Wanna Marchi
Wanna Marchi (Ansa)

Il 23 settembre, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile hanno ricevuto un «Premio internazionale della cultura». Iniziativa privata, precisa il Comune: la sala si affitta con un modulo. Wanna non ha finto imbarazzo: «Da una cella in galera e poi ti ritrovi in Campidoglio osannata».

Il marketing di Wanna Marchi

Il 23 settembre, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile hanno ricevuto un «Premio internazionale della cultura». Iniziativa privata, precisa il Comune: la sala si affitta con un modulo. Wanna non ha finto imbarazzo: «Da una cella in galera e poi ti ritrovi in Campidoglio osannata». E la figlia ha riassunto quarant’anni di carriera in una riga: «Vendere non è sempre andare in giro. È vendersi». Tutti indignati. Io no: quel premio era meritato, per il marketing che è una forma di cultura.

Il buon venditore di ombrelli aspetta che piova. Il grande venditore ti convince che sta per piovere mentre fuori splende il sole. Il genio ti vende anche l’ombrello bucato, spiegandoti che i buchi servono a far passare l’energia cosmica che risanerà la tua vita, e qui sta Wanna Marchi. C’è un quarto livello di marketing, chi ti vende il tuo dolore e la tua morte, il tuo aborto come una conquista, la tua castrazione come un’affermazione, il tuo suicidio come una forma di libertà, l’obbligo di un vaccino inutile, sperimentale e pericoloso come responsabilità.

La lezione di marketing di Tom Sawyer

Il predecessore più illustre di Wanna si trova nella letteratura americana dell’Ottocento e si chiama Tom Sawyer. Mark Twain gli affida la più perfetta lezione di marketing mai scritta. Tom è in punizione e deve imbiancare la staccionata della zia Polly. È sabato, gli altri giocano.

Tom trasforma la punizione in privilegio. Passa il primo bambino, Ben Roger, e lo prende in giro. Tom non risponde: è perso nel piacere di dipingere, lentamente. Contempla la pennellata, ritocca, con l’aria di Michelangelo sotto la Sistina. Il messaggio è devastante: questa non è fatica, è arte, e non è roba per tutti. Ben vuole provare. Tom esita: la zia è esigentissima, non si affida la staccionata al primo venuto. La punizione è diventata un bene difficile, e ciò che è difficile vale. Ben non solo lavora al posto di Tom: gli dà la sua mela per avere il permesso di farlo. Poi arriva Billy con l’aquilone, poi Johnny con un topo morto legato a uno spago. A sera Tom è ricco e la staccionata ha tre mani di vernice. Non ha venduto la staccionata, né la vernice, né il proprio lavoro. Ha venduto al cliente la felicità di fare un lavoro faticoso. Quella felicità è il genio del marketing.

Il prodotto conta meno del significato

Wanna Marchi aveva capito la stessa cosa: il prodotto conta molto meno del significato che riesci ad appiccicargli sopra. Il sale è sale finché sta nella saliera. Quando diventa protezione contro il malocchio, cambia categoria merceologica senza cambiare formula chimica. Il cloruro di sodio resta cloruro di sodio, ma il prezzo parte per la tangente, perché non vendi più sale: vendi la vittoria sulla paura, vendi serenità e speranza, tutta roba che non ha un prezzo di mercato. Quanto costa la certezza di non avere una disgrazia? Quanto vale la promessa che tuo marito torni, che tuo figlio trovi lavoro, che la sfortuna smetta di accanirsi?

Per inciso: una borsetta che costa come un trattore serve a curare l’insicurezza, quello delle griffe è lo stesso principio.

Wanna Marchi e Stefania Nobile sono state condannate in via definitiva nel 2009 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, nove anni e mezzo a testa, per fatti reali ai danni di persone reali, spesso fragili e disperate, sempre dissanguate levando loro tutto quello che avevano.

Quando il marketing cambia nome alle cose

Il marketing supremo non ti dice che il prodotto è migliore, ti cambia la percezione del prodotto. La fatica diventa privilegio, il sale diventa talismano, e il cliente paga felice. Wanna Marchi aveva almeno un limite: non metteva le mani sui corpi. Non uccideva, non amputava, non castrava, non prescriveva ormoni, non entrava in sala operatoria. Vendeva sale e illusioni, e per questo è stata processata, condannata ed è finita in cella.

Nel frattempo abbiamo imparato un marketing infinitamente più raffinato, che non vende più un prodotto ma cambia il nome alle cose. È il trucco della staccionata applicato alla carne umana. La sterilità volontaria diventa «diritto a non avere figli». L’aborto diventa «salute riproduttiva»: non più la soppressione di una vita prima della nascita, ma una prestazione sanitaria, a carico della collettività, come un’otturazione.

Gli interventi irreversibili sul corpo diventano «affermazione di genere». La castrazione, il più grave degli oltraggi, si comprime in uno slogan da confezione regalo: essere finalmente sé stessi. Cercare di fermarla si chiama transfobia ed è un crimine contro l’umanità. Il ragazzino non perde la possibilità di diventare padre: «afferma». Ha dipinto la staccionata e ha pagato con la mela.

Poi c’è la morte, che diventa l’ultimo diritto da conquistare. Non più curare, sedare il dolore, tenere una mano: rivendicare l’aiuto per farla finita.

Dall’autodeterminazione alla responsabilità

La Corte costituzionale, quando nel 2019 ha aperto uno spazio rigorosamente delimitato alla non punibilità dell’aiuto al suicidio, ha insistito sulla protezione dei vulnerabili e sulle cure palliative. Le avvertenze in piccolo non le legge nessuno: si legge solo la parola grossa sulla confezione, autodeterminazione.

Poi venne il Covid e il capolavoro pubblicitario. Una vaccinazione diventò, per intere categorie, il biglietto d’ingresso al proprio posto di lavoro: chi non si vaccinava veniva sospeso. La Consulta, nel 2023, ha giudicato legittimo l’obbligo per i sanitari. Prendiamone atto.

Il prodotto, intanto, non si chiamava più obbligo: si chiamava responsabilità, e chi chiedeva il bugiardino era nemico della scienza. Ricordo il video di un uomo sulla sedia a rotelle che urla all’ex ministro Speranza: «Io ho perso tutto, non esiste che non mi rispondi».

Ricordo una mail: «Mia figlia sta morendo , i medici dicono di non aver mai visto trombosi così devastanti», oppure: «Io ero un atleta, ora non posso fare un piano di scale», oppure: «Il mio corpo brucia», eccetera, eccetera. Max del Papa porta in tour teatrale il dolore e la rabbia. Ricordo la voce di un uomo che si è fatto castrare: i guru della transizione non lo avevano avvertito che avrebbe perso libido e forza fisica.

Il vocabolario che vende il prodotto

Il marketing politico perfetto comincia quando non ti vende più una merce, ma il vocabolario con cui dovrai giudicarla. Non dice aborto, dice diritto. Non dice irreversibile, dice affermazione. Non dice obbligo, dice responsabilità. Non dice morte, dice dignità. E se qualcuno legge l’etichetta ad alta voce, il fanatico diventa lui. E i venditori? Wanna è finita in cella. Gli altri hanno ricevuto medaglie.

Nell’aprile 2025, al Quirinale, Roberto Burioni ha ricevuto la medaglia di bronzo dei Benemeriti della Salute Pubblica, per la «promozione delle vaccinazioni». Anthony Fauci, il volto americano della pandemia, ha ricevuto da Biden una grazia preventiva: un perdono per reati che nessun tribunale gli aveva contestato. A luglio, davanti al Senato americano che gli chiedeva dell’origine del virus e della gestione della pandemia, ha invocato 111 volte il quinto emendamento, cioè il diritto di non rispondere per non accusarsi da solo. Nemmeno Wanna, davanti a Striscia, ci aveva pensato.

Tom Sawyer vendeva una staccionata. Wanna Marchi vendeva il sale e un po’ di effetto placebo. Qualcuno si sarà pure sentito meglio. Noi siamo diventati immensamente più bravi: vendiamo le parole che rendono desiderabile ciò che è un danno.

Un potere spietato vende il desiderio di farsi castrare con un intervento atroce di dieci ore, tre mesi di convalescenza che consegna per sempre la vita alla medicalizzazione e al dolore. I pediatri italiani contribuiscono già nei loro studi, i bibliotecari e gli esperti di letteratura per ragazzi e la scuola fanno il meglio che possono per contribuire a questo scempio.

Basta chiamarli diritti. Un vaccino sperimentale imposto è un crimine? Basta chiamarlo vittoria sulla terribile pandemia.

Wanna Marchi for President. Almeno quando vendeva il sale, sul barattolo c’era scritto sale. E chissà, con l’effetto placebo qualcuno lo avrà perfino guarito.

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