifascismo a tempo per non perdere le vendite
Ansa
La protesta degli editori rossi a «Più libri più liberi» è un flop. Momenti di tensione davanti allo stand degli identitari: «Andiamo fuori a risolverla». E poi giù minacce.

Dovevano essere trenta minuti di protesta. Trenta minuti in cui le case editrici di sinistra avrebbero dovuto coprire con dei teli neri, neri come il fascismo ovviamente, i volumi esposti a «Più libri più liberi». Avrebbero: perché poi sono stati utilizzati tutti i colori (del resto non si può essere troppo schizzinosi quando c’è una rivoluzione proletaria da fare) e la protesta è durata solamente la metà: quindici minuti. Perché va bene preoccuparsi del fascismo che sta tornando, va bene combattere gli squadristi, ma bisogna pur star dietro agli affari. La rivoluzione può attendere. Quindici minuti possono bastare. Anche meno, se possibile. Giusto il tempo di un piccolo comizio, di una parata tra gli stand e poi tutti indietro a liberare quei poveri libri coperti dal velo del fascismo.

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Vanno tutti allo stand dell’editore di destra. Libri già finiti e code
Lo stand della casa editrice Passaggio al bosco a «Più libri più liberi» (Ansa)
Le case editrici antifa deserte. Oggi, per protesta, circa 20 espositori (su 600) copriranno i propri volumi con dei teli neri.

Il mondo al contrario non è soltanto il titolo del libro di Roberto Vannacci, che ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie alla pubblicità che i giornali di sinistra gli hanno fatto avviando una campagna stampa durissima contro di lui. Il mondo al contrario è pure quello in cui i maestri del pensiero unico denunciano la presenza a Più libri più liberi di una casa editrice «fascista» e, dopo inutili polemiche e ancor più inutili appelli al boicottaggio, i visitatori fanno la coda per visitarne lo stand (il G51). Perché quello di Passaggio al bosco è, ad oggi, lo spazio più frequentato di questa fiera del libro.

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