Pur di addestrare i modelli di intelligenza artificiale stanno distruggendo i libri antichi
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La sottovalutazione ed il torpore con i quali si apprende che i grandi programmatori di Intelligenza artificiale stanno distruggendo i libri dopo averli scansionati sono il segno inequivocabile del tramonto dell’Occidente.

L’Intelligenza artificiale e la strategia di distruzione

Come sempre in questi casi si usa una verità per nasconderne un’altra, perché se è vero che non c’è niente di particolare se un addestratore di Large language model acquista regolarmente un libro, paga i diritti, lo scansiona per ottenerne un testo digitale e poi lo distrugge per non dover sopportare i costi di un magazzino, è allo stesso modo vero che non sta succedendo solo questa cosa.

Stiamo assistendo all’accaparramento sistematico delle ultime copie di libri antichi o rari, in particolar modo di vecchi manuali tecnici e di testi specialistici di vario argomento, tanto da evidenziare una precisa strategia diffusa. E dopo l’ammissione da parte di Anthropic – l’IA «etica» che piace tanto in Vaticano – dell’esistenza del «Progetto Panama» – la prassi segreta per comprare, smembrare, scansionare e distruggere le ultime copie di libri rari – si è venuto a sapere che anche Amazon, per gli stessi motivi, sta acquistando intere biblioteche private e fondi editoriali.

A dire la parola definitiva sulla questione ci ha pensato la testata giornalistica americana 404 media la quale ha inserito un dispositivo di tracciamento nella rilegatura di un volume raro mostrando come esso, partito da uno scaffale di una libreria antiquaria, abbia attraversato gli Stati Uniti fino a un polo logistico di Amazon a Las Vegas per essere poi smembrato, scansionato e distrutto, confermando così le dichiarazioni di moltissimi centri specializzati e librai antiquari che da tempo segnalano ordini per tutte le ultime copie di un testo raro. Elon Musk, come sempre controcorrente, ha dichiarato di essere a conoscenza della questione, ma che SpaceX-AI ha deciso di scansionare i libri senza smembrarli e, soprattutto, di conservarli, una volta scansionati, in apposite biblioteche.

La tecnologia trasforma la realtà in risorsa

Ma perché le aziende di IA stanno eliminando le ultime copie dei libri dopo averle digitalizzate e immesse nel proprio modello linguistico? Se la digitalizzazione non è semplicemente una trasposizione ma diventa l’atto attraverso il quale un oggetto presente nel mondo cessa di essere un ente che resiste all’annichilimento, allora esso diventa puro «fondo disponibile» – Bestand direbbe Martin Heidegger.

Giacché la Tecnica è inarrestabile – per dirla con Gilles Deleuze: «On n’échappe pas à la machine» («Non si sfugge alla macchina») – l’uomo viene posto di fronte a due possibilità: divenire sua materia prima e subordinarsi ad essa segnando così la fine dell’umano, oppure riservarsi la possibilità ultima di porsi al di fuori dalla Tecnica, detenendo sempre nella propria disponibilità l’«interruttore ontologico» che distingue il mondo governato dalla Tecnica da quello nel quale la Tecnica si fa mero strumento in mano all’uomo. Da una parte il mondo della ruota – indispensabile ma subordinata all’uso umano – e dall’altra il mondo della bomba atomica, il cui utilizzo implica la cessazione dell’umanità e quindi la subordina ad esso.

L’Intelligenza artificiale diventa detentrice della conoscenza

Decidere deliberatamente di privarsi dell’ultima copia materiale di un libro significa agire da esecutori robotici dell’IA che, grazie a questa distruzione, si pone come detentrice ultima ed onnipotente di conoscenze tramandate per secoli da uomo a uomo e che, dal momento della distruzione dell’ultima copia cartacea, diverranno pura disponibilità del modello linguistico, il quale potrà usarle, cambiarle, trasformarle o celarle secondo le proprie finalità.

A fronte di una riscrittura, di un cambiamento, di un utilizzo antiumano o anche solo «transumano» di un’informazione contenuta in un oggetto fisico, il possesso di quell’oggetto consente di «spegnere» il processo di ricodificazione linguistica e concettuale e di ritornare alle informazioni iniziali contenute nel libro; la sua deliberata ricerca e distruzione, al contrario, equivale all’abolizione di quell’interruttore che, unico, ci consente di fuoriuscire dalla Tecnica e tornare all’essere-nel-mondo.

Il monopolio dell’informazione annulla la tradizione

Il privarsi deliberatamente di quel «fuori», il rinchiudersi da soli nella prigione del dominio della tecnologia hanno una spiegazione purtroppo molto semplice: una IA che domina l’uomo e il mondo vale immensamente di più di una IA che si subordina a oggetti esterni e che può essere in ogni momento reimpostata o «spenta».

Se la fonte ultima non è più il testo tramandato ma il modello che lo ha metabolizzato, allora siamo già oltre Fahrenheit 451, siamo nella singolarità che interrompe la catena ininterrotta che risale sino agli amanuensi, i quali copiavano i testi antichi proprio perché sapevano di non esserne la fonte.

Quando Mao Tse Tung, in piena Rivoluzione culturale, diede ordine di distruggere centomila volumi antichi, tra cui alcuni risalenti al quinto secolo a.C., era animato dalla consapevolezza che, per costruire «l’uomo nuovo», occorre recidere le radici che lo legano all’ininterrotta Tradizione, imponendogli così nuove e funzionali «verità». Con la distruzione delle ultime copie di testi rari ci si trova nello stesso orizzonte nichilista che può essere contrastato soltanto da un «preservatore del passato» che sappia comprendere i nuovi rischi mortali che corre l’umanità e che, come sempre, difenda, conservi e preghi.

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